Maurizio Sacripanti. Expo Osaka '70

Mostra a cura di Carlo Serafini ed Esmeralda Valente

Il MAXXI dedica un mostra al padiglione italiano pensato da Maurizio Sacripanti nel 1970 per l'Esposizione Internazionale di Osaka. Un progetto innovativo fatto di una sequenza di volumi imprevedibili.

Roma, fino al 25 ottobre 2015

mostre e convegni

Roma, fino al 25 ottobre 2015

Una struttura in movimento in cui il tempo diventa quarta dimensione, una sequenza di volumi imprevedibili, pannelli metallici oscillanti che creano spazi sempre nuovi: era questo il padiglione italiano pensato da Maurizio Sacripanti nel 1970 per l'Esposizione Internazionale di Osaka. Un progetto innovativo su cui, a 35 anni di distanza, in occasione di Expo Milano 2015, il MAXXI riflette con la mostra Maurizio Sacripanti. Expo Osaka '70 a cura di Carlo Serafini ed Esmeralda Valente.

Fino al 25 ottobre 2015 nello spazio del Centro Archivi MAXXI Architettura, la mostra presenta il progetto redatto da Sacripanti con A. Nonis, M. Dècina, G. Perucchini, A. Latini, A. Perilli, R. Pedio e G. Leoncilli per il padiglione italiano a Osaka ‘70 nell'ambito del concorso che ha poi visto vincitrice la proposta di Tommaso e Gilberto Valle.

Maurizio Sacripanti, modello del Padiglione italiano per l'Expo Osaka '70

Questo progetto, senza allontanarsi da una effettiva concretezza architettonica, racchiude in sé originalità, invenzione e soprattutto una concezione dell'architettura come declinazione di alternative, come un prodotto dinamico. La funzione espositiva del padiglione viene assolta dal gruppo di progettisti all'interno di un involucro dalle precise connotazioni tecnico-costruttive, ma ciò che ha reso unico il progetto è proprio lo spazio architettonico, capace di mutare nel tempo e nello spazio e di offrire un'esperienza sensoriale nello stesso tempo imprevedibile e concreta.

Il progetto di Sacripanti comprende due piani espositivi sospesi e una doppia serie di sette «lame» circolari di dimensioni decrescenti, sostenute in verticale da torri metalliche. Queste «lame» oscillanti, azionate da un sistema pneumatico, si muovono in modo indipendente l'una dall'altra, generando spazi interni/esterni sempre diversi, anche per il flettersi e il tendersi del mantello esterno realizzato in materiale plastico. Obiettivo principale della struttura è garantire una "combinatorietà" infinita, realizzare modifiche spaziali mai ripetitive.

Ruolo di particolare rilievo è affidato alla luce che attraversa le membrane trasparenti del mantello esterno, con traiettorie sempre differenti dovute ai diversi gradi di inclinazione; rifrazioni luminose che contribuiscono alla ulteriore dilatazione/contrazione dello spazio espositivo del padiglione.

Periodo espositivo: la mostra resterà aperta fino al 25 ottobre 2015
MAXXI, Sala Centro Archivi, Via Guido Reni 4/a - Roma.

Orario di apertura: 11.00 - 19.00 (mart, merc, giov, ven, dom) | 11.00 - 22.00 (sabato) | chiuso il lunedì, Ingresso gratuito per studenti di arte e architettura dal martedì al venerdì.

web www.fondazionemaxxi.it


Maurizio Sacripanti (1916-1996)

Si laurea nel 1942 a Roma, dove per molti anni ricoprirà la cattedra di Composizione architettonica. All'attività di docente affianca quella di progettista e scrittore. Il suo pensiero è fortemente segnato dalle amicizie con artisti, letterati e scienziati che hanno profondamente inciso sulla sua vita di architetto, anche in virtù del suo essere un convinto sostenitore dell'inscindibilità delle discipline artistiche.

Pochi anni dopo la laurea vince il primo premio nel concorso per la sistemazione di Piazza Garibaldi a Perugia. È il segno di quella precocità dell'invenzione che è la cifra significativa della sua attività progettuale. Dopo alcune realizzazioni di complessi residenziali di chiara matrice razionalista, negli anni Sessanta Sacripanti comincia a sperimentare un linguaggio che porta alla frantumazione del volume. È il caso del lavoro di scavo del volume cui è sottoposta la torre del grattacielo Peugeot a Buenos Aires (1961). Nei concorsi per il teatro di Cagliari (1964-65) e per quello di Forlì (1974-77) enfatizza la predilezione per lo spazio scenico mobile e per la macchina teatrale, una rilettura del gropiusiano "total theater" attraverso un linguaggio di segni che si rifanno a Kahn.

Da menzionare è senz'altro il progetto per il Padiglione Italiano all'Esposizione Internazionale di Osaka 70, che per Sacripanti si traduce in una occasione sperimentale e creativa privilegiata per dare forma al tema dello spazio in movimento, che caratterizza molti dei suoi progetti. Il tema dell'articolazione volumetrica si ritrova anche negli edifici scolastici degli anni Settanta e Ottanta, a Molfetta e a Sant'Arcangelo di Romagna. La sua carriera culmina con la costruzione del Museo civico "Parisi-Valle" a Maccagno (Varese) (1979-98) per il quale riceve il Premio In/arch 1991-1992. La ricerca del significato materico dell'architettura si manifesta nella ricerca di un segno poco aggraziato nei disegni, ma soprattutto nella passione per l'espressività plastica del cemento armato.

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