Il salotto urbano di Aut Aut Architettura a Pieve di Cento (BO)

il giovane studio romano vince il concorso per il restyling di Corte dei Liutai

Va al team degli Aut Aut Architettura il primo premio del concorso "I violini del ghetto", indetto dal Comune di Pieve di Cento (Bologna) per il restyling della Corte dei Liutai, all'interno di quello che era il ghetto ebraico.

Un intervento tecnicamente realistico, attento alle dinamiche socio-culturali della città, per un'area aperta, verde, accogliente e confortevole, di passeggio e sosta, di svago e condivisione: queste le richieste esplicitate nel bando che vede, nell'immaginario futuro, un luogo inclusivo e generatore di relazioni integenerazionali e interculturali tra persone, territorio e in dialogo con le funzioni circostanti.

In tutta risposta, il progetto del raggruppamento - composto da Jonathan Lazar, Gabriele Capobianco, Edoardo Capuzzo Dolcetta e Damiano Ranaldi - reinserisce a pieno titolo la corte all'interno del tessuto urbano, dando nuova luce a uno spazio finora inespresso.

"Abbiamo cercato di lavorare sull'identità spaziale e storica della Corte, rinforzando il carattere di oasi verde ed intima che ha all'interno della cittadina e cercando di agevolarne la fruizione" - spiega il capogruppo Jonathan Lazar - "La sfida è stata riuscire ad inserire forme contemporanee nel contesto storico, integrando elementi che ne rievocassero la storia in maniera non letterale, dando così ulteriore valore al progetto".

Per la giuria - composta dall'arch. Daniele De Paz, l'arch. Luca Gullì e l'ing. Erika Bega - "il progetto propone una ben riuscita sintesi, nella quale la disposizione dei manufatti e delle componenti dello spazio urbano si configura in modo da determinare una riconoscibile organizzazione dello spazio pubblico.
L'attenzione posta al disegno continuo degli elementi perimetrali di arredo restituisce un profilo ben definito dello spazio centrale e, al contempo, si applica a risolvere i molti conflitti e irregolarità sul perimetro. Ugualmente ammirevole è la valorizzazione del percorso di accesso trasversale, che stabilisce un legame di collegamento diretto (visivo e spaziale) con la Piazza A. Costa e il suo fronte pubblico.
Appare inoltre apprezzabile il riferimento che il progetto propone in memoria del valore storico/culturale intrinseco nella piazza, lasciando all'utilizzatore la possibilità di mettere in relazione gli elementi che compongono la nuova architettura con la storia".

 

Da spazio dimenticato a intima oasi urbana 

La strategia progettuale appare così riconducibile a tre azioni principali:

  • valorizzazione dell'identità della corte
  • potenziamento del verde
  • connessione con il resto della città attraverso un sistema di richiami ed elementi attrattivi posti nei punti di giunzione.

Come un filo da seguire, un dispositivo perimetrale ad anello - in corten e legno - si articola all'interno della corte partendo da una delle arterie principali della città. Integrandosi poi alla vegetazione, l'elemento - cardine del progetto - si trasforma in una seduta continua che cinge lo spazio centrale filtrando i prospetti degli edifici e disegnando dei piccoli salotti urbani dal diverso grado di intimità.

La linea si dilata poi in un ampio giardino dalle alberature più imponenti sul lato nord per richiudersi, sul lato ovest, in una fontana a muro d'acqua, che definisce la prospettiva dal portico verso gli ex uffici tecnici comunali, oggi con funzione pubblica e sociale.

Per rendere lo spazio più caldo e accogliente, la pavimentazione si compone di quadrotte in laterizio, richiamo alle superfici orizzontali dei portici della città, che accentua ancor più il carattere di interno urbano. Il materiale è proposto anche per la ripavimentazione delle vie adiacenti, generando netta contrapposizione con il sistema di superfici delle piazze.

Dal punto di vista delle piantumazioni, in accordo con il Regolamento del verde, la scelta delle essenze arboree garantirà la presenza di specie sempreverdi e caducifoglie, e fioriture per tutto l'arco dell'anno. L'intervento si caratterizzerà, però, per l'introduzione della pianta di melograno, simbolo della religione ebraica in quanto raffigurazione della coesione del popolo (si dice che in un melograno ci siano 613 chicchi come i precetti della Torah!).

"Ci piaceva l'idea di utilizzare un elemento vivo, una pianta, come vettore della memoria del luogo." - spiega ancora Jonathan Lazar. 

La presenza prevalente di questo arbusto nella Corte dei Liutai, infatti, congiuntamente ad informazioni storiche fruibili attraverso qrcode impressi sul corten, ricondurrà alla storia e alle vicissitudini degli abitanti del ghetto.

Ulteriore elemento evocativo sarà il sistema di casse acustiche integrate nella struttura in corten, con una riproduzione ciclica in giorni e orari prestabiliti, che rimanderà ai suoni del lavoro delle liuterie, dalla piallatura alla limatura, dall'accordatura del violino alle sue melodie. 

Infine, il progetto di illuminazione, prevede la combinazione di lampioni con apparecchi orientabili e illuminanti nascosti nella vegetazione, capaci di creare un'atmosfera suggestiva nelle ore serali per assicurare agli abitanti un angolo di svago e quiete nel cuore della città. 

 di Elisa Scapicchio

DATI DI PROGETTO:
Denominazione del progetto: La Corte dei Liutai
Oggetto: Riqualificazione urbana con sistemazioni a verde
Ubicazione: Pieve di Cento (BO) - Italia
Importo lavori: 300.000,00€
Dimensioni: 500mq
Anno: 2020
Categoria: Concorso di idee (bandito dal Comune di Pieve di Cento)
Progettista: Aut Aut Architettura
Team: Jonathan Lazar (responsabile di progetto), Gabriele Capobianco, Edoardo Capuzzo Dolcetta, Damiano Ranaldi 

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