Quanto vale il design italiano? I numeri nel rapporto Design Economy presentato alla Triennale di Milano

«Niente è più scottante del design». Apre con le parole di Gillo Dorfles, scomparso lo scorso 2 marzo, il rapporto Design Economy 2018, realizzato dalla Fondazione Symbola (partner FederlegnoArredo), a sottolineare quanto il design, specchio della società e dei suoi cambiamenti, pervada la nostra vita.

29 mila le imprese attive in Italia nel campo del design. Con 4,3 miliardi di euro di fatturato del design, pari allo 0,3% del Pil, l'Italia è seconda tra le grandi economie europee dopo il Regno Unito (7,8 miliardi), davanti a Germania (3,8), Francia (2,1) e Spagna (1,1). In Europa, sempre sul fronte del design, un addetto su sei è italiano. In tutto, sono oltre 48 mila lavoratori del settore (il 16,6% del totale Ue). Dati in evidente crescita soprattutto negli ultimi cinque anni, in piena crisi: +1,5% per occupazione e +3,6% per fatturato. Sono alcuni dei dati snocciolati lo scorso 5 aprile alla Triennale di Milano, dove il rapporto è stato presentato da Ermete Realacci e Domenico Sturabotti rispettivamente presidente e direttore di Fondazione Symbola, Stefano Boeri, presidente della Triennale, e Stefano Bordone, vicepresidente di FederlegnoArredo.

Siamo sul podio anche considerando il fatturato per addetto, che in Italia è di circa 90mila euro. Meglio del valore medio comunitario (87.255 euro). Superano il fatturato per addetto italiano solo quello spagnolo (oltre 100mila euro per addetto) e del Regno Unito (oltre 137mila euro). 

«Il design - spiega il presidente di Symbola, Ermete Realacci - non è legato solo all'estetica ma anche alla capacità di risolvere problemi complicati, che vale oro nella complessità contemporanea: dall'ideazione di nuovi prodotti all'individuazione di nuovi mercati, fino alla ricerca di nuovi significati. Ieri come oggi la creatività è l'infrastruttura immateriale del made in Italy, non è un caso se la cultura del design è più forte dove ci sono imprese protagoniste del made in Italy». «Il design - continua - è strategico anche per sviluppare una nuova generazione di prodotti che nel segno della bellezza rispondano ai dettami dell'economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità, riutilizzabilità».

Italia leader nei brevetti

L'Italia si colloca tra i primi tre Paesi per numero di brevetti di design in ben 22 delle 32 categorie aggregate previste nella classificazione ufficiale Locarno. Siamo infatti primi per numero di brevetti in 4 categorie (cibo e alimenti; articoli di ornamento; strumenti musicali, loghi). Il nostro Paese è al secondo posto in 8 categorie (tessile; articoli da viaggio; tessili artificiali; arredamento; articoli per la casa; impianti pubblicitari e insegne; impianti sanitari, di riscaldamento e condizionamento; apparecchi di illuminazione) e al terzo posto in 10 categorie (articoli per la pulizia; pacchetti e contenitori; orologeria; mezzi di trasporto; macchinari; strumenti fotografici, cinematografici e ottici; stampa e macchine per ufficio; articoli per la caccia e la pesca; costruzione ed elementi per le costruzioni, macchine per la preparazione di cibi).

 

Dal rapporto Design Economy
"L'Italia, con le sue 29,2mila imprese attive (il 16,2% di quelle complessivamente localizzate nell'Unione Europea) si colloca al primo posto in Europa per densità imprenditoriale, seguita dalla Germania (26,1mila imprese, pari al 14,6% del totale) e dalla Francia (25,9mila imprese, pari al 14,5%)"

All'avanguardia nelle formazione

«Il sistema del design italiano - si legge nel rapporto - gode di un vantaggio competitivo legato ad un sistema di formazione diffuso sul territorio con eccellenze come il Politecnico di Milano, 4000 studenti iscritti di cui un terzo provenienti dall'estero, classificato quest'anno quinto nella top 10 mondiale del QS World University Rankings by Subject nell'area Design, prima tra le università pubbliche».

A Milano c'è una delle più alte concentrazioni di scuole di design al mondo, che attira fondi di investimento internazionali, come il fondo Galileo che ha acquisito da poco Marangoni, NABA e DOMUS, o la Raffles grande gruppo di Singapore con 26 college in tutta l'Asia, che nella città meneghina ha aperto la sua prima scuola europea. È sempre qui che troviamo la Triennale, modello e punto di riferimento - insieme alla Biennale di Venezia - per le oltre 250 Biennali e Triennali sparse nel mondo. 

In crescita anche il numero di studenti di design: nell'anno solare 2016, i professionisti del design diplomati negli istituti di formazione riconosciuti dal MIUR sono 7094. Un dato in crescita del +9% rispetto al 2014 soprattutto in Lombardia, Piemonte e Lazio, che insieme formano più dei due terzi del totale dei designer italiani. 

Le imprese di design si concentrano dove è alta la produzione di made in Italy

Le imprese italiane di design si concentrano soprattutto dove è più alta la produzione di made in Italy. Sono maggiormente presenti in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche. In testa alla classifica delle province italiane per peso delle imprese del design sul totale nazionale troviamo Milano (con una incidenza dell'11,6%), quindi Torino (6,6%) e Roma (5,6%), che da sole accolgono più di un quarto della base produttiva del comparto. Seguono Bologna (2,7%), Firenze (2,6%), Napoli, Bergamo e Padova (tutte al 2,5%), Treviso, Vicenza, Modena e Brescia (tutte al 2,4%) e Como (2,3%).

 Il rapporto Design Economy 2018 della Fondazione Symbola

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