Qualità del restauro – Ecologicità dei prodotti per il bene dell’arte e dei restauratori

Ridurre i fattori di rischio per la salute dei restauratori e scongiurare l’impatto ambientale legato all’utilizzo di prodotti di origine sintetica, promuovendone la sostituzione con prodotti di origine vegetale.

Sono questi gli obiettivi che Chimica Verde e Legambiente si pongono per innalzare il livello di informazioni sulla gravità dei rischi connessi all’utilizzo di prodotti tossici nel settore del restauro.

La messa al bando dei criteri di sicurezza e la mancanza di un’adeguata sensibilizzazione hanno infatti favorito il persistere di atteggiamenti privi di tutela, con conseguenze spesso di tipo estremo.

“Chimica Verde costituisce nuovo traguardo della ricerca e delle politiche industriali per l’uso di materie prime rinnovabili e a basso impatto ambientale
– dichiara Beppe Croce, dell’Associazione Chimica Verde Bionet -. Sono ad esempio disponibili sul mercato vernici e prodotti di rifinitura di alta qualità, bassa tossicità e bassa emissione di COV (Composti Organici Volatili, conosciuti anche con la sigla inglese VOC: un insieme di composti chimici a cui appartengono i più comuni idrocarburi che, a contatto con la pelle, possono provocare irritazioni o reazioni allergiche) caratterizzati da un’ampia varietà di costi e prestazioni. Se adeguatamente utilizzati, questi prodotti possono contribuire a ridurre sensibilmente i livelli di inquinamento dell’aria ed i rischi per la salute”.

Nel panorama delle alternative sono comprese le vernici ad acqua e al lattice, che contengono tra il 5 e il 15% di COV.

Quelle al lattice, in particolare, hanno il pregio di essere a basso contenuto di pesticidi (in particolare fungicidi e battericidi) spesso aggiunti in quelli ad acqua per prevenire le muffe.

Poi ci sono le vernici a basso contenuto di solventi organici, che garantiscono una maggiore sicurezza per la minore tossicità ed infiammabilità.

Tutte queste vernici hanno il pregio di essere generalmente più sicure da maneggiare e  lavabili con acqua, permettendo di ridurre notevolmente i rischi di intossicazione e minimizzare la pericolosità dell’eventuale rifiuto.

Sono disponibili, inoltre, vernici naturali che non contengono derivati petrolchimici, ma possono contenere COV naturali a tossicità tollerabile, quali l’L-Limonene, la trementina e la resina del pino.

Nel campo dei fissativi, una valida soluzione è costituita dai consolidanti inorganici, meno inquinanti per l’ambiente e più durevoli nel tempo rispetto alle resine, come la calce e il bicarbonato di calcio, l’idrossido di bario e i consolidanti a base di silicio organico ed inorganico, che sostituiscono i prodotti chimici a forte impatto ambientale con prodotti ricavati da materie prime rinnovabili, atossici e a biodegradabilità molto elevata.

La diffusione dei prodotti ecologici per il restauro si affianca sul mercato a quella di migliaia di prodotti (dai lubrificanti ai coloranti, dai detersivi ai combustibili, dai cosmetici alle fibre) con notevoli potenzialità di mercato. Oltre al fattore ambientale, la promozione delle filiere locali di chimica verde aprirebbe infatti nuove prospettive applicative, dagli interessanti risvolti economici.

Sul legame esistente tra la contaminazione chimica dell’ambiente e le conseguenze sulla salute delle persone e degli ecosistemi non vi è ormai alcun dubbio.

Lo spiega Lucia Venturi, della segreteria nazionale di Legambiente.

“Molti studi e ricerche scientifiche hanno dimostrato che nel nostro organismo, così come negli animali, nei suoli, nelle acque e nella vegetazione sono presenti decine di sostanze chimiche pericolose.  E’ indubbio quindi che il tema delle attività di restauro e di conservazione dei beni culturali in Italia sia molto delicato
– afferma la Venturi – perché richiama al tempo stesso un’eccellenza, ma anche elementi di problematicità ambientale.  Durante i diversi momenti del restauro infatti, era necessario fare uso di sostanze chimiche e di prodotti che prevedono l’impiego di solventi organici, sostanze iperallergetiche capaci di sprigionare essenze nocive lungo le diverse fasi dell’attività di restauro, dalla produzione all’estrazione, comprese le fasi di trasporto. Tutto questo può ora finire. Senza dubbio tuttavia, gli studi e le ricerche realizzati finora hanno portato ad eliminare dal mercato numerosi prodotti pericolosi, ma la scommessa è ancora tutta da vincere”.
(Fonte: Legambiente)

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