Cliché e stereotipi sugli architetti, parodie della casa moderna, scandali generati dai progetti urbani: può la satira diventare uno strumento complementare per studiare l'architettura?
Al Teatro dell'architettura Mendrisio, fino al 29 marzo 2026, la mostra ARCHISATIRE. Una controstoria dell'architettura, promossa dall'Accademia di architettura dell'Università della Svizzera italiana, propone un punto di vista volutamente irriverente, in cui ironia e umorismo si affiancano alla critica disciplinare.
Curato da Gabriele Neri, storico dell'architettura e professore al Politecnico di Torino, il progetto espositivo contrappone, attraverso quattro sezioni tematiche, la narrazione storica più rigorosa a un vasto repertorio di materiali satirici che, dal Seicento a oggi, mettono in discussione l'immaginario solenne dell'evoluzione dell'architettura e delle città. Due mondi paralleli - quello ufficiale e quello umoristico - composti da caricature, vignette, illustrazioni e immagini, che restituiscono una versione alternativa di commento critico, diretto e spesso spietato, sul progetto architettonico.
Nata da un lungo lavoro di ricerca condotto in collaborazione con la Biblioteca dell'Accademia di architettura dell'USI (Università della Svizzera italiana), nonché da una passione personale del curatore, l'esposizione riunisce disegni, cartoons, manifesti, modelli, riviste e giornali, volumi a stampa, fotomontaggi e materiali filmici, volutamente lontani dalla celebrazione dei grandi maestri. Documenti che portano alla luce questioni spesso eluse dalla storiografia tradizionale, come il reale impatto del progetto sulla vita quotidiana e le sue ricadute psicologiche e sociali nelle trasformazioni urbane.
Tra gli autori e i materiali esposti figurano William Hogarth, Honoré Daumier, George Cruikshank, Piero Portaluppi, Mino Maccari, Leo Longanesi, Saul Steinberg, Alessandro Mendini e Ugo La Pietra. Il percorso è arricchito dalla proiezione di film e sequenze cinematografiche, da One Week di Buster Keaton a The Fountainhead, Mon Oncle e Playtime di Jacques Tati, fino a Koolhaas Houselife di Ila Bêka & Louise Lemoine.
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A sinistra:"Archisatire. Una controstoria dell'architettura"-Teatro dell'architettura Mendrisio©Foto Enrico Cano. A destra: "Archisatire. Una controstoriadell'architettura"-Teatro dell'architettura Mendrisio con il modello realizzato dalle studentesse e dagli studenti dell'Accademia di architettura. Riproduzione pedagogica della Villa Arpel, progettata da Jacques Lagrange per il film "Mon Oncle" di Jacques Tati © Les Films de Mon Oncle-Specta Films CEPEC. ©Foto Enrico Cano.
Le quattro sezioni tematiche
L'architetto in caricatura
La prima sezione decostruisce la figura del progettista attraverso le sue molteplici deformazioni ironiche. Dai ritratti celebrativi dell'antichità ai riferimenti cinematografici contemporanei - come The Fountainhead e The Brutalist - fino alle caricature prodotte tra Rinascimento e Novecento, il percorso mostra come l'architetto sia stato, nel tempo, oggetto di mitizzazione ma anche di derisione pubblica, oscillando tra genio solitario, bersaglio polemico e figura autoironica.
La caricatura opera per eccesso e semplificazione, accentuando tratti, atteggiamenti e posture fino a renderli immediatamente riconoscibili. Proprio nella distorsione emergono angoli che la narrazione ufficiale tende a smussare: l'ego professionale, la distanza tra ambizione progettuale e uso reale degli edifici, la percezione pubblica dell'architetto come autore distante o incomprensibile. L'immagine satirica quindi rende visibili aspetti latenti, esagerando stereotipi e cliché.

"Archisatire. Una controstoria dell'architettura"-Teatro dell'architettura Mendrisio; in mostra: Francesco Milizia, Principi di architettura civile (1832) e Rem Koolhaas sulla copertina di L'Uomo Vogue (4/2008). ©Foto E. Cano.
Scandali urbani
Si prosegue con le grandi trasformazioni delle città e sulla comparsa di edifici che, al momento della loro realizzazione, hanno generato rifiuto, polemica o spaesamento. Dal Crystal Palace alle architetture di Antoni Gaudí a Barcellona, dalla Loos Haus alla Stazione di Firenze, fino al Guggenheim Museum, al Centre Pompidou e alla Sydney Opera House, il percorso restituisce una costellazione di casi in cui l'architettura ha interrotto consuetudini visive, abitudini urbane e aspettative collettive.
Illustrazioni, vignette e materiali filmici documentano le reazioni popolari e mediatiche a questi interventi, mostrando come l'architettura diventi spesso un tema di dibattito culturale prima ancora di essere accettata come parte del paesaggio urbano. La satira intercetta il momento della frattura: quando l'edificio è ancora percepito come corpo estraneo, oggetto di scandalo o di ironia, e l'opinione pubblica si concentra non tanto sulle qualità spaziali quanto sul suo impatto culturale, sociale e identitario.

A sinistra: Saul Steinberg, Chest of Drawers Cityscape, 1950. Morgan Library & Museum, New York; dono di The Saul Steinberg Foundation ©The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS), New York. A destra: Albert Levering, The Future of Trinity Church, "Puck", 6 marzo /March 1907. Courtesy Library of Congress, Prints and PhotographsDivision.
La casa irrazionale
La sezione esplora, con uno sguardo ironico, le relazioni tra funzionalismo, progresso tecnologico e pratiche quotidiane dell'abitare, mettendo in discussione l'idea moderna della casa come spazio pienamente razionale e governabile. Le immagini satiriche mostrano come l'ideale di efficienza, ordine e controllo abbia spesso prodotto ambienti percepiti come rigidi, scomodi o addirittura ostili alla vita domestica.
Dal Bauhaus ai giorni nostri, la satira prende di mira i nuovi modelli dell'abitare, evidenziandone le contraddizioni e gli effetti inattesi sull'esperienza quotidiana. Attraverso l'esagerazione e il paradosso, emergono i limiti di una progettazione che, nel tentativo di ottimizzare ogni funzione, finisce per trascurare l'imprevedibilità dei gesti, dei corpi e delle relazioni.
Ne risulta una lettura alternativa dell'architettura residenziale, che ribalta le promesse della modernità domestica, in cui l'abitazione, invece di adattarsi a chi la vive, impone regole, percorsi e comportamenti, alimentando il divario tra modello teorico e uso reale.

A sinistra: William Heath Robinson, pagine da W. Heath Robinson, K.R.G. Browne, How to Live in a Flat, Hutchinson & Co, London 1936. A destra: Mino Maccari, Un'indigestione di Razionale / An Indigestion of Rationalism, "Il Selvaggio", 15 agosto / August 1936. Courtesy Eredi / Estate Mino Maccari
Caricature d'architetto
Chiude il percorso una raccolta di lavori di progettisti che hanno adottato il disegno satirico e il linguaggio del fumetto come forme di espressione parallele alla pratica professionale, oppure come parentesi ironica rispetto alle sue rigidità quotidiane.
Attraverso schizzi, vignette e narrazioni grafiche, architetti come Alessandro Mendini e Ugo La Pietra elaborano una riflessione autocritica sulla disciplina, oscillando tra ironia, disincanto e libertà espressiva. Il disegno diventa così uno spazio autonomo, in cui il professionista può prendere distanza dal cantiere, dai vincoli normativi e dalle aspettative del committente, osservando il progetto da una prospettiva più libera e leggera.

Los von der Architektur (Liberi dall'architettura/Freefrom Architecture), "Illustrirtes Wiener Extrablatt", 1 gennaio / January1911.
Il catalogo "Satira dell'architetto. Controstoria di una professione attraverso la caricatura"
In occasione della mostra è stato pubblicato il volume Satira dell'architetto. Controstoria di una professione attraverso la caricatura di Gabriele Neri, edito da Mendrisio Academy Press in coedizione con le Edizioni Casagrande. Dal Seicento ai nostri giorni, caricature, vignette e cartoons apparsi su giornali, riviste e, più recentemente, sui canali digitali restituiscono un'immagine anticonvenzionale della professione architettonica, distante dai ritratti celebrativi.
Come scrive Neri, "si tratta di un'immagine alterata: la caricatura distorce, estremizza, deforma il suo oggetto di riferimento. Ma proprio dall'esagerazione emergono tratti interessanti: tra attacchi ad personam e cliché estesi all'intera categoria, le innumerevoli varianti della satira grafica ci mostrano l'architetto da prospettive non convenzionali e poco battute dalla storiografia ufficiale". La galleria di illustrazioni raccolte nel volume rafforza così uno degli assunti centrali del progetto: l'attenzione costante della satira verso l'architettura non ne ridimensiona il valore, ma ne conferma il ruolo pubblico e sociale, evidenziando quanto la disciplina continui a incidere sull'immaginario collettivo.

A sinistra: Federico Babina, Archicards. Le Corbusier, 2016. © Federico Babina. A destra: Louis Hellman, Late Corb, 2000. © Louis Hellman / RIBA Collections.
ARCHISATIRE. UNA CONTROSTORIA DELL'ARCHITETTURA
fino al 29 marzo 2026
Dove: Teatro dell'architettura
via Alfonso Turconi 25, 6850, Mendrisio (TAM)
Orari:
giovedì e venerdì, ore 14-18
sabato e domenica, ore 10-18
lunedì e mercoledì chiuso (apertura su prenotazione per gruppi e classi)
COSTO:
Intero→10 euro
Ridotto→ 7 euro (docenti con tessera, FAI Italia, FAI Swiss, OTIA, AVS/AI, gruppi)
Ingresso gratuito→ studenti, collaboratori e docenti USI-SUPSI, AMS-ICOM, Amici dell'Accademia di architettura, tutti fino ai 18 anni e tutti gli studenti delle scuole del Cantone Ticino
+info: tam.usi.ch | arc.usi.ch
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