INTERRUZIONE CILA

messaggio inserito mercoledì 22 maggio 2019 da Alessandro

[post n° 421535]

INTERRUZIONE CILA

Buongiorno mi serve un consiglio riguardo un lavoro di ristrutturazione a Napoli. Avevo cominciato i lavori presentando regolare CILA. Dopo le demolizioni ci si è resi conti della necessità di intervenire sul solaio di calpestio tra i due appartamenti con la completa demolizione e ricostruzione dello stesso. Essendo un elemento strutturale la CILA non va più bene e dovrebbe intervenire una SCIA. Il proprietario vuole affidare questo intervento (la sostituzione del solaio) ad un ingegnere. Ora le domande sono. La CILA va chiusa? e come?.....oppure l'ingegnere farà un apliamento procedurale con la SCIA assorbendo anche i compiti della CILA chiudendola automaticamente?
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...C.I.L.A.da chiudere giocoforza con le opere parzialmente concluse sino al momento dell'interruzione (con annessa V.S.I. catastale se necessaria e F.I.R.), in quanto non essendo un titolo autorizzativo, non può essere oggetto di variante...per poi rilanciare con una sontuosa S.C.I.A. ad assentire opere meramente "daa'ngegneri", con annesso distributivo interno eventuale e/o residuale...
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una "sontuosa SCIA" nun se po' sentì!
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@Alessio...e famme declamà 'gni tanto!
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Grazie. Quindi devo anche accatastarlo a quello che c'è fino al momento d'interruzione lavori?
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@alessandro...se vi è stata una V.S.I. anche parziale che ha modificato lo status quo ante direi proprio di si...
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scusate ma possono stare benissimo in parallelo le due pratiche. La cila per la modifica di distributivo interno e la scia per l'intervento sul solaio. Tra l'altro la SCIA la può fare benissimo l'architetto che sta facendo la cila e dirigendo i lavori allegando la documentazione di avvenuto deposito dei calcoli dell'ingegnere. Insomma va benissimo chiamare l'ingegnere ma si occupa solo della parte di deposito strutture e di direzione lavori strutturali se serve. Dove lavoro io in un centro storico è all'ordine del giorno: si inizia con cila e poi man mano che emergono problemi che prima non si vedevano (vuoi per contropareti, vuoi per controsoffitti, ecc.ecc.) si ricorre all'ingegnere per la prestazione specialistica. E alla fine di tutto si fa il docfa. Non vedo la necessità di aprire, chiudere, interrompere pratiche, accatastare variazioni parziali non definitive.....
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...vero kia...nessuno gli vieta di poter agire anche in questo modo...salvo poi ricordarsi bene cosa dichiarare e cosa produrre a livello di documentazione nell'una e nell'altra pratica...
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beh, inGeo quello è chiaro e ci mancherebbe altro che uno si perdesse i pezzi per strada. Per quello consiglierei di fare come ho scritto sopra e come facciamo noi in studio. L'ingegnere ok ma solo per la parte strutturale di deposito mentre il tecnico che sta conducendo la "pratica madre", chiamiamola così, coordina tutta la parte burocratica comunale quindi anche la SCIA. Non vedo proprio la necessità che la Scia la faccia l'ing. anzi è solo una complicazione inutile. E' come se ad un certo punto per una decisione progettuale del committente ci sia la necessità di interpellare uno studio di termotecnici....cosa si fa? Lo si chiama per la parte di competenza e fine.
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Kia lo so che può farlo anche l'architetto (ci mancherebbe) e che penso che visto che la scia permette anche di inglobare le opere della cila e che comunque questa va aperta, è inutile tenerle aperte entrambe. Tanto non è cambiata nemmeno la distribuzione interna quindi non andrebbe fatto nemmeno l'accatastamento...cmq siete stati super utili...lunedì decideremo col cliente
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