Pianificazione strategica per la mobilità sostenibile: nuovi obblighi per Città metropolitane e Comuni

In Gazzetta ufficiale le linee guida del Mit per i Pums

Città metropolitane, enti di area vasta e comuni con più di 100mila abitanti devono, entro i prossimi 2 anni, adottare Piani di mobilità urbana sostenibile, strumento premiante per accedere a finanziamenti statali per la realizzazione di tram, metro e sistemi ferroviari metropolitani. In "Gazzetta" il decreto del Mit con le linee guida per i nuovi Pums.

up-to-date

Città metropolitane, enti di area vasta, comuni e associazioni di comuni con più di 100mila abitanti devono redigere e adottare Piani di mobilità urbana sostenibile (Pums) al fine di accedere a finanziamenti statali per infrastrutture di trasporto di massa, come sistemi ferroviari metropolitani, tram e metro. Gli enti hanno due anni di tempo per mettere a punto i nuovi strumenti di pianificazione strategica, guardando ad un orizzonte temporale di almeno dieci anni.

A stabilirlo è un nuovo decreto del ministero delle Infrastrutture pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 5 ottobre scorso. Il Dm contiene le linee guida per la redazione dei Pums e con esse le procedure per la redazione e l'approvazione dei piani. Le linee guida fissano anche gli obiettivi minimi che il Pums deve perseguire e le modalità per definire strategie e azioni.

Pums come strumento premiante per l'assegnazione dei finanziamenti statali

Il Pums diventa, inoltre, uno strumento premiante nella fase di valutazione, da parte degli organi centrali, dei progetti strategici da finanziare con risorse statali. La lista delle infrastrutture prioritarie, prodotta dalle varie città metropolitane, insieme alla documentazione del Piano, dal quale si evince l'impatto positivo, in termini di sostenibilità, che le infrastrutture possono avere sulla mobilità territoriale, diventano informazioni importanti in fase di allocazione delle risorse da parte dello Stato. Per la valutazione dei progetti, oltre alla presenza di cofinanziamenti regionali e all'equa distribuzione territoriale delle infrastrutture saranno, infatti, presi in considerazione i risultati e la qualità delle analisi svolte attraverso i Pums.

Per redigere i Pums, conformemente alle nuove linee guida, gli enti hanno 2 anni di tempo. Il Dm salva i Piani di mobilità sostenibile già adottati

Il Pums: uno strumento in continua evoluzione
Il Pums «è uno strumento di pianificazione strategica che, in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (10 anni), sviluppa una visione di sistema della mobilità urbana (preferibilmente riferita all'area della Città metropolitana, laddove definita), proponendo il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica attraverso la definizione di azioni orientate a migliorare l'efficacia e l'efficienza del sistema della mobilità e la sua integrazione con l'assetto e gli sviluppi urbanistici e territoriali».
Il Pums è un piano sovraordinato rispetto ai piani di settore (è sovraordinato, ad esempio, al Piano urbano del traffico). Deve essere predisposto su un orizzonte temporale decennale e va aggiornato almeno ogni 5 anni. L'eventuale aggiornamento va valutato comunque nei dodici mesi che precedono l'affidamento di servizi di trasporto pubblico locale. Il Piano va, inoltre, monitorato con cadenza biennale per verificare che non ci siano eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi individuati, altrimenti bisogna mettere in atto azioni correttive.
Il Pums può anche prevedere interventi in variante agli strumenti urbanistici vigenti che saranno oggetto di aggiornamento secondo le procedure di legge.
L'assoggettabilità alla procedura Vas va valutata caso per caso, in base alle leggi regionali e al Dlgs 152 del 2006.

La partecipazione dei cittadini passaggio chiave del Pums

Il decreto del Mit definisce tutte la fasi che un Piano di mobilità sostenibile deve affrontare: dalla conoscenza approfondita del territorio fino all'adozione e approvazione del Piano e al suo monitoraggio. Come fase intermedia, subito dopo la costruzione del quadro conoscitivo, e prima della definizione degli obiettivi, c'è l'ascolto. Il processo di redazione deve infatti prevedere la partecipazione della cittadinanza e dei portatori di interesse, al fine di individuare strategie e azioni. E, l'amministrazione deve darsi delle regole, non negoziabili, per definire la partecipazione al Pums.

Il gruppo di lavoro è interdisciplinare

Per giungere ad un piano ben fatto è necessario - tenendo in considerazione le dimensioni dell'amministrazione che redige il Pums - comporre gruppi interdisciplinari di lavoro. È quanto viene sottolineato nelle linee guida. Si tratta di acquisire conoscenze dalle diverse discipline che regolano il governo del territorio, di coinvolgere i diversi settori dell'amministrazione interessati (urbanistica, mobilità, ambiente, turismo, polizia municipale, etc..) e di interpellare, dove necessario, tecnici esterni di comprovata esperienza. Il gruppo di lavoro deve individuare le azioni da realizzare, i relativi costi, i benefici ambientali e gestire i processi di partecipazione.

Il monitoraggio e relazione sullo stato dell'arte alle Camere

Il Piano urbano di mobilità sostenibile deve essere monitorato dall'amministrazione che lo redige con cadenza biennale, in modo da verificare che non vi siano scostamenti rispetto agli obiettivi individuati, altrimenti bisognerà porre rimedio con eventuali azioni correttive. I dati relativi al monitoraggio vengono inviati dalle amministrazioni all'Osservatorio nazionale per le politiche del trasporto pubblico locale che ogni due anni informa le Camere sullo stato di adozione dei Pums e sugli effetti da questi prodotti sull'intero territorio nazionale.

Mariagrazia Barletta

IL DECRETO
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Decreto 4 agosto 2017. Individuazione delle linee guida per i piani urbani di mobilità sostenibile, ai sensi dell'articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257

pubblicato in data: