EDIT: a Torino il patrimonio industriale si rigenera con il coworking gastronomico

Il settore della ristorazione è in pieno dinamismo e continua ad evolversi, sia in termini di prodotti, di abitudini di consumazione e di distribuzione.  In questo scenario Torino si è dimostrata negli anni all'avanguardia, da capitale nazionale del cioccolato, a sede del Salone del Gusto di Slow Food e patria di Eataly, una città che ha saputo cogliere le potenzialità di uno dei pochi settori che sembrano non essere stati influenzati dalla crisi: il cibo.

Un nuovo episodio di questa dinamica è stata, a novembre dell'anno scorso, l'inaugurazione di EDIT, ultimo tassello di un percorso di riconversione dei siti industriali che sta cambiando il volto del quartiere Barriera di Milano.

Nato dall'idea dell'imprenditore Marco Brignone, dall'AD Giovanni Rastrelli e dallo studio di architettura Lamatilde, EDIT è un format innovativo che unisce sotto lo stesso tetto eccellenze della gastronomia e condivisione, dove il cliente può scegliere se essere semplice spettatore o mettersi in gioco concretamente affittando gli strumenti e gli spazi messi a disposizione.

Un'esaltazione della condivisione che si traduce anche nell'approccio progettuale degli spazi, curati dallo studio torinese Lamatilde, dove una filosofia del "tutto a vista" riassume perfettamente il nuovo rapporto produttore - consumatore che si vuole promuovere.

EDIT | Eat Drink Innovate Together

Il volto innovativo di Barriera di Milano

La riconversione dei siti industriali fa ormai parte del paesaggio quotidiano delle nostre città e Torino ne è uno degli esempi più evidenti.

In particolare il quartiere Barriera di Milano è stato protagonista negli anni di un processo di riqualificazione che è partito dal rilancio del patrimonio industriale come motore per una valorizzazione totale di questa zona periferica della città, puntando sulla cultura e sull'innovazione.

Grazie ad alcuni interventi simbolo, come il nuovo centro Lavazza firmato da Cino Zucchi nell'area dell'ex centrale Enel o il Museo Ettore Fico progettato da Alex Cepernich nelll'ex SICME, Barriera di Milano prova a cancellare un passato fatto di problemi sociali e difficoltà per offrire un nuovo volto, più attrattivo e innovativo, ai torinesi.

L'ultimo tassello di questo processo è EDIT, un nuovo format di innovazione legato alla ristorazione che completa la riqualificazione dell'isolato industriale dell'ex Incet, in via Cigna, già dedicato all'Open Incet - Innovation center.

In contrapposizione geografica e simbolica rispetto ad Eataly, la scommessa imprenditoriale di EDIT alimenta il dibattito sulle nuove frontiere della ristorazione, confermando il ruolo di Torino come punto di riferimento di questa dinamica.


© PEPE Fotografia

Quando la condivisione incontra il cibo

L'idea alla base di EDIT è applicare le logiche della condivisione e della sharing economy anche al settore della ristorazione, proponendo un contenitore capace di offrire al cliente la possibilità di usufruirne in modo tradizionale, lasciandosi servire come in un locale normale, oppure mettersi in gioco noleggiando gli strumenti e gli spazi messi a disposizione per realizzare la propria birra artigianale o la propria idea di cucina.

Si tratta del primo spazio polifunzionale dedicato al cibo a livello europeo, una sorta di coworking dove produttori, professionisti, start-up legati al mondo del cibo e società di catering possono far crescere il proprio business, promuovere eventi ed incontrarsi, una piattaforma culinaria dalla forte valenza internazionale che aspira ad essere esportata.

Un concept innovativo, certo, che acquista respiro e forza dal clima generale del nostro Paese in cui il settore che offre risposte più incoraggianti rispetto alla crisi è proprio quello del cibo.

A dare forma a questa sfida è stato lo studio di architettura Lamatilde, che ha seguito l'operazione fin dalle prime fasi strategiche a fianco dell'imprenditore Marco Brignone, per poi curarne la progettazione degli spazi interni e gli allestimenti.

La filosofia del tutto a vista tra chef stellati e industrial design

L'articolazione del programma e la sua traduzione spaziale rispecchiano la volontà di apertura e condivisione dell'intero intervento, uno spazio fluido, che il visitatore è libero di scoprire in autonomia, in cui si posizionano i settori specifici caratterizzati tutti dalla messa in mostra dei locali di preparazione e delle cucine, una filosofia del "tutto a vista" perfettamente coerente con il nuovo rapporto produttore - consumatore che si vuole promuovere.

Il piano terra è occupato da una Caffetteria, dominata dai gesti e i profumi del laboratorio panificazione e pasticceria, un'atmosfera newyorkese dove, tra mattoni a vista e divanetti color cuoio si assapora l'atmosfera industriale dell'edificio. Qui l'offerta culinaria è lasciata a Pietro Leemann, tra i più rinomati chef vegetariani, il suo è stato infatti il primo ristorante europeo vegetariano ad ottenere una stella Michelin.

Proseguendo si arriva alla Brewery, un grande birrificio urbano dove su di un bancone lungo 25m rivestito in peltro sarà possibile gustare una delle 19 birre spillate sul momento. Accanto in bella mostra tutti gli strumenti necessari messi a disposizione per produrre e imbottigliare la propria birra sotto il controllo dei maestri birrai.

L'ultimo settore del piano terra è il Pub che si articola intorno alla cucina che sforna le pizze creative di Renato Bosco e si sviluppa secondo uno spazio informale tra lampade Achille Castiglioni e arredo in legno, pensato per accogliere oltre 200 persone.

Atmosfera più esclusiva al piano superiore, fatta di arredi di gusto vintage e un'illuminazione soffusa, dove trovano spazio da un lato il ristorante stellato dei vercellesi Costardi Bros. e dall'altro le alchimie alcoliche del Cocktail Bar gestito dal Barz8.

Ad unire i due piani una scala in ferro dal sapore industriale illuminata centralmente da una cascata luminosa che nobilita lo spazio e offre punti di vista inediti sui diversi spazi dell'edificio.

L'intero intervento ruota intorno alla contaminazione, alla condivisione e all'apertura, anche l'arredo quindi è pensato di conseguenza, lasciando grande respiro al passato industriale della struttura che diventa palcoscenisco per gli arredi in gran parte commissionati da Lamatilde e realizzati appositamente per questi spazi.


Pub | ©PEPE Fotografia


Brewery | © PEPE Fotografia

Lamatilde, frutto della collaborazione di Michele Cafarelli, Luca Macrì, Sandro Rizzo, Marco Ruffino e Silvio Tidu, è uno studio di architettura e design torinese nato nel 2017 dalla fusione di due realtà che da tempo collaboravano insieme: yetmatilde e /LAM. La loro è una produzione che spazia dall'oggetto di design all'arredo di interni, un approccio multidisciplinare che li vede spesso protagonisti del progetto dal concept alla realizzazione. Hanno ricevuto tra i vari premi il German Design Award nella categoria "Home Textiles and Home Accessories" per il progetto Mancia (2017), l'European Design Awards "Packaging Miscellaneous" per il progetto The Modern Nose (2016) e l'Architecture and Design International Award, "Bar/Ristoranti/Hotel d'autore 2015" di /strong>IN/ARCH per il progetto Alla lettera (2015).

di Elisa Cavaglion

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