Era il 2003 quando Richard Rogers venne chiamato dal Comune di Scandicci a confrontarsi con una delle questioni più complesse della città contemporanea: trasformare una città satellite in un nuovo centro urbano dell'area vasta fiorentina.
Fu un episodio davvero importante per il capoluogo toscano, il cui progetto verrà ricordato nel corso di un incontro - organizzato da Firenze Domani, insieme a Ordine e Fondazione Architetti Firenze e alla Fondazione Giovanni Michelucci - in programma il 26 ottobre alla Palazzina Reale attraverso le voci di chi l'ha vissuto sul campo.
Introdotti dalla sindaca di Scandicci Claudia Sereni, nel corso del pomeriggio, interverranno:
→ Ivan Harbour, fondatore con Rogers dello studio londinese RSHP, fra gli artefici del progetto fin dal suo avvio,
→ Ernesto Bartolini, nipote di Rogers e director di Habita Studio, che ne fu local partner durante i lavori.
→ Due testimoni diretti di una visione e del modo in cui è diventata opera

Il grande progetto del visionario Richard Rogers
Il progetto doveva sorgere a Scandicci, alle porte di Firenze, in una parte di città cresciuta rapidamente nel secondo dopoguerra attraverso successive espansioni residenziali, insediamenti produttivi e infrastrutture, senza che a questa trasformazione corrispondesse la costruzione di uno spazio civico capace di rappresentarne l'identità collettiva. Si trattava, quindi, di ripensare un'intera porzione di città, trasformando un tessuto frammentato in un sistema di luoghi pubblici, funzioni e relazioni.
Rogers affrontò il tema attraverso una visione che metteva a sistema architettura e urbanistica, così da rendere il singolo manufatto un elemento significativo per contribuire alla costruzione dello spazio urbano.
Il progetto del Nuovo Centro Civico di Scandicci, inaugurato nel 2013 era articolato attorno a Piazza della Resistenza, concepita come il fulcro di una nuova centralità e come elemento ordinatore di un insieme di edifici destinati a ospitare funzioni culturali, commerciali, residenziali e direzionali. Giocò a favore anche la presenza della fermata della tramvia Firenze-Scandicci che consentì di integrare il nuovo centro civico nella rete della mobilità metropolitana.
Anche l'auditorium venne disegnato come parte integrante dello spazio pubblico, con i principi high-tech tipici dell'architettura di Rogers declinati in scala misurata. L'edificio si caratterizza per la combinazione di acciaio, vetro, alluminio e calcestruzzo che definiscono un'architettura essenziale, in cui la trasparenza dell'involucro favorisce la continuità visiva tra interno ed esterno, trasformando il limite dell'edificio in una soglia di relazione con la città.
La stessa apertura si riflette nell'organizzazione degli spazi interni, articolati attorno a una sala polivalente di circa 795 metri quadrati, con una capienza massima di 525 persone. La flessibilità degli allestimenti consente di accogliere spettacoli, conferenze ed eventi culturali, interpretando l'edificio come un'infrastruttura civica per esigenze differenti.
A questa impostazione si affianca l'attenzione alla sostenibilità, espressa attraverso l'integrazione di coperture verdi e sistemi per la produzione di energia rinnovabile.
Sono passati tredici anni dall'inaugurazione del progetto, e il valore dell'intervento sta ancora oggi nella capacità di Rogers di aver superato la dimensione puramente culturale, predisponendo le condizioni spaziali per lo sviluppo di una nuova identità collettiva, lasciando all'uso quotidiano il compito di trasformare il progetto in un luogo urbano vissuto e trasformabile.
Per approfondire il progetto
→ censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it
→ comune.scandicci.fi.it
COSTRUIRE LO SPAZIO COMUNE
26 ottobre 2026 | ore 17 - 20
dove
Sala Reale, Palazzina Reale di Firenze, piazza della Stazione, 50
3 Cfp.
Evento gratuito, registrazione obbligatoria
+info: architettifirenze.it
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