abitabilità in edifici storici

messaggio inserito giovedì 17 dicembre 2009 da gv

gv : [post n° 217691]

abitabilità in edifici storici

sapete se per gli edifici storici (non vincolati) i limiti di altezze interne per l'abitabilità sono diverse dal limite previsto per legge (2.70 e 2.40 per locali di disimpegno e servizio)??
Si tratta di un immobile del comune di Portici (area vesuviana) i cui vani hanno altezze diverse, due sono di 2.90 uno di 2.20m.
GRAZIE
Ily :
Guarda sul regolamento edilizio di Portici, comunque in linea di principio credo proprio di si...
maurizio :
se son già abitazioni, si può andare in deroga. Quando ho ristrutturato una casa in terra cruda, mi sono trovato di fronte ad una cucina con h=2.15m, ma siccome era già individuata come cucina, all'UT non hanno fatto nessun problema.
gv :
che significa "era già individuata come cucina?" ad esempio se si considera l'atto di proprietà viene considerato come un vano.
maurizio :
sulla piantina catastale ad esempio, o in alcuni casi dal rilievo dello stato di fatto: salvo casi particolari (ruderi o case in disuso da mooolto tempo) a meno che tu non ti trovi a fare un cambio di destinazione d'uso, è abbastanza immediato individuare quella che era, ad esempio, la cucina...
Ily :
X Maurizio:

Cosa intendi per "casa in terra cruda"? Me la puoi descrivere (epoca di costruzione, tipologia, spessore delle pareti, sistemi costruttivi, comfort, finiture superficiali, dimensioni delle finestre ecc ecc)? :-)
maurizio :
sono le abitazioni che i contadini (e non solo) si auto-costruivano utilizzando i materiali che avevano a disposizione in loco; sono localizzate in zone collinari, dove la presenza di argilla rendeva possibile questa tecnica costruttiva poverissima, che evitava di ricorrere alla più dispendiosa "cottura" del mattone. Le tipologie sono ispirate alla massima semplicità di esecuzione, con ambienti piccoli e regolari, disposti al massimo su due piani. Sono individuabili principalmente due tecniche costruttive, quella del "massone" (no! non lui!) e quella della "zappata" (ovviamente le denominazioni cambiano di regione in regione), la prima consistente nella realizzazione di grossi mattoni in argilla cruda che venivano fatti essiccare al sole e poi messi in opera come blocchi comuni, la seconda comparabile ad un getto di calcestruzzo all'interno di apposite casseforme, successivamente lavorato con la zappa per levigarne la superficie. Le pareti dovevano avere uno spessore notevole a causa della limitata resistenza del materiale impiegato (argilla impastata con paglia e ,talvolta, pietrisco), la finitura superficiale intonacata o pennellata periodicamente con latte di calce ed il tetto a falde inclinate e sporgenti per evitare il dilavamento superficiale del materiale e l'assottigliamento delle pareti stesse. Le bucature erano normalmente molto piccole, sempre per mo tivi statici ma, meraviglia delle meraviglie, il comfort interno di una casa in terra è stupefacente, trattandosi di un materiale naturale al 100% che offre un ottimo isolamento termico, sia dal caldo che dal freddo. Oltretutto si ha la sensazione (forse solo da parte mia) di stare meglio appena si entra in una di questa casette.
Infine, si tratta di un sistema costruttivo che perde le sue origini nella notte dei tempi, la costruzione delle case in terra oggi visibili, risale nella maggior parte dei casi, alla metà dell'800, quando si iniziò gradualmente ad abbandonarle per costruire case che necessitassero di minor manutenzione, anche se alcuni continuano ad autocostruirne per scopi ludico-educativi (io ho in progetto di realizzarne una con i miei amici!).
Scusa se sono stato un po' prolisso ma l'argomento mi coinvolge parecchio.
cia'
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