Morireste lavorando, vendereste ai cinesi prima o lascereste a qualcuno?

messaggio inserito mercoledì 13 febbraio 2019 da Edoardo

[post n° 417844]

Morireste lavorando, vendereste ai cinesi prima o lascereste a qualcuno?

Se voi foste titolari con portafoglio clienti storico, ormai stanchi e prossimi alla pensione... con figli inadatti, svogliati o più semplicemente che fanno altro, cosa fareste? Vendereste lo studio? Chi è mai stato associato, invece, nell'ottica di proseguire? Quanto gli ha chiesto di sganciare (se glie l'ha chiesto) il BOSS di turno per rilevare il malloppo clienti? Con quali percentuali, eventualmente, ha lavorato come socio col boss sul viale del tramonto?

Premetto che non sono il titolare boss prossimo alla pensione (a scanso di equivoci).
:
Ma pensandoci secondo me questo discorso non è applicabile a determinati contesti lavorativi tipo studi medio-piccoli che hanno comunque tutto un giro di clienti affezionati. Quando il titolare va in pensione, lo studio chiude e fine, non è che si "passa il pacchetto clienti" al collaboratore anche perchè a meno che i clienti non si siano molto affezionati a me (in alcuni casi forse anche si) è il rapporto con il vecchio titolare che a loro interessa vuoi perchè si conoscono da 30 anni vuoi perchè hanno le barche ormeggiate vicine o altri interessi comuni. Quindi ho dei forti dubbi sul fatto di "rilevare il malloppo clienti".
:
Sì Kia, è una amara realtà... ma i clienti invecchiano e i loro figli sono un pò più smaliziati e meno abitudinari, magari chiedono altro, hanno idee diverse. Poi di collaboratori continuativi ultradecennali anche se ne vedon pochi in Italy, forse perchè per mille euro lordi molti preferiscono mettersi in proprio per fare il garage della zia piuttosto (e fan bene). Non ci resta che comprarci un guscio di noce ed ormeggiarlo nel posto giusto... chissà.
:
Guarda che nessun cinese intelligente comprerebbe uno studio di architettura, se vedi acquistano bar o saloni di parrucchiera.
Poi sinceramente gli studi + grossi in genere si basano su conoscenza-intrallazzo dei titolari; non è cosa che si possa vendere o passare di testimone a qualcuno pensando che i clienti seguano a gregge di pecora.
:
io mi sono messa a collaborare con un architetto in pensione (che quindi non può timbrare perchè il timbro l'ha consegnato) quindi diciamo che lui ha bisogno di me e io dei suoi clienti di vecchia data. Ma non mi faccio grosse illusioni francamente infatti faccio cmq cose mie e cerco anche di fare cose mie. Coi solo i suoi 4 vecchi che lo contattano per la cila o la baita in montagna non ci camperei cmq.

Lui lo fa perchè a casa si rompe i maroni, non ha l'hobby dell'orto o altre cose simili e ha questo ufficio in affitta da milioni di anni a un prezzo che fa comodo anche a me (ufficio a 200 euro al mese tutto compreso non lo trovo da nessuna parte...)

Quando mollerà sono sicura al 100 % che non erediterò nulla.
:
E' un bel dilemma per l'associato! Quando il Boss come lo chiami tu, si ritira per anzianità o per altri motivi, in realtà lo studio non viene venduto come se fosse una licenza di un negozio...., piuttosto è probabile che i clienti storici e/o più affezionati si affidino comunque alla professionalità del socio "superstite". Ci sono a mio avviso tre possibili strade da percorrere, la prima vabhè chiude completamente lo studio, si liquida l'associato (se è a credito) e "l'orfano" rimane a piedi semi disoccupato, la seconda tramite magari accordi con il Boss, lo studio prosegue con la sola forza dell'associato "superstite" che prende le redini e cerca nuove leve da associare, infine la terza ipotesi può essere quella di cercare una fusione/assorbimento in altro studio strutturato (qui magari percentuali e/o accordi economici sono probabilmente necessari).
:
Aspetta Sharp, tu parli di soggetti che ad un certo punto della loro collaborazione hanno deciso e si sono associati. Quindi in qualche modo faranno. Nel caso invece di un titolare prossimo alla pensione e senza soci ma solo con collaboratori come da esempio di Edoardo? Io per esempio sono collaboratore decennale di uno studio che si guarda bene dal farmi proposte di associazione. Questa cosa mi rompe non poco le palle ma ormai me la sono messa via e valutando i soggetti forse è meglio anche non avere un vincolo di questo tipo. Resto finchè mi pagano ma potrebbe chiudere da un momento all'altro per quel che ne so, ma sono sicura e strasicura che non arriverebbero proposte. Visto che so come andrà a finire, ho cercato di guardarmi sempre in giro, curare qualche relazione (poche perchè sono pure misantrop) con privati e altri colleghi....Vedremo.....vi racconterò gli sviluppi
:
Ci sono poi i furboni che associano i dipendenti/collaboratori avidi di carriera per guadagnare e far lavorare il neo-socio. Il commercialista (10.000 euro al mese) dove lavora una conoscente ha associato una sua impiegata da poco tempo. Sta poveretta lavora anche la domenica, la notte sul PC (il marito operaio fa le cose a casa).. .ed ha pure figli. Vita familiare inesistente ovviamente (in tutti i sensi, ci siam capiti). Lei fa tutto il lavoro, lui supervisiona e ci mette il nome. Quanto prende? Il 10% lei, il 90% lui...... ma del fatturato limpido ed emerso.
Avvisami quando qualcuno risponde
Non mandarmi più avvisi

Se vuoi essere avvisato quando qualcuno interviene in questa discussione, indica un nome e il tuo indirizzo e-mail.