Discordanza tra dato misurato sul progetto e quote indicate

messaggio inserito giovedì 22 ottobre 2020 da archspf

[post n° 438581]

Discordanza tra dato misurato sul progetto e quote indicate

Cari collegi, mi rimetto alla vostra maggiore esperienza nel merito della seguente questione.
Intervenendo spesso su immobili datati, costruiti con progetti in tempi altrettanto remoti ("epoche" in cui ancora esistevano i tecnigrafi ed il disegno a mano :-P) riscontro frequentemente una mancanza di corrispondenza (esatta) tra il dato indicato della quota lineare e la lunghezza effettivamente misurabile dell'elaborato grafico allegato ad una qualsiasi autorizzazione.

In pratica mi ritrovo con una evidente incongruenza tra la misura indicata e quella "prelevabile" dal disegno, misurino alla mano su cartaceo: ampiamente oltre ogni ragionevole tolleranza o errore di disegno e di misurazione, il che già mi porterebbe a "pensar male". Per esempio la quota indica 2.30, ma la misura è 2.60!

Poichè questo determina quasi sempre sensibili differenze con gli effettivi parametri edilizi (sagoma - specie in edifici di forma irregolare - e di riflesso superfici, cubature, ecc.) volevo capire se, a vostro giudizio, prevalga il dato numerico oppure il disegno.
Ringrazio anticipatamente.
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In questi casi bisognerebbe verificare quale delle due misure è la più attendibile,
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A mio avviso prevale la quota scritta, non ho mai trovato che fosse corretto prendere le misure con la squadra. Anche ora nell'era della tecnologia noto che le stampanti, specie quelle a getto di inchiostro, non stampano perfettamente in scala anche se la scala di stampa è il 100%. La quota scritta è quella effettivamente dichiarata.
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Quoto eli71. Essendo una che ha iniziato quando si usava ancora il tecnigrafo (per la verità in epoca di "transizione") posso confermarti che spesso le quote scritte servivano a "rettificare" piccoli errori nel disegno.
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La quota scritta prevale su quella rilevabile con la riga, sempre.
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E cosa fare allora se, ricostruendo il disegno in base alle quote indicate, questo non si "chiude": sta qui l'inghippo, pur comprendendo che ha logica riferirsi al dato numerico.
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Quoto gioma, si dovrebbe poi verificare con lo stato di fatto.
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L’anno scorso mi è capitato un caso simile e abbiamo fatto una sanatoria per errata rappresentazione grafica. Ovviamente questo si può fare se il tutto rispetta la doppia conformità.
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archspf se il disegno non si "chiude" è il caso di fare un rilievo da capo.
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Intanto grazie a @tutti

@desnip. E' stato fatto. Il problema sta nella non sovrapponibilità (anche per evidenti discordanze grafiche, quali ad esempio facciate disegnate con flessi che invece sono perfettamente dritte ecc.), ma qui si aprirebbe un discorso a parte.

Nel caso prospettato, volendomi soffermare solo sul "ricalco" dello stato di fatto, immaginate una sagoma poligonale, dove sono state indicate delle diagonali erroneamente (o volutamente non lo sapremo mai), è evidente che ricostruendo il disegno dalle sole misure, questi non si "chiuderà" mai, a prescinder dal discorso sul rilievo e da ogni margine di "tolleranza".
Al contrario ricalcandolo perfettamente il disegno si chiude ma le quote non saranno evidentemente quelle trascritte sull'originale...
Non sò se son riuscito a spiegarmi ;-)

Ovviamente non ne faccio un discorso di pignoleria: se fossero stati 10 cm, o il famoso 2% non ne starei nemmeno a parlare, ma come già indicato si sfora ogni soglia limite.

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Mi è capitato, ho confrontato poi tutto con lo stato realizzato. in questi casi ho provato al comune che le misure riportate nel disegno non erano congruenti. Nel mio caso però avevo a disposizione anche le quote degli altri piani, alcune conformi altre no, a suffragare la tesi che il disegnatore quel giorno soffriva di pene d'amore.. Il comune mi ha richiesto "solo" una relazione da allegare alla CILA
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