Quella che viene raccontata in questa mostra - visitabile fino al 24 ottobre presso l'Accademia di san Luca, a Roma - è la storia di una Cina lontanissima dall'immagine delle megalopoli ipertecnologiche, dei grattacieli e delle grandi infrastrutture. Al contrario, quella di Xu Tiantian, fondatrice dello studio DnA_Design and Architecture (2004), è la storia di una Cina composta di piccoli villaggi, paesaggi rurali e architetture vernacolari, dove il patrimonio costruito diventa occasione per sperimentare, insieme alla comunità, nuove forme di recupero, fruizione, condivisione e abitabilità.
È da questa prospettiva così diversa dall'immaginario architettonico comune che prende forma «Come aperto dal Cielo. Nuovi paesaggi nell'architettura cinese», il ciclo di mostre e conferenze, in programma tra l'autunno 2026 e l'inizio del 2027, curate da Francesco Cellini e Gaetano Di Gesu in collaborazione con Palatina Cultural Group, concepite come autoritratti in grado di restituire non soltanto le opere, ma anche i processi e i riferimenti culturali che orientano la ricerca dei progettisti selezionati.
Quattro protagonisti - due giovani professionisti e due Premi Pritzker - con quattro differenti approcci al progetto, accomunati dall'interesse per il rapporto tra architettura e luogo, tradizione e trasformazione: dopo Xu Tiantian, sarà infatti la volta, il 23 novembre, di Zhang Ke, fondatore di ZAO/standardarchitecture; mentre sono attesi per il 2027, con date ancora da confermare, Wang Shu, Premio Pritzker 2012 e direttore artistico della Biennale Architettura 2027 e Liu Jiakun, Premio Pritzker 2025.
indice dei contenuti
Dialogo tra Oriente e Occidente
A dare un significato particolare all'iniziativa, anche il luogo che la ospita. Fondata alla fine del Cinquecento, l'Accademia Nazionale di San Luca è infatti una delle più antiche istituzioni della cultura artistica italiana, da oltre quattro secoli punto di riferimento per pittura, scultura e architettura, ancora oggi impegnata a promuovere il confronto tra discipline e culture progettuali.
E questi incontri mettono proprio a confronto i nuovi linguaggi che la Cina sta elaborando con alcune esperienze dell'architettura italiana, soprattutto sul tema città-campagna, del paesaggio e della rigenerazione urbana, cosa che conferisce all'iniziativa un valore simbolico: l'incontro fra Oriente e Occidente, ospitato nel cuore della cultura architettonica italiana, che rivela sorprendenti affinità nel modo di affrontare la trasformazione del paesaggio contemporaneo.
Il titolo, "Come Aperto dal Cielo", richiama il primo trattato sulla progettazione dei giardini di epoca Ming, lo Yuanye, nel suo nucleo teorico principale: il giardino cinese classico non finge di essere natura, sa di essere artificio, ma lavora perché l'artificio si renda irriconoscibile come tale nell'esperienza di chi lo attraversa. È un principio che, riletto in chiave contemporanea, continua oggi a orientare e ispirare la ricerca dei più grandi architetti cinesi. Una suggestione che diventa chiave di lettura per esplorare un'architettura meno interessata all'autoreferenzialità delle forme e più attenta alle specificità e ai bisogni reali dei luoghi. Un'architettura fatta attraverso un lavoro capillare sul patrimonio esistente, con interventi a volte piccolissimi, ma sempre in equilibrio tra pragmatismo e ricerca figurativa astratta. Un'occasione utile per riflettere, anche da una prospettiva occidentale, e raccontare una Cina plurale, distante da linguaggi omogenei e modelli precostituiti. Un'architettura che definiremo rurale se non provinciale, realizzata da autori affatto provinciali, che anzi, dopo essersi formati nelle migliori scuole e aver visto il mondo e la sua dimensione internazionale, hanno scelto di tornare a casa e rielaborare la loro sensibilità tradizionale in un'ottica contemporanea, glocal e low tech.
Xu Tiantian: piccoli interventi, grandi trasformazioni
Prima protagonista del ciclo, Xu Tiantian - classe 1975, una formazione tra Pechino, Harvard e studio OMA - è tra le figure più rappresentative di questa sensibilità.
Durante il suo percorso professione - premiato internazionalmente dallo Swiss Architectural Award al Wolf Prize for Architecture 2025, fino al titolo freschissimo di Architects of the Year agli ICONIC AWARDS 2026, appena ritirato in Germania - ha infatti sviluppato un metodo da lei stessa definito «agopuntura architettonica»: interventi di co-design puntuali, spesso di piccola scala (e quindi di piccolo budget), capaci però di innescare processi profondi di rigenerazione economica, sociale e culturale nelle aree in cui sono fatti. Questo metodo, è oggi indicato dal Programma delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani (UN-Habitat) come modello globale di integrazione tra ambiti urbani e rurali.
Qualche esempio?
Solo nella contea di Songyang, nello Zhejiang (un'area interna grande all'incirca come il Molise, a vocazione prevalentemente agricola) questo approccio trova applicazione attraverso una rete di oltre venti realizzazioni: fabbriche artigianali, infrastrutture e spazi collettivi restituiti alle comunità.
Dalla Tofu Factory - un padiglione di legno leggero adagiato su una topografia terrazzata composto da 6 compartimenti per altrettante procedure di lavorazione, aperto al pubblico - allo Huming Tea Space, dalla Brown Sugar Factory allo Shimen Bridge - che dopo anni riunisce la connessione di due villaggi separati dal fiume - alle Jinyun Quarries, cave dismesse che diventano luoghi per la cultura, dove l'architettura non si impone come oggetto isolato, ma lavora sulle potenzialità del contesto naturale, pur nella sua complessità, riattivando usi, relazioni e risorse locali attraverso uno scenografico sistema di percorsi, vasche d'acqua, balconate, palchi e scalinate di legno.
Da togliere il fiato.
La mostra
La mostra romana, in particolare, concentra l'attenzione su un altro capitolo della ricerca di Xu Tiantian: il recupero dei Tulou nella provincia del Fujian, sito UNESCO, grandi strutture comunitarie in terra battuta, spesso circolari, profondamente legate alla cultura Hakka e a un modello di vita collettiva oggi messo in discussione dallo spopolamento e dai cambiamenti sociali. I Tulou diventano così laboratori di trasformazione: spazi abitativi, luoghi per attività culturali, produttive e collettive, dove l'inserimento di nuove funzioni cerca di garantire continuità a un'identità e un patrimonio altrimenti destinato all'abbandono.
L'allestimento, essenziale e privo di effetti scenografici, affida a modelli architettonici, fotografie, disegni e schemi progettuali il racconto delle differenti strategie di riuso adattivo nel lavoro di Xu Tiantian, il cui merito è soprattutto quello di spostare l'attenzione dalla sola conservazione dell'oggetto architettonico alla possibilità di mantenerne vivo il ruolo sociale, attraverso interventi che cercano un equilibrio tra memoria e nuove economie locali.

Allestimento mostra opere Xu Tiantian · Foto © Stefano Cirianni
Il video della conferenza di Xu Tiantian
con Francesco Cellini e Gaetano Di Gesu . proiettati i progetti

Xu Tiantian, Gaetano Di Gesu e Francesco Cellini · Foto Stefano Cirianni
COME APERTO DAL CIELO.
Nuovi paesaggi dell'architettura cinese
ciclo di mostre e conferenze
Mostra Xu Tiantian
1-24 ottobre 2026
dove
Accademia Nazionale di San Luca
Palazzo Carpegna, piazza Accademia di San Luca 77, Roma
Prossime conferenze
- Zhang Ke 23 novembre 2026
- Wang Shu e Liu Jiakun nel 2027, date da confermare.
pubblicato il:
