Mercato dei servizi di architettura e ingegneria: si fa sentire il ritorno all'appalto integrato

Lapenna (Cni): per l'appalto integrato non rispettate le limitazioni imposte dal Codice degli appalti

Complessivamente crescono gli importi a base d'asta per i servizi di ingegneria e architettura, ma si registra un leggero rallentamento nella crescita dei bandi per i servizi "tipici", ossia quelli che non comprendono gli accordi quadro, i concorsi di idee e di progettazione e i bandi con esecuzione dei lavori.

Inoltre, nel bimestre luglio-agosto le progettazioni legate ai bandi con esecuzione dei lavori hanno rappresentato il 26% del valore complessivo degli importi posti a base di gara, contro l'8,2 per cento registrato nei due mesi precedenti. Gli effetti dell'ampliamento - determinato dallo Sblocca-cantieri - delle possibilità di far ricorso all'appalto integrato, si fanno sentire. A evidenziarlo è il rapporto bimestrale del Centro Studi del Consiglio nazionale degli Ingegneri, relativamente ai mesi di luglio e agosto 2019.

Secondo il rapporto, «le diverse misure contenute nel citato decreto (Dl 32 del 18 aprile 2019, convertito con la legge n.55 del 14 giugno 2019), tra cui la reintroduzione dell'appalto integrato fino al 31 dicembre 2020, sembrano aver inciso in misura rilevante sul rapporto tra le diverse tipologie di gara. Rispetto al bimestre precedente, infatti, risulta più che triplicata la percentuale degli importi destinati ai servizi di ingegneria proveniente dalle gare con esecuzione, dato che passano dall'8,2% di fine giugno al 26% circa della somma complessiva posta a base d'asta, a discapito delle gare senza esecuzione che vedono scendere il proprio contributo dall'87,9% al 64,4%».

Per approfondire i contenuti dello Sblocca-cantieri si rimanda all'articolo:
Lo Sblocca-cantieri è legge: campo libero all'appalto integrato e più spazio all'affidamento diretto

Comunque, nonostante la frenata relativa ai servizi "tipici", «il bimestre si chiude comunque con un +71% rispetto al medesimo bimestre del 2018 (ma alla fine di giugno si era a +109%) con un importo cumulato che arriva a sfiorare i 558 milioni di euro contro i 326 dei primi 8 mesi del 2018», si legge ancora nel report.

«La reintroduzione ‘parziale' dell'appalto integrato - osserva Michele Lapenna, consigliere CNI delegato sulla materia - ha visto triplicare la percentuale della quota di mercato relativa allo stesso a scapito di quella che si riferisce alle gare senza esecuzione che registrano una significativa riduzione. Per effetto della modifica apportata dalla Legge 55 all'articolo 59 subiscono un decremento anche le quote di mercato appannaggio degli operatori di piccole e medie dimensioni».

«Dalla nostra attività di monitoraggio dei bandi abbiamo rilevato, inoltre - continua Lapenna -, una non corretta applicazione della norma da parte delle stazioni appaltanti che, di fatto, disattendendo la stessa, applicano in modo generalizzato le procedure di aggiudicazione di progettazione ed esecuzione, senza le limitazioni poste dai commi 1 bis e 1 ter dell'articolo 59 che prevedono il ricorso all'appalto integrato ‘nei casi in cui l'elemento tecnologico o innovativo delle opere oggetto dell'appalto sia nettamente prevalente rispetto all'importo complessivo delle opere'. Siamo in presenza, quindi, di una situazione che potrebbe portarci ad un pericoloso ritorno al passato con tutti gli effetti negativi prodotti da un utilizzo generalizzato dell'appalto integrato che rischia di mettere in crisi uno dei pilastri del nuovo quadro normativo fondato sulla centralità del progetto nella realizzazione delle opere».

IL DOCUMENTO
» Monitoraggio bandi del Cni, dati luglio-agosto 2019

pubblicato in data: