studente in crisi

messaggio inserito mercoledì 24 maggio 2017 da ArchiStory

[post n° 397498]

studente in crisi

Voglio raccontare brevemente la mia esperienza per potervi chiedere uno spassionato consiglio. Sono uno studente del Politecnico di Torino al primo anno di Architettura e premetto che non ho mai avuto una passione a priori per tutto ciò che riguarda il fare dell'architetto, per tutto ciò che è abilità tecnica e, uscendo da un liceo classico, non ho nemmeno ricevuto molti prerequisiti per tali competenze.
Nonostante questo, sin dalla prima lezione e per tutta la durata del primo semestre ho affrontato il corso con determinazione, con il fervore scaturito dalla bellezza di questa facoltà che abbraccia ogni sapere intellettuale, dall'arte alla scienza, dalla filosofia all'ingegneria. Poi è arrivato l'atelier che mi ha posto davanti le prime difficoltà. La preponderante e giusta, ma fredda, attenzione per l'aspetto professionale tipica di un politecnico mi ha fatto aprire gli occhi su un mercato in crisi, in cui c'è poca edilizia e quasi per nulla architettura, un'aspettativa che riduce anni di profondo e impegnato studio ad un pezzo di carta bello per il suo titolo ma utile solo ad entrare nella bistrattante palude, tutta italiana, in cui tanto è facile annegare nella frustrazione.
Allora mi chiedo se tutta quella motivazione iniziale non fosse solo il frutto di sogni di un animo rinascimentale e di incanto puerile, e se ne possa valere davvero qualcosa la pena di affrontare un difficile percorso in cui dovrei da una parte tener viva e coltivare la passione per questa materia, dall'altra compensare a fatica tutte le mie mancanze e incompatibilità col mondo squisitamente tecnico.
Una via di salvezza forse potrebbe essere prendere in seria considerazione fuggire all'estero. Ma cosa vuol dire essere architetti in altri paesi? Quanta ambizione è necessaria per poter perseguire questo intento che magari non è altro che un ripiego più pragmatico ma poco lucido dei sogni di un romantico ventenne? L'ambizione è sufficiente per poter pensare, forse arrogantemente, che io che non ho avuto mai contatto e particolare passione tecnica e pratica per l'architettura, possa salvarmi dalla frustrazione che invece affligge migliaia di laureati italiani che vedono le loro creatività, espressività, abilità buttate nella spazzatura burocratica insieme al significato che aveva avuto la scelta di quel cammino e il raggiungimento di quella laurea?
Felice di poter ascoltare le vostre preziose esperienze e i vostri consigli al più disincantati e freddi alla luce di una difficile situazione sociale e lavorativa, vi ringrazio enormemente! :)
Francesco

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Ragazzo mio, i tuoi dubbi sono quelli di tutti quelli che non han chiara la loro volontà. Solo la determinazione fa superare gli ostacoli. Rimboccati le maniche e studia che è uno dei più bei lavori che si possano fare.
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Mah.... la situazione è già difficile per chi fa questo mestiere con passione e determinaizone, figurati per chi non ha alcuna particolare inclinazione!
Io ti direi di cambiare facoltà, visto che sei al primo anno e quindi ancora molto giovane.
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concordo con desnip, se tu stesso dici che non hai mai avuto a priori passione per l'architetto, cambia facoltà. Se invece decidi di restare, sappi che devi essere conscio che dovrai cercare una tua strada alternativa appena uscito (e sapendo che nel frattempo farai enorme fatica per gli esami progettuali).
Ma francamente, con simili premesse, perchè restare....
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Ahaha Archistory, hai scritto un trattato di filosofia. Però come dice Desnip non ho capito chi te l'ha fatto fare di andare ad architettura: non ti piace, non sei predisposto, il mercato è in crisi. Quindi? Aspiri al martirio?
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Ma perche' hai scelto architettura se hai diverso background e non ti appassiona particolarmente?? Se l'hai scelta perche' pensavi ti aprisse qualche occasione professionale come hai gia' capito non ne vale assolutamente la pena. Gia' in Italia una laurea vale poco sul mercato del lavoro, tanto vale che almeno tu scelga una facolta' che ti appaghi! Ascolta i consigli che ti hanno gia' dato, cambia universita' finche' sei solo al primo anno...
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Grazie per l'incoraggiamento, il problema è che la mia volontà mi sembra dica di lasciare questa università e io però sono sempre pieno di dubbi che mi spaventano! So che è una bella facoltà, so che c'è stato un periodo in cui mi ha coinvolto tanto, quindi vorrei essere sicuro al massimo di quello che sto lasciando
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Ahahah sì, credo di aspirare inconsciamente al martirio, e la prima scelta dell'università è stata ingegneria!! Ho scelto architettura perché credevo che il suo aspetto umanistico potesse darmi piena soddisfazione e non trascurare quello tecnico mi avrebbe dato completezza, mi piace molto la storia dell'architettura, mi piacciono gli incontri che propone il politecnico, mi piace la componente artistica, sociologica, filosofica. Forse credevo di poter studiare l'uomo attraverso gli involucri e i volumi che crea per viverci dentro come individuo e come società, ma il vero scopo credo che alla fine fosse solo quello di capire meglio l'essere umano e il suo pensiero, e Architettura è stato un aggiustare il tiro senza scostarmi troppo dalla prima scelta che è stata appunto Ingegneria! Quindi vi ringrazio per i vostri pareri e consigli, non posso fare altro che cambiare ancora università..
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Desniip, come spesso accade, mi toglie le parole di bocca. Segui i suoi consigli e avrai sicuramente molte più probabilità di essere una persona felice.
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Integro il mio messaggio precedente dopo aver letto il tuo ultimo, che esprime una tua predisposizione alla teoria più che alla pratica.
Se sei uno a cui piace studiare e che non disdegna ruffianerie ai professori, potresti dedicarti alla carriera universitaria. E per carriera universitaria, ovviamente, intendo un semplice dottorato, alla fine del quale ti ritroverai al punto di adesso.

Ritorniamo quindi al post di partenza: segui i consigli di Desnip.
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Allora ti consiglio anche la facoltà ArchiStory :-) : conservazione dei beni culturali. (se esiste ancora con questo nome)
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ArchiStory, mi ricordi me alla tua età. Ho 36 anni, vorrei raccontarti la mia storia.
A sedici anni, complice un libro di design visto e comprato da Feltrinelli, decisi che volevo fare la designer. Dopo molte riflessioni scelsi la facoltà di architettura perché c'era l'indirizzo di design. Diedi il massimo in storia dell'arte per tutti e tre gli anni del liceo (anche io vengo dal classico). Arrivò la maturità e uscii abbastanza bene, studiai tutta l'estate e passai il test arrivando 48esima su 250. Entrai quindi nell'università di Ferrara. Il primo semestre è stato durissimo: piangevo tutte le settimane, gli orari erano pesantissimi e la condizione di pendolare mi pesava molto. A dicembre volevo mollare. Ma i miei mi dissero, con grandissima intelligenza: "ti abbiamo pagato le tasse e l'abbonamento del treno annuale, quindi tu frequenti le lezioni fino a giugno, poi deciderai se vuoi cambiare oppure no, secondo noi è solo una crisi passeggera di adattamento".
Beh, a gennaio ho dato un esame sulle tipologie edilizie, gli studi di Caniggia e Maffei. Studiando la casa a schiera matura di origine medievale mi dissi che quella scala io l'avevo già vista: si, la scala del mio palazzo, una vecchia palazzina nel centro storico di Bologna. E qui mi sono innamorata dell'architettura storica.
Per cinque lunghissimi anni ho sopportato stoicamente i laboratori di progettazione (purissima aria fritta, li ho sempre detestati) e gli esami scientifici. Ho diluito le lezioni in sei anni, all'ultimo anno ho scelto l'indirizzo di restauro inserendo tutti gli opzionali attinenti possibili e immaginabili. Ho fatto una tesi di laurea sugli intonaci decorati del centro storico di Siena che a ottobre 2016 è diventato un libro. Da due anni e qualche mese sono freelance, faccio una fatica incredibile ma sono molto felice: ho appena tenuto una conferenza all'Ordine degli Architetti di Siena sulle mie adorate facciate, lunedì discuterò la tesi di un master di II livello in miglioramento sismico del costruito storico.
Io adoro l'architettura storica, ho una grandissima passione per questo e non cambierei nulla della mia scelta.
Ah, io a mano libera non so disegnare (giuro!) però a quanto pare sono brava nel mio mestiere. Ora spero di potermi dedicare al restauro architettonico: ma il mio sogno sarebbe di fare la studiosa e l'insegnante di corsi di aggiornamento, non la progettista.
Non mollare mai, la mia formazione umanistica mi è sempre stata molto utile quando mi sono occupata di edilizia storica: sapere il latino mi aiuta a tradurre le epigrafi, essere appassionata e abbastanza esperta di archeologia e cultura materiale mi da una conoscenza approfondita dell'edilizia romana e medievale. E ti dico una cosa: la mia laurea in architettura mi ha consentito di accedere al master, mi consente di firmare i progetti e mi da una buona credibilità nei convegni e con gli editori.
In bocca al lupo per il tuo percorso!
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