Decreto Semplificazioni: salvo l'obbligo per le stazioni appaltanti di utilizzare il decreto Parametri

Erano 86 gli emendamenti approvati dalle Commissioni e con l'arrivo in Aula ne sono rimasti poco più di 20. La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, nell'ambito dell'analisi di «ammissibilità e proponibilità», ha autorizzato il passaggio, per la discussione in Aula, di poco più di un quarto degli emendamenti al disegno di legge Semplificazioni, che erano stati approvati dalle Commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici. Tutti gli altri li ha dichiarati improponibili. Viene così svuotato il disegno di legge che rischiava di diventare un provvedimento "omnibus".

Nello stralcio di 62 emendamenti è finita anche la proposta di modifica al Testo unico Edilizia che interveniva sulla disciplina relativa alle autorizzazioni di interventi strutturali in zone sismiche (si veda l'articolo Interventi strutturali in zone sismiche: il Ddl Semplificazioni modifica il TU Edilizia).

Cancellato anche l'emendamento secondo il quale per determinare i corrispettivi da porre a base di gara, la stazione appaltante avrebbe dovuto scorporare dall'importo soggetto a ribasso i compensi dovuti al coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (si veda l'articolo Ddl Semplificazioni: niente più ribasso della parcella per il coordinatore della sicurezza). Tale emendamento prevedeva anche la cancellazione dell'obbligo per le stazioni appaltanti di fare riferimento al decreto Parametri per stabilire gli importi da porre a base delle gare di architettura e ingegneria. La correzione al "nodo Parametri" sarebbe dovuta arrivare con la discussione in Aula, ma ora, ovviamente, non sarà più necessaria. 

Cappochin: «Pericolo scampato»

Esprime soddisfazione «per il pericolo scampato grazie all'intervenuta inammissibilità di quegli emendamenti in tema di edilizia e di lavori pubblici che rischiavano di compromettere la trasparenza negli affidamenti di incarichi professionali e di mettere in ginocchio il settore delle costruzioni», il Consiglio nazionale degli Architetti, che già si era espresso a sfavore degli emendamenti al Codice degli appalti e al Testo unico Edilizia che erano stati approvati al termine dell'esame delle commissioni.

«Non è possibile modificare leggi di settore specifiche come il testo unico sull'edilizia ed il Codice dei contratti con leggi omnibus prive di una visione organica dei temi trattati», sottolinea il presidente Giuseppe Cappochin che ribadisce come «gli emendamenti contestati non avendo un senso logico avrebbero finito per paralizzare, anziché semplificare, le procedure nell'ambito dell'edilizia e dei lavori pubblici».

«Per rilanciare questi settori, così importanti per l'economia del Paese - sottolinea ancora - sono necessarie riforme organiche, condivise con gli addetti ai lavori, che puntino a restituire centralità al progetto di architettura nei processi di trasformazione del territorio, ad un efficace snellimento delle procedure in edilizia, a garantire maggiore trasparenza negli affidamenti e ad aprire il mercato dei lavori pubblici alle strutture professionali medio piccole, in linea con le direttive comunitarie».

«Il Consiglio Nazionale degli Architetti ha già già elaborato, unitamente alla Rete delle Professioni Tecniche, documenti organici e puntuali da proporre al Governo ed alle Camere per una riforma del Codice dei contratti e del testo unico per le costruzioni». «Auspichiamo dunque - conclude Cappochin - un confronto con Governo e Parlamento sulle riforme organiche da attuare per rilanciare il settore delle costruzioni e per promuovere la qualità architettonica delle città del futuro».

 di Mariagrazia Barletta

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