Dopo il grande successo della prima edizione, si riaprono le iscrizioni per partecipare alla summer school internazionale «After the Damages», un percorso intensivo di alta formazione (gratuito)- tenuto da esperti nazionali e internazionali, tecnici e policy maker - incentrato sulla riduzione e gestione del rischio da catastrofi, ossia sulle azioni da mettere in campo per ridurre gli impatti che gli eventi calamitosi, di origine antropica e naturale, possono avere sul patrimonio costruito.

Il corso offre una formazione intensiva - somministrata online (dal 5 al 20 luglio 2021), in forma sincrona e asincrona, e attraverso l'attività sul campo in sopralluoghi virtuali tematici - comprendendo sia i concetti fondamentali, sia gli strumenti aggiornati per la riduzione del rischio di catastrofi, focalizzando l'attenzione sui molteplici rischi naturali, inclusi eventi composti ed effetti a cascata. Attraverso il ciclo del disastro (mitigazione, preparazione, risposta e recupero) ed in relazione all'interazione dei molteplici pericoli naturali con la società umana, viene dunque esplorato il metodo di riduzione del rischio da catastrofi sul patrimonio costruito esistente.

Il progetto, di alta formazione, è promosso dall'Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Parma, Dipartimento di Ingegneria e Architettura, Università degli Studi di Modena e Reggio-Emilia, Dipartimento di Ingegneria "Enzo Ferrari", Agenzia per la Ricostruzione - Sisma 2012, Regione Emilia-Romagna, Servizio Patrimonio Culturale, Regione Emilia-Romagna, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

La summer school è parte dell'International Academy «After the Damages» che include diversi momenti di confronto, tra cui seminari, talk, e un premio internazionale dedicato alle tematiche della prevenzione e del post-disastro. La scuola nasce lo scorso anno quando il progetto relativo al percorso formativo vince il bando che l'Emilia Romagna riserva ai progetti triennali di alta formazione in ambito culturale, economico e tecnologico. La prima edizione ha avuto un enorme successo, con la partecipazione di  62 studenti provenienti da 18 Paesi e 114 candidature. Grazie al finanziamento regionale, la summer school è completamente gratuita: sono infatti disponibili 60 voucher di formazione a copertura di altrettanti posti disponibili.

 IL BANDO IN "PILLOLE"
Corso di alta formazione AFTER THE DAMAGES

Durata: due settimane (inizio previsto il 5 luglio 2021), per un totale di 104 ore, di cui 40 di didattica frontale, 20 di virtual tour e visite tematiche, 20 di seminari e workshop, 24 di lavoro individuale e workshop finale
Modalità di fruizione: a distanza
Possono partecipare studenti, laureati, dirigenti della Pa, enti governativi, organizzazioni internazionali, ricercatori, specialisti e professionisti

Sbocchi professionali: presso la Pa, gli enti, istituti e le agenzie nazionali e internazionali che operano nell'ambito della prevenzione e gestione dei rischi connessi a eventi ambientali e antropici, studi di progettazione di ingegneria e architettura
Prova finale: consiste in una simulazione progettuale, e relativa discussione delle strategie adottate, sulle tematiche oggetto del corso.
Attestato finale al superamento del 75 per cento delle ore di lezione/attività.

Ammissione: tramite selezione per titoli e colloquio (in lingua inglese)
Numero di posti disponibili: 60
Iscrizioni: entro le ore 12:00 del 25 maggio 2021, mediante l'invio del materiale (modulo di candidatura, copia del documento di identità valido, CV e lettera motivazionale) nello specifico form sul sito www.afterthedamages.com o all'indirizzo di posta elettronica afterdamages@unife.it  
Graduatoria: entro il 31 maggio 2021
Lingua: inglese
Costo: gratuito

Coordinamento didattico-organizzativo:
Claudia PESCOSOLIDO, Università degli Studi di Ferrara.
Sito: www.afterthedamages.com

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Numerose le discipline coinvolte nella complessa lettura di fenomeni e strategie

Le problematiche di gestione, mitigazione e intervento post-catastrofe sono affrontate attraverso un confronto internazionale che coinvolge i massimi esperti di diverse materie. L'approccio è interdisciplinare. Nell'analisi delle casistiche e delle strategie messe in campo entrano infatti in gioco diverse discipline. «La dimensione costruita chiama in causa tecnologie e discipline diverse: l'architettura, la geologia, la fisica, la chimica e in generale tutte le grandi discipline tecniche. Quando poi prendiamo in carico l'aspetto economico-sociale, vediamo che le discipline diventano altre ancora, perché le catastrofi non avvengono nel deserto, ma coinvolgono le comunità». A parlare è Marcello Balzani, co-direttore della scuola con i docenti dell'Università di Ferrara, Riccardo Dalla Negra e Roberto Di Giulio.

«Pensiamo ad esempio agli aspetti spirituali e alla dimensione di fede di un territorio: il terremoto dell'Emilia ha distrutto 400 parrocchie in una notte, in tutta Ferrara sono rimaste due chiese. Anche la dimensione spirituale va ricostruita. Con la dimensione economico-sociale e con quella spirituale entrano in gioco specialisti di diversa natura, come i sociologi, i pedagogisti, gli esperti di queste dimensioni di comunità, nonché di modelli partecipativi. Abbiamo testato esperienze di tale natura durante la "summer" dello scorso anno e lo faremo anche quest'anno», prosegue il professore dando un "assaggio" della complessità delle tematiche trattate e che necessariamente vanno analizzate e affrontate da diversi punti di vista, con l'aiuto di più esperti.

«La dimensione economica - aggiunge Balzani - coinvolge, ad esempio, economisti dei beni culturali, di modelli industriali: il nostro terremoto (dell'Emilia Romagna, nda), è stato il primo terremoto industriale italiano, che per la prima volta ha fatto perdere un punto e mezzo di Pil perché ha colpito migliaia di capannoni». 

La governance e l'esperienza post-sisma in Emilia Romagna

La gestione di processi decisionali complessi è un tema chiave che potrà contare sulla vasta esperienza post-sisma in Emilia Romagna. Un modello che ha dato buoni risultati e che sarà anche messo a confronto con altri esempi nel mondo. Fondamentale il contributo dell'Agenzia per la Ricostruzione - Sisma 2012

«Noi siamo in un Paese complicato: abbiamo una legge della Protezione civile che purtroppo è stata aggiornata e perfezionata nel tempo e delle strutture estremamente efficienti ed efficaci. Dico purtroppo perché il motivo per cui si è arrivato a questo è perché le nostre strutture sono state messe costantemente in operatività negli ultimi anni, a causa di tre eventi importanti: i terremoti dell'Emilia Romagna, dell'Aquila e dell'Italia centrale, cui si sono affiancate le alluvioni e le altre attività di protezione civile come quelle legate alla pandemia», spiega Enrico Cocchi, direttore dell'Agenzia per la ricostruzione sisma 2012 - Regione Emilia Romagna, nonché membro del comitato scientifico della summer school. 

Si è lavorato per perfezionare le azioni di primo intervento, ma lo stesso non è avvenuto in Italia per le fasi successive. «Nelle fasi della cosiddetta ricostruzione non c'è una legge quadro, si affastellano tanti provvedimenti legislativi, quindi il contributo che noi diamo alla summer school - afferma Enrico Cocchi - è quello di poter rappresentare delle modalità di intervento che abbiamo applicato in un unicum: nel nostro caso il modello organizzativo prevede un commissario che è anche presidente della Regione, mentre sia in Italia centrale che all'Aquila il commissario è un'emanazione del Governo, quindi il nostro modello organizzativo è diverso».

«I nostri tre commissari, così li abbiamo definiti, ossia quello dell'Emilia, della Lombardia e del Veneto - aggiunge Enrico Cocchi - hanno messo in atto un tipo di processo che è simile a quello degli altri territori, ma che ha anche delle sue specificità e dei suoi comportamenti (si pensi all'istituzione della commissione unica, nda). In più abbiamo un altro tema: noi abbiamo dovuto affrontare almeno due situazioni completamente diverse, che sono da una parte la dimensione produttiva, in quanto il terremoto, detto dei capannoni, ha colpito un'area di pianura, non solo fortemente antropizzata, ma che dà anche un contributo importante al Pil nazionale. Dall'altra, c'è il discorso dei materiali, e qui entriamo proprio nel merito del restauro e delle tipologie di intervento, con le specificità del caso, in quanto a differenza dell'Aquila, del Friuli o della Campania, in Emilia Romagna il materiale primario è il cotto».

Va anche considerato il caso particolare dei beni pubblici colpiti dal sisma dell'Emilia Romagna: «L'80 per cento di essi - riferisce ancora Cocchi - ha un vincolo primario di sovraintendenza, ha un grandissimo pregio e quindi anche le modalità di intervento, una per tutte l'utilizzo delle fibre piuttosto che di altri comportamenti, hanno delle caratteristiche di novità». 

L'approccio internazionale

«Abbiamo immediatamente progettato la summer school con un grande valore internazionale», riferisce Federica Maietti, docente all'Università degli Studi di Ferrara e tra i responsabili scientifici dell'After the Damages. «La rete dei partner internazionali - continua la professoressa - si è attivata immediatamente in fase di candidatura del progetto (per l'ottenimento del finanziamento regionale, nda): attraverso lettere di interesse, vari istituti hanno manifestato la volontà di partecipare alla summer school». «In fase di candidatura abbiamo contattato centri di ricerca in Armenia e in Brasile, con cui collaboriamo da tempo, colleghi in Francia, tra cui un centro di ricerca che si occupa di gestione del patrimonio. Abbiamo coinvolto esperti dell'Ecuador, la facoltà di ingegneria civile di Fuzhou, in Cina, un docente delle Faroe Islands che si occupa di monitoraggio, poi abbiamo esperti dall'India, dalla Spagna, dalla Turchia, dalla Slovenia». «Si tratta - precisa - dei faculty members che abbiamo coinvolto in fase di progettazione e che sono entrati a far parte, una volta che questo progetto è stato finanziato, della summer school. Poi si è strutturata un'ulteriore rete, ad esempio da quest'anno partecipa, anche come membro del comitato scientifico, il presidente di Icomos Messico». 

Tanti e diversi i casi studio che saranno presentati durante la summer school. Federica Maietti cita il caso del «Nepal che quest'anno parteciperà nella giornata alla Biennale di Venezia con l'esempio della gestione post-sisma. La collega armena, invece, porterà esempi di aspetti di resilienza ai rischi naturali e al cambiamento climatico, occupandosi in modo specifico del patrimonio armeno. La collega spagnola porterà alcune ricerche specifiche della penisola iberica sulle architetture costruite con materiale naturale, si tratta di studi su rischi naturali, sociali e antropici e di strategie per incrementare la resilienza di queste architetture».

Altro tema in calendario è «il patrimonio dell'architettura moderna in Brasile e le relative strategie per la salvaguardia e la protezione di questo patrimonio». «Un collega della Cina - aggiunge Federica Maietti - illustrerà alcuni studi specifici su analisi di monitoraggio strutturale di edifici ed infrastrutture. È anche molto interessante vedere come le varie tematiche si relazionino agli aspetti normativi, perché chiaramente ogni Paese ha delle pratiche, e anche una cultura, differenti. Inoltre, ogni esperienza internazionale sarà messa a confronto con una italiana».

Restauro, manutenzione e casi studio

La summer school «nasce proprio dalla voglia di capitalizzare un'esperienza di più di un soggetto, nella fattispecie: l'Agenzia per la ricostruzione e il dipartimento di Architettura (dell'Università di Ferrara, nda) come struttura che è stata coinvolta in una convenzione di ricerca per strategie di ricostruzione, se non proprio per definire linee di intervento in specifici cantieri. Il restauro è uno dei riferimenti fondamentali per la costituzione della summer school, non solo perché gli aspetti più propriamente connessi alle strategie di intervento sono legati certamente alla fase di post-danno, ma anche per identificare le soluzioni in grado anche di prevenire certe situazioni di emergenza», spiega Manlio Montuori dell'Università degli Studi di Ferrara e membro del comitato tecnico-scientifico della summer school.

Rientrano negli interessi cardine della scuola - sottolinea Montuori - «le strategie legate al miglioramento del comportamento antisismico dei fabbricati, sia in termini di edilizia di base che in termini di edilizia specialistica. Il patrimonio costruito storico o il patrimonio culturale costruito sono osservati da diversi punti di vista - aggiunge -, non preoccupandosi soltanto della testimonianza più aulica, come può essere l'edilizia specialistica, ma anche del tema dell'edilizia in aggregato». 

Lo scorso anno sono stati organizzati dei virtual tour alla Collegiata di Santa Maria Maggiore a Pieve di Cento (Bologna), alla Cattedrale di Santa Maria Maggiore a Mirandola (Modena); a Palazzo Schifanoia a Ferrara; a Palazzo Sartoretti a Reggiolo (Reggio Emilia). E in maniera simile, nuovi casi studio saranno presentati anche quest'anno.

Tra gli argomenti principali non può mancare, inoltre, la digitalizzazione. «La digitalizzazione della filiera, anche a supporto di processi di conoscenza quali il rilievo, la diagnostica e la documentazione del patrimonio costruito esistente, è un tema trasversale che emerge, fin dalla prima edizione della summer school, come centrale nelle diverse declinazioni che la gestione del rischio comporta», aggiunge Fabiana Raco, Università degli Studi di Ferrara e membro del comitato tecnico-scientifico della summer school. «Tecnologie Ict integrate e tecnologie chiave abilitanti favoriscono - prosegue -, in modo sempre più diffuso, approcci interdisciplinari al progetto, alla gestione e valorizzazione dei beni e guidano la sempre più efficace collaborazione tra soggetti pubblici e privati, anche nell'ottica dello sviluppo di piattaforme di condivisione della conoscenza».

La «Summer» approda alla Biennale di Venezia

Il 7 luglio la summer school approderà alla Biennale di Venezia. «Abbiamo deciso di portare la "summer" all'interno del Padiglione Italia alla Biennale di architettura di Venezia. Saremo lì con relatori internazionali e i nostri referenti regionali. L'obiettivo è collocarci nel cuore della discussione, anche a livello internazionale, partecipando ad eventi importantissimi come quello che Alessandro Melis sta organizzando al Padiglione Italia», spiega Marcello Balzani.

«Lo spirito - continua il professore - è quello di mettere a disposizione le riflessioni e di condividere le esperienze, di confrontarsi, ascoltare gli altri». A dimostrazione di ciò, «gli atti della summer school dell'anno scorso saranno raccolti in 700 pagine: una pubblicazione, completamente "free" ed in lingua inglese, accreditata all'editore Taylor & Francis». 

Il cambiamento climatico come tema trasversale

I cambiamenti climatici entrano tra gli argomenti della summer school in modo trasversale. «È un tema caldissimo perché riguarda i livelli del mare, il salvataggio di siti, le comunità, quindi il cambiamento climatico è lo spettro che ci troviamo di fronte per il 90 per cento di quello che ci capita. Sarà affrontato nelle gradazioni specifiche di ogni approccio, altrimenti avremmo dovuto dedicarvi l'intera summer school. L'Iccrom osserverà il tema dal suo punto di vista, lo stesso chi studia la vulnerabilità idrogeologica: ciascun esperto chiamato a presentare la sua esperienza, affronterà la tematica dal suo punto di vista, anche presentando delle metodologie», chiosa Marcello Balzani. 

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