Occasione per sperimentare soluzioni che sappiano dare risposta alla sfida del costruire in condizioni estreme. Campo di sperimentazione sull'abitare minimo (si pensi al Refuge Tonneau progettato da Charlotte Perriand con Pierre Jeanneret nel 1938, seppure mai realizzato), il bivacco di alta quota ha tutto il fascino legato alla conquista dei luoghi impervi. Allo sforzo tecnico, al controllo dello spazio interno, funzionale ma allo stesso tempo essenziale, al rispetto del luogo, si aggiunge per il bivacco Brédy un'altra componente: la memoria.

È un compito non semplice quello lanciato da YAC con l'associazione culturale Cantieri d'Alta Quota e l'Ordine degli Architetti della Valle d'Aosta attraverso un concorso ad inviti (riservato agli allievi distintisi durante il corso «architettura per il paesaggio» di YACademy) che chiedeva ai progettisti di ideare un bivacco a quota 2550 metri sul livello del mare, nell'area del Vallone di Vertosan, nel Comune di Avise, in Valle d'Aosta. Più nel dettaglio, il bivacco sarà dedicato alla memoria di Claudio Brédy, scalatore, amante della montagna, politico e amministratore di origine valdostana, ma cittadino del mondo. In tasca due lauree e un diario di viaggio carico di esperienze: dalle vette della sua regione a tutte quelle che nelle Alpi superano i 4mila metri, fino alla grande salita al Cotopaxi (quota 5872 m) in Ecuador.

Ad aggiudicarsi il concorso sono stati i tre giovani progettisti di BCW Collective: Chiara Tessarollo, Skye Sturm e Facundo Arboit. Come voluto dalla famiglia e dagli amici di Claudio Brédy, il bivacco sarà realizzato nel Vallone di Vertosan, nei pressi dei laghi di Dzioule, sulle montagne fra le quali Claudio ha tragicamente perso la vita. Dopo la proclamazione, avvenuta a dicembre, i tre vincitori hanno già ricevuto l'incarico per sviluppare il progetto e sono al lavoro per portare l'idea dalla carta al cantiere, che in gran parte sarà off-site.

La scelta è ricaduta su una struttura cosiddetta «a cannocchiale», cui si aggiunge una particolarità: il "corpo" del bivacco si dilata verso sud per generare un'ampia vetrata. «Questa vetrata inquadra in un frame il Gran Paradiso. Abbiamo voluto portare questa vista all'interno del bivacco perché rappresenta le ultime scalate di Claudio Brédy», spiega Chiara Tessarollo.

«Questa apertura verso il paesaggio è amplificata entrando nello spazio interno», aggiunge Skye Sturm. Dall'ingresso, posto a nord, si entra nel bivacco oltrepassando una piccola bussola, poi lo spazio si dilata per effetto della forma impressa alla struttura: andando verso la grande vetrata il pavimento digrada e il tetto si piega verso l'alto. Lo sguardo si apre così in direzione Gran Paradiso.

Reversibilità

Come richiesto dal bando, la micro-architettura doveva poter essere rimossa senza incidere in modo impattante e permanente sul paesaggio alpino e sui suoi equilibri. Da qui l'attenzione alle fondazioni e lo sforzo per minimizzare al massimo l'impronta al suolo.

«Le fondazioni che abbiamo studiato sono degli appoggi e sono collegate da barre di acciaio che vanno in profondità nella roccia. È come se il bivacco fosse appoggiato su questi piccoli piedini ancorati alla roccia. Nel caso si decidesse di togliere la struttura si vedrebbero solo dei piccoli fori che si potrebbero poi chiudere facilmente», aggiunge Chiara Tessarollo.

La forma che traduce in segno l'idea del vuoto

«Il bivacco - riferisce Facundo Arboit - non solo è un'architettura funzionale, di montagna, ma l'abbiamo pensata come gesto di architettura di memoria. Abbiamo voluto tradurre in segno l'idea del vuoto lasciato da Claudio». Il riferimento è alla realizzazione, all'esterno, di uno spazio protetto dalla roccia e dal corpo del bivacco. È possibile dunque sostare al di sotto della piccola architettura, come in una sorta di nicchia. «Abbiamo pensato di creare una sorta di dimensione meditativa», precisa Chiara Tessarollo. «È uno spazio - continua - inusuale per un bivacco, ha un valore contemplativo ed ancora una volta vuole ricordare Claudio Brédy che era solito soffermarsi ad osservare le montagne e a mediare».

Essenzialità e accoglienza per gli interni

Ogni arredo, all'interno, risponde ai movimenti delle persone per ottenere la massima funzionalità in uno spazio minimo, che mette comunque in primo piano l'accoglienza. «Per ottimizzare gli interni, invece di pensare lo spazio in due dimensioni, come solitamente si tende a fare quando si progetta funzionalmente un edificio, abbiamo deciso di considerare lo spazio tridimensionale come un fattore importante. Per questo abbiamo pensato alle persone come elemento tridimensionale nello spazio tridimensionale», spiega ancora Facundo Arboit. 

La flessibilità interna è massima: «Era necessario - precisa Arboit - che il bivacco si trasformasse completamente in uno spazio notturno, ma era altrettanto importante avere uno spazio diurno ben pensato, ben studiato». 

«Ci siamo lasciati ispirare dall'essenzialità della montagna, un ambiente in cui devi sopravvivere con il minimo. Abbiamo lavorato molto per minimizzare tutte le dimensioni, tutto deriva dalla misura dell'essere umano: i letti ma anche i moduli sono definiti in questo modo. L'essenzialità è stato il punto di partenza», aggiunge Skye Sturm, che continua: «Abbiamo considerato il bivacco come riparo non solo per gli alpinisti estremi che scalano qualche cima difficile, ma abbiamo voluto creare anche uno spazio fruibile da una famiglia, da un gruppo di amici, con l'idea di aprire la montagna un po' a tutti».

Struttura in legno di abete e acciaio da realizzare off-site

«Abbiamo scelto una struttura in legno di abete strutturale, centinata con elementi in acciaio, in modo da suddividere il bivacco in tre moduli trasportabili in elicottero. Questi saranno dunque costruiti a valle e trasportati poi in alta quota e assemblati in blocco. Soprattutto abbiamo scelto come rivestimento interno un compensato fenolico in betulla, così da dare la sensazione di essere all'interno del legno. Per l'esterno abbiamo scelto un rivestimento di alluminio termolaccato molto leggero e durevole nel tempo. Dal punto di vista energetico, abbiamo pensato di porre un piccolo pannello solare nella facciata più grande, rivolta verso sud. In realtà la struttura è passiva e non necessita di impianti», spiega Chiara Tessarollo.

«La realizzazione del progetto è prevista alla fine di questa estate. Probabilmente ci vorranno un paio di mesi giù in valle per costruire i moduli e poi speriamo di assemblare tutto sul sito in due settimane. Si spera di inaugurare il bivacco questo autunno», conclude Skye Sturm.

YAC srl è società leader nella progettazione di concorsi internazionali di idee, concorsi su invito e progetti formativi relativi alle discipline architettoniche. Fondata nel 2013, la società si qualifica quale centro di studio e innovazione, orientato all'affermazione di una cultura della ricerca in ambito architettonico.