Idee per un weekend di sci sulle Alpi: le stazioni sciistiche tra patrimonio culturale e architettonico

La stagione invernale appena inaugurata offre l’occasione ideale per scoprire un patrimonio ricco e a volte incompreso, quello delle grandi stazioni sciistiche. Tre possibili mete intorno all’Arco Alpino per riscoprire il piacere di un weekend in montagna in un contesto ricco di spunti architettonici.

Gli irrinunciabili della cultura troveranno nel complesso modernista di Flaine nell’Alta Savoia, il connubio ideale tra cultura e sport di montagna, in una cornice architettonica realizzata negli anni Settanta da Marcel Breuer e riconosciuta come “Patrimoine Architectural du XXème siècle”.

A Cervinia, gli appassionati di sci potranno associare ad un comprensorio sciistico tra i più estesi delle Alpi puntuali visite ad alcuni esempi significativi dell’architettura italiana di fine ‘900: la Casa del Sole del 1947-53 di Carlo Mollino, il Rifugio Pirovano del 1946 di Franco Albini e il Condominio Cieloalto del 1974-78 di Francesco Dolza.

E infine gli amanti dell’architettura contemporanea troveranno ad Innsbruck una città che, grazie ad un buon sodalizio con alcuni progettisti di fama internazionale come Zaha Hadid, si sta riscoprendo una piccola metropoli alpina.

Tre esperienze urbane di periodi diversi, che hanno in comune la volontà di costruire un’identità autonoma per le stazioni sciistiche, una realtà in cui architettura innovativa e ambiente naturale dialogano senza mediazione, un approccio audace che ha dato grandi risultati.

Zaha Hadid, la Pista Hungerburgbahn a Innsbruck

Il museo a cielo aperto di Flaine Alta Savoia

Tra tutte le stazioni sciistiche costruite in Francia, Flaine rappresenta un caso unico: frutto di una committenza illuminata e di un architetto innovatore che ha pianificato l’intero complesso, appare oggi ai visitatori come una piccola città moderna nel cuore del Massif du Giffre dove l’amore per l’arte e per la montagna si fondono sotto lo sguardo del Monte Bianco.
La sua architettura irripetibile le è valsa nel 2008 il riconoscimento di “Patrimoine Architectural du XXème siècle”.

Grazie al maestro del Bauhaus e padre del modernismo Marcel Breuer (1902 – 1981), i promotori e mecenati Sylvie et Eric Boissonnas hanno sorpreso nel 1968 gli abitanti dell’Alta Savoia con l’apertura di un imponente stazione sciistica in béton brut.

L’originalità del progetto risiede nei suoi aspetti funzionali, non solo sport e montagna ma anche e soprattutto cultura. Già nel 1969 infatti Sylvie Boissonnas inaugura un Centro d’arte, attivo tutt’oggi, che offre ai turisti mostre di artisti contemporanei, una biblioteca e delle visite guidate della stazione.
L’arricchimento culturale non si è mai compromesso negli anni, al contrario la collezione si è ampliata vantando oggi, tra gli altri, Le Boqueteau di Jean Dubuffet, una composizione in resina sintetica alta nove metri realizzata apposta per Flaine-Forum nel 1988 e la Tête de Femme di Pablo Picasso, una replica ingrandita di una maquette di Picasso datata 1957, ceduta dal Centre Pompidou e posta ai piedi delle piste nel 1991.

Ma la stazione si rivolge anche verso la musica, nel 1977 vengono fondati i “Bains de musique”, stage d’estate riservati agli allievi delle scuole di musica, un’iniziativa poi ripresa dal 1997 dalla Fondation Scaler che prosegue la tradizione delle accademie estive.

Un complesso quindi fortemente marcato dalla personalità dei due promotori, ma anche dallo spirito del suo architetto.
Marcel Breuer, già noto per la sede dell’UNESCO a Parigi, disegnerà l’intera stazione, dalla planimetria fino alla scelta degli arredi.

La struttura urbana si articola intorno ad un nocciolo centrale, Flaine-Forum, dove si trovano, tra gli altri, l’Hotel Le Flaine, il cui sbalzo è citato anche da Bruno Zevi come esempio emblematico del movimento moderno, la galleria commerciale, una piscina, un pattinaggio e una cappella ecumenica, ultima costruzione realizzata e disegnata completamente da Breuer nel 1973 per la stazione.

L’architettura del maestro compare nelle facciate, tagliate come diamanti, ma anche negli interni, dove disegna i camini degli hotel, alcuni ancora visitabili, i mobili e soprattutto sceglie, con Sylvie Boissonnas, un catalogo di arredi interni in cui trovavano posto i migliori architetti e designer degli anni ’60: Eero Saarinen, Pierre Paulin, Sori Yanagi, Aalto e Achille Castiglioni.

Ancora oggi, nonostante le innumerevoli aggiunte e modifiche, Flaine mantiene il fascino di una stazione pensata e realizzata dallo spirito di un architetto completamente modernista.

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Cervinia e i grandi maestri del Moderno (IT): Carlo Mollino, Franco Albini e Francesco Dolza

Contrariamente alle città di vacanze nate da un disegno unitario, il tessuto insediativo di Cervinia racconta una storia fatta di episodi, proposte alternative, a volte fallimentari a volte esempi di grande originalità.

Nata a metà degli anni ’30 con l’obiettivo specifico di trasformare la piccola frazione di Breuil in una rinomata meta sciistica ai piedi del Cervino, la città prende ben presto le distanze dalla sua gemella d’oltralpe Zermatt. Non avendo grandi preesistenze con cui confrontarsi Cervinia si sviluppa in altezza e grazie all’audacia delle funivie che andavano mano a mano realizzandosi ha cominciato ad affermarsi nel panorama sciistico come una città autosufficiente che permetteva di sciare dodici mesi l’anno.

In un tessuto dominato da condomini multipiano ci sono tuttavia tre eccezioni, tre soluzioni alternative proposte da tre personaggi di spicco dell’architettura italiana, tre soluzioni che provano ad offrire una idea diversa di sviluppo delle città di montagna. Si tratta della Casa del Sole del 1947-53 di Carlo Mollino, il Rifugio Pirovano del 1946 di Franco Albini e il Condominio Cieloalto del 1974-78 di Francesco Dolza.

La Casa del Sole di Mollino ospita venti appartamenti progettati su modello dei moderni residence dotati di spazi comuni e servizi. Si staglia nel paesaggio come una torre di nove piani in cemento armato sormontata da una sorta di capanna in legno che fuoriesce a sbalzo. Un esterno che cerca il dialogo con il contesto costruito di Cervinia e un interno riccamente rappresentato dagli arredi appositamente disegnati dall’architetto, come il letto matrimoniale composto da due letti singoli che possono essere impilati per diventare a castello o i camini a forma di pipia. Uno sforzo progettuale volto a soddisfare in primo luogo gli utenti finali.

Casa del Sole di Carlo Mollino a Cervinia

Il progetto di Franco Albini nasce come casa unifamiliare per la guida alpina Giuseppe Pirovano, per poi trasformarsi in un albergo rifugio per ragazzi. Si tratta di un esercizio di scomposizione della tradizionale baita, vi sono i classici elementi: le colonne in pietra, la capanna in legno e il tetto a falde, ma internamente racchiude una ricchezza tutta moderna. Il rifugio Pirovano è allo stesso tempo una singola baita in legno di sapore tradizionale e tre case a schiera estendibili longitudinalmente, una proposta differente rispetto al classico condominio multipiano di Cervinia. L’originalità sta nel proporre un sistema riproducibile non in altezza bensì attraverso l’articolazione stessa della singola casa.

Tra il 1974 e 1978 infine, Francesco Dolza realizza a Cervinia un progetto che si inserisce nella storia delle megastrutture italiane degli anni Sessanta. Cieloalto è un’operazione immobiliare che cerca di portare la città e i suoi comfort in montagna in un unico complesso. Si tratta di tre giganti condomini, dalla forma sinuosa, con un’altezza massima di dieci livelli, contenenti più di 450 appartamenti. Per la ricchezza di servizi e il numero di abitanti Cieloalto è una vera e propria città autonoma che può competere direttamente con Cervinia stessa.
L’interesse di questo intervento è la sua integrazione nel paesaggio, pur sviluppandosi secondo una scala enorme i tre condomini sono posti in modo tale da non apparire mai nella loro interezza ed arrivano a mimetizzarsi nel paesaggio sfruttando affacci e viste.

Cieloalto di Francesco Dolza a Cervinia

La piccola metropoli alpina di Innsbruck (AT)

La sperimentazione e la voglia di modernità continuano a scuotere le Alpi, un esempio su tutte è la città austriaca di Innsbruck che, nell’ultimo decennio, ha cercato di imporsi sul territorio trasformandosi da cittadina alpina a piccola metropoli.

Tra il 2001 e il 2013 vari progetti urbanistici hanno riguardato il capoluogo tirolese, coinvolgendo professionisti internazionali nella realizzazione di grandi opere architettoniche.

Il via è stato dato dal Bergisel, il trampolino olimpionico del salto con gli sci realizzato nel 2001 da Zaha Hadid, opera che ha anche in qualche modo sancito il legame tra la progettista iraniana e la città di Innsbruck.

Nel 2007 infatti vengono realizzate, sempre dallo stesso architetto, le quattro stazioni dell’impianto di risalita sulla Nordkette. Il progetto si compone di quattro stazioni e un ponte sospeso sul fiume Inn, realizzati lungo il tracciato della funicolare che conduce in meno di mezz’ora sulle catene montuose di Innsbruck (1,8 km).

Il viaggio verso le vette, inizia dal centro città, nella stazione della metropolitana “Congress”, un piccolo preludio plastico di quello che seguirà. Il treno emerge poi nella stazione di “Lowenhaus”, costruita accanto al fiume Inn, per poi proseguire sul ponte sull’Inn, realizzato da piloni obliqui in cemento alti 34 m, a questo punto la funicolare inizia a salire, fermandosi prima ad “Alpenzoo” per poi giungere a “Hungerburg”, la stazione più articolata e rappresentativa dell’intervento, dove è possibile godere, sulla terrazza panoramica, di una vista spettacolare su tutta la valle.

L’ispirazione progettuale è quella delle sculture dei ghiacciai, l’Hadid realizza quindi grandi nuvole di vetro, coperture curve riflettenti, che cercano di adattarsi alle condizioni del sito e alle diverse altitudini, si tratta di elementi rivestiti da pannelli in vetro trattati con resina poliuretanica. La qualità spaziale di ogni stazione è enfatizzata dal contrasto tra due elementi che l’architetto stesso definì “Shell and Shadow”, una combinazione di gusci che crea un gioco di chiaro-scuro.

Terminata l’esperienza sulle vette il centro città ospita altre attrazioni, oltre al memorabile “tettuccio d’oro” costruito dall’imperatore Massimiliano I, Innsbruck è diventata ormai una capitale dell’architettura contemporanea grazie anche agli interventi di Dominique Perrault per la Rathaus-Galerie e David Chipperfield che realizza, nel 2010, il Kaufhaus Tyro, un edificio dalle linee semplici e dalle ampie superfici in vetro.

© Zaha Hadid

di Elisa Cavaglion

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