Cari colleghi,
Cari architetti
Sono una GIOVANE architetto, laureata da un anno e mezzo, ho iniziato sin da subito a "fare esperienza".
Un anno e quattro mesi di "pratica", lavoro? Tirocinio? Stage? E chi lo sa.
"Hai 25 anni, sei ancora GIOVANISSIMA"
"Hai 25 anni, sei una neolaureata, devi avere pazienza"
"31 anni? Ma possibile che i giovani oggi vogliano subito fare carriera aprendo uno studio da soli?"
"Hai 25 anni...ti arrendi così facilmente?"
È proprio perché non mi arrendo che continuerò a credere nel lavoro per cui ho studiato 5 anni di università magistrale a ciclo unico, per un esame di stato, per cui tra corsi, master, seminari, formazione continuo ad investire SOLDI, TEMPO, SALUTE MENTALE.
È proprio perché non mi arrendo che voglio denunciare questa indifferenza dell'Ordine ad un problema REALE che è lo sfruttamento di GIOVANI architetti che diventano OPERAI al servizio di studi spesso rinomatissimi che non riconoscono il lavoro, la passione, la voglia di fare di un GIOVANE.
"Voi GIOVANI pensate solo ai soldi..."
Quando la parola GIOVANE non verrà associata ad un parassita a caccia di denaro ma ad un essere umano che vuole essere gratificato e riconosciuto coerentemente con il suo operato, allora si, allora starò zitta e mi farò dare lezioni di CODICE DEONTOLOGICO da chi , di deontologia, a 50 anni ancora non ha capito nulla.
GIOVANE architetto : [post n° 498617]
Sono SOLO un GIOVANE architetto
Cara collega,
La questione che presenti, non è nuova.
Io ho notato che numerosi studi stanno ricorrendo all’assunzione sistematica di figure “junior” (non sezione B), ovvero neolaureati / neoiscritti tramite partita IVA, mantenendole in questa condizione anche per diversi anni (fino a cinque o più), senza alcuna reale autonomia né caratteristiche proprie della libera professione. In molti casi, appena i costi contributivi aumentano (con il passaggio a contribuzione piena Inarcassa al quinto anno e quindi con i costi di mantenimento della p.iva triplicati), queste collaborazioni vengono interrotte perché "troppo costose" e sostituite da nuovi iscritti, creando un ciclo di sfruttamento che si regge sull'instabilità e sull’assenza di tutele.
Questa dinamica, oltre a essere discutibile sul piano etico, rischia di svilire profondamente la nostra professione, minando le basi della formazione, della crescita e del rispetto reciproco tra colleghi.
Viene da domandarsi: la parassita sei tu o sono gli studi che offrono 1200€ al mese lordi sfruttando i vantaggi fiscali dei neoiscritti e, allo scadere dei 5 anni, propongono una miseria di aumento o "arrivederci e grazie" costringendoli, di fatto, a mettersi in proprio ma con il carico fiscale di una p.iva "anziana"?
Ma, soprattutto, qual è lo scopo di questo intervento? è un semplice sfogo o vorresti fare una segnalazione ufficiale al Consiglio Nazionale degli Architetti?
La questione che presenti, non è nuova.
Io ho notato che numerosi studi stanno ricorrendo all’assunzione sistematica di figure “junior” (non sezione B), ovvero neolaureati / neoiscritti tramite partita IVA, mantenendole in questa condizione anche per diversi anni (fino a cinque o più), senza alcuna reale autonomia né caratteristiche proprie della libera professione. In molti casi, appena i costi contributivi aumentano (con il passaggio a contribuzione piena Inarcassa al quinto anno e quindi con i costi di mantenimento della p.iva triplicati), queste collaborazioni vengono interrotte perché "troppo costose" e sostituite da nuovi iscritti, creando un ciclo di sfruttamento che si regge sull'instabilità e sull’assenza di tutele.
Questa dinamica, oltre a essere discutibile sul piano etico, rischia di svilire profondamente la nostra professione, minando le basi della formazione, della crescita e del rispetto reciproco tra colleghi.
Viene da domandarsi: la parassita sei tu o sono gli studi che offrono 1200€ al mese lordi sfruttando i vantaggi fiscali dei neoiscritti e, allo scadere dei 5 anni, propongono una miseria di aumento o "arrivederci e grazie" costringendoli, di fatto, a mettersi in proprio ma con il carico fiscale di una p.iva "anziana"?
Ma, soprattutto, qual è lo scopo di questo intervento? è un semplice sfogo o vorresti fare una segnalazione ufficiale al Consiglio Nazionale degli Architetti?
è sconfortante tutto questo, il mio è un semplice sfogo, per il momento.
Comprendere che la mia realtà non è diversa da altri colleghi, forse, rende meno amaro sopportare questa condizione, chissà che un giorno questo pensiero collettivo possa davvero cambiare qualcosa...
Comprendere che la mia realtà non è diversa da altri colleghi, forse, rende meno amaro sopportare questa condizione, chissà che un giorno questo pensiero collettivo possa davvero cambiare qualcosa...
Qualche giorno fa ho aperto un topic sulla cassa, in cui ho evidenziato alcune cose che a quanto ho capito condannano chi ha superato i 5anni di deroga ad accollarsi un debito di 3700e ogni anno, indipendentemente dal fatto che riesca a lavorare molto o poco. Ho proposto anche qualche soluzione, ma finchè il problema lo vedo solo io, non esiste.
Io di anni ne ho 40 e noto che tra i miei coetanei è diffuso un generico pessimismo disfattista sul futuro, ma nessuna voglia di cambiare la rotta (per non parlare di chi è più grande, o di chi è in età pensionabile e lavora ancora da stacanovista).
Voi ventenni come siete messi?
Se si vuole andare oltre lo sfogo e fare una segnalazione, o altro, appoggio l'iniziativa.
Io di anni ne ho 40 e noto che tra i miei coetanei è diffuso un generico pessimismo disfattista sul futuro, ma nessuna voglia di cambiare la rotta (per non parlare di chi è più grande, o di chi è in età pensionabile e lavora ancora da stacanovista).
Voi ventenni come siete messi?
Se si vuole andare oltre lo sfogo e fare una segnalazione, o altro, appoggio l'iniziativa.
E che vuoi fare? è schiavitù legalizzata, legalizzata.
A parte questo, però, i titolari degli studi professionali hanno le loro regole, se ti stanno bene entri a far parte di loro, sennò no. E che gli vuoi dire? Giusto così.
Spetta poi a noi, al singolo individuo, RIFIUTARE e se lo facessero tutti...
Io ad esempio ho deciso di non fare lo schiavo e la mia piccola parte l'ho fatta, ho rifiutato tutto ciò e ora faccio altro, tanto ho capito che se non si hanno situazioni fortunate in famiglia questo mestiere non si può fare in proprio.
A parte questo, però, i titolari degli studi professionali hanno le loro regole, se ti stanno bene entri a far parte di loro, sennò no. E che gli vuoi dire? Giusto così.
Spetta poi a noi, al singolo individuo, RIFIUTARE e se lo facessero tutti...
Io ad esempio ho deciso di non fare lo schiavo e la mia piccola parte l'ho fatta, ho rifiutato tutto ciò e ora faccio altro, tanto ho capito che se non si hanno situazioni fortunate in famiglia questo mestiere non si può fare in proprio.
Per evitare di continuare a fare lo schiavo per gli studi professionali dovendo pagarsi tutto è necessario abrogare l'art.2 comma 2 lettera b del DLGS 81/15 "Job Act".
Bisogna partire da qui, la seconda cosa è eliminare gli ordini provinciali a favore di un unico ordine nazionale.
Terzo togliere l'obbligo di versamento a Inarcassa, o si versa tutti all'inps per avere la libertà di cambiare lavoro senza perdere i soldi versati o danno la possibilità di scegliersi la cassa previdenziale.
Se sono libero professionista allora voglio essere libero veramente di scegliere.
Bisogna partire da qui, la seconda cosa è eliminare gli ordini provinciali a favore di un unico ordine nazionale.
Terzo togliere l'obbligo di versamento a Inarcassa, o si versa tutti all'inps per avere la libertà di cambiare lavoro senza perdere i soldi versati o danno la possibilità di scegliersi la cassa previdenziale.
Se sono libero professionista allora voglio essere libero veramente di scegliere.
Totalmente d'accordo.
Temo che i minimi non si possano ridurre più di così, perché penso che siano stati pensati sia per evitare il nero che per prevedere un minimo ingresso su cui tarare il sistema di previdenza.
Per il resto secondo me sarebbe da concordare con il CNAPPC un contratto tipo in cui si definiscono una serie di diritti e di doveri tra le parti, ad esempio ricevere una vera formazione: presenza in cantiere, dialogo con il cliente, studio di pratiche e normative, strumenti di lavoro aggiornati (e non sempre e solo disegno 2d, che vuol dire un passo indietro per molti neolaureati). Forse obbligare gli studi a prendersi cura dei propri collaboratori potrebbe aiutare a fargli smettere di usare i colleghi meno esperti come carta igienica. Chi viola il contratto subisce un primo richiamo sino alla sospensione della firma come accade per le altre violazioni del codice deontologico.
Ovviamente i provvedimenti si prendono solo se ci sono un certo numero di segnalazioni in base anche al numero di collaboratori e alla frequenza degli avvisi.
Quindi: contratto obbligatorio, come in qualsiasi posto di lavoro, stabilendo anche un importo forfettario da imporre per il pagamento della sola p.iva, (non il 4% che è ridicolo) una roba tipo 250€ al mese per i primi 5 anni e 500€ al mese dopo. Quindi se pensi di voler dare 1250€ al mese al tuo "dipendente", si considerano automaticamente 250€ in più portandoli a 1500€. Importo che, in caso, potrebbe essere depositato direttamente dal titolare e gestito dal commercialista dello studio.
Ad ogni modo sono dell'idea che si debba fare qualcosa cercando di proporre una soluzione, senza lamentarsi e basta.
Anche io pienamente disponibile a organizzare mail, segnalazioni o altro. Sono davvero stufo di pensare che non si possa fare nulla. Magari non possiamo abolire le p.iva, ma possiamo trovare il modo di regolarle.
Temo che i minimi non si possano ridurre più di così, perché penso che siano stati pensati sia per evitare il nero che per prevedere un minimo ingresso su cui tarare il sistema di previdenza.
Per il resto secondo me sarebbe da concordare con il CNAPPC un contratto tipo in cui si definiscono una serie di diritti e di doveri tra le parti, ad esempio ricevere una vera formazione: presenza in cantiere, dialogo con il cliente, studio di pratiche e normative, strumenti di lavoro aggiornati (e non sempre e solo disegno 2d, che vuol dire un passo indietro per molti neolaureati). Forse obbligare gli studi a prendersi cura dei propri collaboratori potrebbe aiutare a fargli smettere di usare i colleghi meno esperti come carta igienica. Chi viola il contratto subisce un primo richiamo sino alla sospensione della firma come accade per le altre violazioni del codice deontologico.
Ovviamente i provvedimenti si prendono solo se ci sono un certo numero di segnalazioni in base anche al numero di collaboratori e alla frequenza degli avvisi.
Quindi: contratto obbligatorio, come in qualsiasi posto di lavoro, stabilendo anche un importo forfettario da imporre per il pagamento della sola p.iva, (non il 4% che è ridicolo) una roba tipo 250€ al mese per i primi 5 anni e 500€ al mese dopo. Quindi se pensi di voler dare 1250€ al mese al tuo "dipendente", si considerano automaticamente 250€ in più portandoli a 1500€. Importo che, in caso, potrebbe essere depositato direttamente dal titolare e gestito dal commercialista dello studio.
Ad ogni modo sono dell'idea che si debba fare qualcosa cercando di proporre una soluzione, senza lamentarsi e basta.
Anche io pienamente disponibile a organizzare mail, segnalazioni o altro. Sono davvero stufo di pensare che non si possa fare nulla. Magari non possiamo abolire le p.iva, ma possiamo trovare il modo di regolarle.
Parlate di leggi, di cambiamenti che devono venire dall'alto ecc...
Secondo me state fuori strada. L'unica cosa da fare è rifiutarsi in massa di sottoporsi a queste condizioni, anche perchè non vi obbliga nessuno a lavorare all'interno di un ufficio di altri architetti, è casa loro e ognuno ha le proprie regole. Siete voi che accettate le condizioni dei titolari degli studi di architettura e siete complici del sistema.
Secondo me state fuori strada. L'unica cosa da fare è rifiutarsi in massa di sottoporsi a queste condizioni, anche perchè non vi obbliga nessuno a lavorare all'interno di un ufficio di altri architetti, è casa loro e ognuno ha le proprie regole. Siete voi che accettate le condizioni dei titolari degli studi di architettura e siete complici del sistema.
Ciao, ormai ho 45 anni ma avevo fatto un esposto all'ordine proprio per questa questione quando avevo 27 anni: mi risposero che non era affar loro in quanto dovevano tutelare i loro iscritti (quelli ricchi!).
Prova a sentire Inarsind, il sindacato degli architetti degli ingegneri, una ventina di anni fa si muovevano proprio su questo tema. Ormai lavoro nel pubblico da tempo e non sono più informata.
Non puoi nemmeno fare causa per il riconoscimento della parasubordinazione, perchè la legge Fornero ha tolto agli iscritti di un albo la possibilità di fare ricorso nei casi di finta partita iva, nemmeno a fronte di badge, orario fisso, contratto monocommittente.
Prova a sentire Inarsind, il sindacato degli architetti degli ingegneri, una ventina di anni fa si muovevano proprio su questo tema. Ormai lavoro nel pubblico da tempo e non sono più informata.
Non puoi nemmeno fare causa per il riconoscimento della parasubordinazione, perchè la legge Fornero ha tolto agli iscritti di un albo la possibilità di fare ricorso nei casi di finta partita iva, nemmeno a fronte di badge, orario fisso, contratto monocommittente.
Parliamoci chiaro. I problemi ci sono e sono noti, da anni.
Pensate davvero che se fosse stato interesse/proprità di tutti risolverli, a quest'ora non sarebbero risolti?
La verità è che il mondo, là fuori, è molto più crudo di quanto lo si possa immaginare, mosso da meccanismi ed interessi che al popolo sfuggono e/o risulta impossibile cambiare.
Bello essere idealisti e pensare di poter ribaltare la situazione a suon di proteste, prese di posizone, minifestazioni, ecc., ma se fosse possibile, vivremmo in un mondo perfetto e non solo nel nostro settore.
Ora come ora, se non si vuole essere vittime o parte di un problema, l'unica soluzione è fuggire, guardare altrove, fare altro, liberarsene, lasciando che il problema persista, ma nn ci riguardi più.
Pensate davvero che se fosse stato interesse/proprità di tutti risolverli, a quest'ora non sarebbero risolti?
La verità è che il mondo, là fuori, è molto più crudo di quanto lo si possa immaginare, mosso da meccanismi ed interessi che al popolo sfuggono e/o risulta impossibile cambiare.
Bello essere idealisti e pensare di poter ribaltare la situazione a suon di proteste, prese di posizone, minifestazioni, ecc., ma se fosse possibile, vivremmo in un mondo perfetto e non solo nel nostro settore.
Ora come ora, se non si vuole essere vittime o parte di un problema, l'unica soluzione è fuggire, guardare altrove, fare altro, liberarsene, lasciando che il problema persista, ma nn ci riguardi più.
Se dobbiamo agire in massa, però, non fa tanta differenza che lo si faccia per boicottare i grandi studi o per comunicare con gli Ordini provinciali o con il Consiglio Nazionale... Anche perché dopo 5 anni di università chi rinuncerebbe ad entrare in uno studio di architettura? (a prescindere dalle modalità). Ormai sono un paio di anni che lavoro da solo (proprio perché lavorare in studio non paga). Ad ogni modo non parlo di leggi, ma di contratti e non verranno mai dall'alto, li dobbiamo proporre noi che siamo molti di più. Secondo me un po' di margine di trattativa c'è, visto il recente calo degli iscritti: sintomo di un sistema che non sta funzionando.
Colleghi/e
l'unico vero problema che abbiamo è il disinteresse diffuso sulle questioni inerenti la professione di Architetto.
La maggior parte di noi pensa solo a come distreggiarsi per arrivare a fine mese tra obblighi formativi, assicurativi, previsionali, tasse etc...e al massimo trova il tempo per lamentarsi, da buon italiano, di quello che non va, senza proporre soluzioni, ma sperando che arrivino da chi ha creato i problemi.
Io credo fermamente che se si riuscisse a sensibilizzare un nutrito numero di colleghi si potrebbero risolvere facilmente tante questioni che penalizzano tutti noi, e non solo economicamente.
Si potrebbe anche provare partendo da qui, da questo post...c'è un modo per vedere quante visualizzazioni raggiunge?
Potremmo fissare una cifra minima di utenti interessati, raggiunta la quale organizzare qualcosa come una pagina web e relativi contatti social (in questo i colleghi più giovani potrebbero contribuire parecchio), per coinvolgere più persone su uno o più temi che riguardano tutti (qui in teoria quelli più "navigati" dovrebbero avere più spunti da offrire) e contarci, per vedere se si raggiunge una percentuale di iscritti adeguata a PRETENDERE (non richiedere) l'attuazione di proposte concrete.
P.S. per quanto riguarda i minimi di INARCASSA, rimando ad una discussione in cui mi sto confrontando con altri colleghi, che ho aperto (neanche a farlo apposta) poco tempo fa.
[post n° 498489]
l'unico vero problema che abbiamo è il disinteresse diffuso sulle questioni inerenti la professione di Architetto.
La maggior parte di noi pensa solo a come distreggiarsi per arrivare a fine mese tra obblighi formativi, assicurativi, previsionali, tasse etc...e al massimo trova il tempo per lamentarsi, da buon italiano, di quello che non va, senza proporre soluzioni, ma sperando che arrivino da chi ha creato i problemi.
Io credo fermamente che se si riuscisse a sensibilizzare un nutrito numero di colleghi si potrebbero risolvere facilmente tante questioni che penalizzano tutti noi, e non solo economicamente.
Si potrebbe anche provare partendo da qui, da questo post...c'è un modo per vedere quante visualizzazioni raggiunge?
Potremmo fissare una cifra minima di utenti interessati, raggiunta la quale organizzare qualcosa come una pagina web e relativi contatti social (in questo i colleghi più giovani potrebbero contribuire parecchio), per coinvolgere più persone su uno o più temi che riguardano tutti (qui in teoria quelli più "navigati" dovrebbero avere più spunti da offrire) e contarci, per vedere se si raggiunge una percentuale di iscritti adeguata a PRETENDERE (non richiedere) l'attuazione di proposte concrete.
P.S. per quanto riguarda i minimi di INARCASSA, rimando ad una discussione in cui mi sto confrontando con altri colleghi, che ho aperto (neanche a farlo apposta) poco tempo fa.
[post n° 498489]
quello che vi sfugge è che il 90% delle persone (architetti o meno eh... parlo proprio di individui) nella propria vita bada a "come distreggiarsi per arrivare a fine mese" ... non è che siamo solo noi i reitti della società.
Francamente, io ho perso ogni velleità "romantica" sulla professione dell'architetto, faccio quello che so fare, anche se non ho datori di lavoro tiranni, devo spesso lottare per farmi pagare anche pratiche stupidissime, mi girano gli amenicoli? Tanto. Perchè io il dentista lo devo pagare subito, non che mi fa l'otturazione e poi lo pago, se mi va, tra 4 mesi.
Siamo professionisti, la nostra arma numero uno è essere professionali.
Francamente, io ho perso ogni velleità "romantica" sulla professione dell'architetto, faccio quello che so fare, anche se non ho datori di lavoro tiranni, devo spesso lottare per farmi pagare anche pratiche stupidissime, mi girano gli amenicoli? Tanto. Perchè io il dentista lo devo pagare subito, non che mi fa l'otturazione e poi lo pago, se mi va, tra 4 mesi.
Siamo professionisti, la nostra arma numero uno è essere professionali.
Hai 25 anni, ci sono post su questo forum identici al tuo di quando eri letteralment ancora alla scuola materna e scopri ora quale sia la situazione in certi ambiti? Le cose non cambieranno mai, sai quante persone hanno sprecato vita preziosa inseguendo il sogno di progettare? Se sei giovane cambia prima che altre responsabilità te lo impediscano e le sabbie mobili arrivino sopra le ginocchia
credo che a 25 anni, professionalmente parlando, si è ancora dei neonati. Quindi non essere consci della situazione "generale" della professione a mio avviso può anche starci. E sicuramente a 16 anni non andava a spulciare i forum di architetti per capire se lavoravano o meno.
Però preso atto della situazione, visto che il nostro amico è ancora giovane e ha ancora tutte le possibilità del caso, serve innanzitutto capire cosa gli piacerebbe fare e orientarsi di conseguenza.
Sempre nell'ottica che la vita cambia, il mondo cambia, le persone cambiano e quello che decide oggi può non valere più tra 15 anni.
Però preso atto della situazione, visto che il nostro amico è ancora giovane e ha ancora tutte le possibilità del caso, serve innanzitutto capire cosa gli piacerebbe fare e orientarsi di conseguenza.
Sempre nell'ottica che la vita cambia, il mondo cambia, le persone cambiano e quello che decide oggi può non valere più tra 15 anni.
Certamente alla materna non potevo sapere la "situazione in certi ambiti" in quanto probabilmente non sapevo neanche cosa fosse un architetto.
Il mio è nato come uno sfogo, dato il nome della rubrica "bla bla bla", ma sorprende come una buona percentuale dei commenti mi consigli di lasciar perdere, cambiare strada, arrendersi allo stato delle cose e accettare una situazione del genere. È un peccato dedurre una rassegnazione così diffusa tra i colleghi, forse sarò ancora troppo sognatrice ma non rinuncerò al mio sogno di progettare perché ormai è così da sempre
Il mio è nato come uno sfogo, dato il nome della rubrica "bla bla bla", ma sorprende come una buona percentuale dei commenti mi consigli di lasciar perdere, cambiare strada, arrendersi allo stato delle cose e accettare una situazione del genere. È un peccato dedurre una rassegnazione così diffusa tra i colleghi, forse sarò ancora troppo sognatrice ma non rinuncerò al mio sogno di progettare perché ormai è così da sempre
allora guarda @giovane, diciamo che ultimamente qua sul forum vedo anche io che è un fuggi fuggi generale dalla libera professione proprio perchè in tante tante realtà la professione non è per nulla libera, come sai benissimo anche tu. Va da sè che ad una certa, se uno deve e vuole campare solo con le sue forze (senza sponsor di genitori o mariti o mogli o compagni vari) non può pensare si fatturare 1000 euro al mese ... nemmeno se abitasse in un paesello di 500 abitanti. I conti con la realtà vanno fatti e quindi "ripiegare" _passatemi il termine_ su altro è la naturale conseguenza se si è fatto lo "schiavetto" a studio per 10 anni e non si hanno agganci per poter partire con la libera professione, quella libera davvero.
Quelli che sono davvero liberi professionisti siamo giusto io, ponteggi e credo pochi altri... ma non pensare che noi reduci progettiamo chissà che robe superstimolanti... siamo tecnici. Non ti far abbagliare dalle cose che vedi su riviste di settore o on line ecc... perchè quelle cose sono frutto di congiunture davvero difficili da trovare : committente danaroso che da carta bianca, architetto probabilmente bravo, probabilmente fortunato, sicuramente immanicato ...
Io lo dico sempre : è facile fare robe fighette con budget assurdi... meno facile con budget umani.
Se vuoi cimentarti nella libera professione c'è poco da dire, ti devi buttare. Cerchi di imparare il più possibile lì dove sei e cerchi di muoverti sul fronte conoscenze e cominci a fare cose da te la sera, la notte, quando riesci... e ad una certa ti stacchi dal "tiranno" . Metti in conto almeno un 2/3 anni di fame, di fatica, di nervoso (in quanto al nervoso poi dopo non è che sia meglio) ma dai per certo che se non hai agganci farai fatica. Tanta.
Se non sei disposta a far fatica, se vuoi la tua scrivania dove fai il tuo dalle 9 alle 18... punta su un pubblico impiego o su un dipendente "classico". Sono scelte, nessuna sbagliata a prescindere, dipende da come sei tu, da come andrà la tua vita...
Quelli che sono davvero liberi professionisti siamo giusto io, ponteggi e credo pochi altri... ma non pensare che noi reduci progettiamo chissà che robe superstimolanti... siamo tecnici. Non ti far abbagliare dalle cose che vedi su riviste di settore o on line ecc... perchè quelle cose sono frutto di congiunture davvero difficili da trovare : committente danaroso che da carta bianca, architetto probabilmente bravo, probabilmente fortunato, sicuramente immanicato ...
Io lo dico sempre : è facile fare robe fighette con budget assurdi... meno facile con budget umani.
Se vuoi cimentarti nella libera professione c'è poco da dire, ti devi buttare. Cerchi di imparare il più possibile lì dove sei e cerchi di muoverti sul fronte conoscenze e cominci a fare cose da te la sera, la notte, quando riesci... e ad una certa ti stacchi dal "tiranno" . Metti in conto almeno un 2/3 anni di fame, di fatica, di nervoso (in quanto al nervoso poi dopo non è che sia meglio) ma dai per certo che se non hai agganci farai fatica. Tanta.
Se non sei disposta a far fatica, se vuoi la tua scrivania dove fai il tuo dalle 9 alle 18... punta su un pubblico impiego o su un dipendente "classico". Sono scelte, nessuna sbagliata a prescindere, dipende da come sei tu, da come andrà la tua vita...
Sono d'accordo con @sclerata per quello che riguarda l'apprendimento, cerca di imparare il più possibile perché la conoscenza è libertà. Non solo quella tecnico-normativa, ma anche materiali, finiture e soluzioni progettuali.
Sono meno d'accordo sul discorso dei budget, la verità è che la quantità di soldi da investire sul progetto da parte del cliente dipende molto dal tipo di soluzione che proponi e a quanto brava sei a renderla "irrinunciabile". Proprio l'ultimo progetto che ho concluso è andato così e la cliente ha optato per una proposta di progetto che costava circa il 40% in più rispetto alle altre. Poi abbiamo cercato un compromesso sul resto. Resta ovvio che se uno parte da 90 mila e arrivi a 130 mila ci può stare e difficilmente arriverai a 250 mila, ma non fare l'errore di non proporre la tua visione progettuale e il tuo valore aggiunto pensando che non verrà accettato o capito a priori. Perché va bene il periodo di miseria in cui viviamo, ma riordiamo che siamo architetti.
Secondo me, se vuoi ragionare a un certo livello di progettazione devi fare due considerazioni:
1. avere delle piccole entrate fisse (variazioni catastali, computi, render, qualsiasi cosa) o in alternativa avere una collaborazione part-time con attività commerciali. Questo ti permette di essere libera di dire di no ai progetti rognosi (quelli che fanno perdere tempo e salute mentale e che non sono remunerativi o di valore per te). Poi la gente va per passaparola e diventi quella che risolve quel tipo di problema e non ne esci più.
2. fare rete: andare agli eventi proposti dagli Ordini, presentarsi ai colleghi e agli ingegneri (spesso avrai bisogno di consulenze lampo su piccoli interventi e loro spesso hanno bisogno di pareri su pratiche paesaggistiche).
Da soli non solo è dura, vuol dire darsi un limite di crescita. L'ideale sarebbe unire le forze con qualcuno, approfitta ora che sei in studio...
Sono meno d'accordo sul discorso dei budget, la verità è che la quantità di soldi da investire sul progetto da parte del cliente dipende molto dal tipo di soluzione che proponi e a quanto brava sei a renderla "irrinunciabile". Proprio l'ultimo progetto che ho concluso è andato così e la cliente ha optato per una proposta di progetto che costava circa il 40% in più rispetto alle altre. Poi abbiamo cercato un compromesso sul resto. Resta ovvio che se uno parte da 90 mila e arrivi a 130 mila ci può stare e difficilmente arriverai a 250 mila, ma non fare l'errore di non proporre la tua visione progettuale e il tuo valore aggiunto pensando che non verrà accettato o capito a priori. Perché va bene il periodo di miseria in cui viviamo, ma riordiamo che siamo architetti.
Secondo me, se vuoi ragionare a un certo livello di progettazione devi fare due considerazioni:
1. avere delle piccole entrate fisse (variazioni catastali, computi, render, qualsiasi cosa) o in alternativa avere una collaborazione part-time con attività commerciali. Questo ti permette di essere libera di dire di no ai progetti rognosi (quelli che fanno perdere tempo e salute mentale e che non sono remunerativi o di valore per te). Poi la gente va per passaparola e diventi quella che risolve quel tipo di problema e non ne esci più.
2. fare rete: andare agli eventi proposti dagli Ordini, presentarsi ai colleghi e agli ingegneri (spesso avrai bisogno di consulenze lampo su piccoli interventi e loro spesso hanno bisogno di pareri su pratiche paesaggistiche).
Da soli non solo è dura, vuol dire darsi un limite di crescita. L'ideale sarebbe unire le forze con qualcuno, approfitta ora che sei in studio...
"la quantità di soldi da investire sul progetto da parte del cliente dipende molto dal tipo di soluzione che proponi e a quanto brava sei a renderla "irrinunciabile""
Partendo dal presupposto che la committenza media abbia soldi e cervello. In realtà, quasi sempre, la quantità di soldi da investire sul progetto da parte del cliente dipende solo ed unicamente dalla quantità di soldi che ha il cliente.
"la cliente ha optato per una proposta di progetto che costava circa il 40% in più rispetto alle altre."
Normalmente la cliete sceglie la soluzione che costa meno, perchè non ha i soldi nemmeno per quella (e per pagarla fa un mutuo) e di conseguenza non ha i soldi nemmeno per l'architetto.
"Resta ovvio che se uno parte da 90 mila e arrivi a 130 mila ci può stare e difficilmente arriverai a 250 mila"
Per me, di ovvio, c'è solo che se uno parte da 90 mila, il più delle volte bisogna trovare il modo di scendere, perchè con quei 90 mila devono starci dentro gli imprevisti e la mia parcella (che nonostante venaga esplicitata nell'incarico, è sempre l'ultima ad essere considerata, perchè prima viene il muratore, l'idraulico, l'elettricista, ecc. Quelli che, nella mente del cliente, se non li paghi, la casa non viene finita).
"Perché va bene il periodo di miseria in cui viviamo, ma ricordiamo che siamo architetti."
Continuo a pensare che farei meglio a dimenticarmene.
@Architetto
In tutta onestà e franchezza, senza nulla di personale, ma da come parli, mi sorge il dubbio che vivi nel mondo delle fiabe o che rientri in una di quelle categorie che ha citato Sclerata che "possono permettersi di fare l'architetto" o comunque possono permettersi il lusso di provarci (e di conseguenza ti lamenti a gamba sana).
Sarò disulluso, ma mi sembra di sentire quelli che vogliono insegnarmi a diventare un imprenditore di successo e siccome ce l'hanno fatta, pensano che la loro ricetta possa funzionare per tutti . Peccato che non si rendono conto che se loro ci sono riusciti è per una congiuntura astrale di mille variabili (compresa la bravura, a volte). Ma soprattutto, se volere fosse potere, saremmo tutti persone di successo e quindi nessuno lo sarebbe realmente poichè diventerebbe la normalità e troneremmo ad essere poveri come la merd@.
La sola, unica, fottuta verità è che siamo in troppi (soprattutto se contiamo geometri, ingegneri, interior designer, ecc). E se c'è più offerta che domanda, sul mercato, il prezzo crolla e parte delle marce si butta nell'immondizia (ora non credo che serva specificare chi è la merce).
Partendo dal presupposto che la committenza media abbia soldi e cervello. In realtà, quasi sempre, la quantità di soldi da investire sul progetto da parte del cliente dipende solo ed unicamente dalla quantità di soldi che ha il cliente.
"la cliente ha optato per una proposta di progetto che costava circa il 40% in più rispetto alle altre."
Normalmente la cliete sceglie la soluzione che costa meno, perchè non ha i soldi nemmeno per quella (e per pagarla fa un mutuo) e di conseguenza non ha i soldi nemmeno per l'architetto.
"Resta ovvio che se uno parte da 90 mila e arrivi a 130 mila ci può stare e difficilmente arriverai a 250 mila"
Per me, di ovvio, c'è solo che se uno parte da 90 mila, il più delle volte bisogna trovare il modo di scendere, perchè con quei 90 mila devono starci dentro gli imprevisti e la mia parcella (che nonostante venaga esplicitata nell'incarico, è sempre l'ultima ad essere considerata, perchè prima viene il muratore, l'idraulico, l'elettricista, ecc. Quelli che, nella mente del cliente, se non li paghi, la casa non viene finita).
"Perché va bene il periodo di miseria in cui viviamo, ma ricordiamo che siamo architetti."
Continuo a pensare che farei meglio a dimenticarmene.
@Architetto
In tutta onestà e franchezza, senza nulla di personale, ma da come parli, mi sorge il dubbio che vivi nel mondo delle fiabe o che rientri in una di quelle categorie che ha citato Sclerata che "possono permettersi di fare l'architetto" o comunque possono permettersi il lusso di provarci (e di conseguenza ti lamenti a gamba sana).
Sarò disulluso, ma mi sembra di sentire quelli che vogliono insegnarmi a diventare un imprenditore di successo e siccome ce l'hanno fatta, pensano che la loro ricetta possa funzionare per tutti . Peccato che non si rendono conto che se loro ci sono riusciti è per una congiuntura astrale di mille variabili (compresa la bravura, a volte). Ma soprattutto, se volere fosse potere, saremmo tutti persone di successo e quindi nessuno lo sarebbe realmente poichè diventerebbe la normalità e troneremmo ad essere poveri come la merd@.
La sola, unica, fottuta verità è che siamo in troppi (soprattutto se contiamo geometri, ingegneri, interior designer, ecc). E se c'è più offerta che domanda, sul mercato, il prezzo crolla e parte delle marce si butta nell'immondizia (ora non credo che serva specificare chi è la merce).
"Perché va bene il periodo di miseria in cui viviamo, ma ricordiamo che siamo architetti."
Continuo a pensare che farei meglio a dimenticarmene.
Ah ah ah..... bellissima questa!
Continuo a pensare che farei meglio a dimenticarmene.
Ah ah ah..... bellissima questa!
Ma sei serio a rispondere con questo atteggiamento? Ho espresso solo il mio punto di vista, io ho fatto una scelta personale e senza offendere nessuno... io collaboro part-time come consulente illuminotecnico e per il resto faccio computi, variazioni catastali e schemi elettrici e quando ho un progetto cerco sempre di offrire un valore aggiunto: alcune volte va bene, altre va male ma ti assicuro che se non sei riuscito neanche una volta a smuovere il cliente dal budget iniziale, forse è perché il cliente pensava che non ne valesse la pena o perché tu stesso non credi in ciò che fai... e se continui a "pensare che farei meglio a dimenticarmene" di essere un architetto, non otterrai mai un risultato diverso. Ma sicuramente ne sai più di me, sicuramente hai capito tutto e sicuramente il tuo atteggiamento è più che giustificato. Per il resto faccio fatica a pagare i minimi, figurati se sono ricco. Solo che non mi sono ancora fatto divorare dalla rabbia nel vedere i miei colleghi che hanno clienti veramente con portafogli importanti e che propongono spazzatura ma comunque vanno avanti e sì, sono sempre i soliti figli di e amici di... ma il problema non è che siamo troppi, è che facciamo tutti la stessa roba e facciamo tutti la stessa roba perché siamo frazionati, lavoriamo tutti soli o in minuscoli gruppi, quindi cosa vuoi proporre sul mercato?
Inoltre non c'è iniziativa, io ho passato le ultime notti a lavorare su un progetto di una passerella ciclopedonale di mia iniziativa da proporre al Comune della città in cui vivo, ho chiesto una mano ad almeno 3 colleghi ma niente, tutti "troppo impegnati" impegnati a lamentarsi del fatto che non c'è lavoro e che fa tutto schifo. Non so se la mia proposta verrà accolta positivamente o meno, se ho solo sprecato le mie notti e se nulla cambierà... quello che trovo agghiacciante è che secondo voi sia io a vivere nelle favole, perché vuol dire che avete accettato di vivere in una condizione che evidentemente vi rende infelici diventando parte del problema.
Auguro vivamente a @GIOVANE architetto un percorso diverso.
Inoltre non c'è iniziativa, io ho passato le ultime notti a lavorare su un progetto di una passerella ciclopedonale di mia iniziativa da proporre al Comune della città in cui vivo, ho chiesto una mano ad almeno 3 colleghi ma niente, tutti "troppo impegnati" impegnati a lamentarsi del fatto che non c'è lavoro e che fa tutto schifo. Non so se la mia proposta verrà accolta positivamente o meno, se ho solo sprecato le mie notti e se nulla cambierà... quello che trovo agghiacciante è che secondo voi sia io a vivere nelle favole, perché vuol dire che avete accettato di vivere in una condizione che evidentemente vi rende infelici diventando parte del problema.
Auguro vivamente a @GIOVANE architetto un percorso diverso.
problema non è che siamo troppi, è che facciamo tutti la stessa roba... ecco bravo! Hai toccato una nota importante. Se vuoi essere vincente e bon sei figlio di qualcuno bon devi fare "la stessa roba che fanno tutti", devi essere l'unico a fare quella cosa. Solo cosi' puoi decidere tu il prezzo del tuo lavoro. Il resto e' concorrenza spietata
se fai la stessa roba che fanno i geometri non hai speranza perché loro sono più avanti di te in esperienza, allora si che hai ragione a dimenticarti che sei architetto
Ricordati che si dice che chi di speranza vive disperato muore. Alla scuola materna non avresti potuto leggere di certe realtà ma svegliarsi a 25 anni è altra cosa. La verità cruda? Probabilmente non sei troppo speciale, nessuno lo è, a parte qualche fenomeno. Come la miriade di calciatori di serie A mancati per una o l'altra ragione mentre di Cristiano Ronaldo ce n'è uno ogni decennio (nemmeno mi piace il calcio ma rende l'idea). Non è un disprezzare ma è una provocazione per svegliare il tuo animo e farti inca***re e per non farti fregare perché hai ancora tempo. Sai che s_palle quadrate hanno gli architetti in Italia in media? Eppure la vita è grama e le soddisfazioni poche. Io stimo la categoria nella forma ma nella sostanza spesso la situazione è da compatire
Ritengo che in Italia é sempre molto difficile cambiare dinamiche ormai stratificate. Inoltre ritengo che anche se avessi la fortuna di incontrare clienti disposti a pagare bene e con budget importanti a disposizione, il rischio è che ti chieda dei bei archetti o colonne doriche! In Italia l’architetture è stata quasi dimenticata e sopratutto é osteggiata e non tutelata dal governo, mentre in tutte le nazioni europee (quelle che contano) l’architettura è considerata una risorsa culturale, paesaggistica ed economica importante. Quindi il mio consiglio è di andare in una di queste nazioni, lavorare per uno studio bravo (non necessariamente rinomato) e imparare a progettare, perché non credere di esserne capace senza fare esperienza. Un edificio diventa una buona architettura quando viene realizzato e non quando rimane sulla carta. Precisò che non ritengo il mio consiglio una fuga, ma un arricchimento personale e professionale vivendo un’esperienza di vita e culturale nuova. Inoltre è triste dirlo ma all’estero è più facile fare impresa. Io ho avuto nel 2022 e 2023 la partita iva, é impressionante il carico fiscale e i soldi che ti ruba l’inarcassa. Dal 2024 ho aperto in Svizzera e qui oltre ad avere dignità lavorativa, il paese ti permette di fare impresa senza spolparti.
SCHIAVA sei neolaureta! e SCHIAVA sarai in futuro!!! ti aumenteranno lo stipendio molto gradualmente ma solo perchè tra un po di anni avrai più spese e responsabilità mutuo figli ecc. ma non perchè sarai più professionale o più competente (queste sono solo carote concettuali per l'asino reale)e communque la scala mobile sociale per te non esisterà mai............è una sistema studiato approfodintamente e da molto tempo, la manipolazione mentale delle persone al fine di sfruttarle per ricavare il plus valore dal lavoro, senza che se ne rendano nemmeno conto!, benvenuta nel sistema neoliberale!!!!! se ti lamenti ci sono tecniche per rendere inutile e fastidioso il tuo lamento, se voti DX o SX o centro vince sempre il sistema neoliberale "il pilota utomatico", Vuoi la pace (genocidio) o i condizionatori accesi?? ;), insomma una dittatura in cui le persone credono di vivere in democrazia, lobotomizzati dalle armi cognitive (social).......comunque seondo me le alternative sono queste:
-scappa dal paese se hai ambizioni particolari
-butta il tuo ego da progettista nel cesso ed entra nella PA
-Sii schiava ma non ti lamentare inultimente è fastidioso!
- prova a lavorare da solo/a ma sappi che devi avviare un'attività economica non basta essere degli ottimi tecnici, ci voglio soldi, molti amici con i soldi e moltre altre competenze di varia natura
un caro saluto da uno che come te ha fatto la magistrale a ciclo unico
-scappa dal paese se hai ambizioni particolari
-butta il tuo ego da progettista nel cesso ed entra nella PA
-Sii schiava ma non ti lamentare inultimente è fastidioso!
- prova a lavorare da solo/a ma sappi che devi avviare un'attività economica non basta essere degli ottimi tecnici, ci voglio soldi, molti amici con i soldi e moltre altre competenze di varia natura
un caro saluto da uno che come te ha fatto la magistrale a ciclo unico