Hangar Ticinum. Terraviva Competitions svela i vincitori del concorso

menzione d'oro al team di Cecilia Marcheschi / Carlotta Di Sandro e a quello di Giuseppe D'Albenzio

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Trasformare lo storico idroscalo di Pavia progettato dall'architetto razionalista Giuseppe Pagano, oggi completamente abbandonato: questa la sfida lanciata a settembre da TerraViva Competitions, che in questi giorni ha presentato i vincitori.

L'obiettivo era rendere lo storico edificio, che ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nella vita della città, in un polo cittadino, aperto ai giovani e a tutti gli abitanti della città. Un punto di passaggio, un riparo, una terrazza e un punto di riferimento per Pavia, da sempre influenzata dalla presenza del fiume.

"Le proposte premiate" - si legge nella nota degli organizzatori - "hanno saputo esaltare le caratteristiche architettoniche del progetto originario unendo interventi di design contemporaneo a programmi flessibili e interattivi aperti alla comunità locale".

A vincere il primo premio è il team polacco composto da Paulina Pawlikowska e Paulina Górecka, con il progetto THE HOUSE OF LIGHT, seguito da FATA MORGANA dell'americano Devin Dobrowolski e TWOFOLD di Valeria Paez Cala e Luisa Brando.

Tra le menzioni d'oro troviamo il duo italiano di Cecilia Marcheschi e Carlotta Di Sandro con la proposta ART CENTER TICINUM e la proposta BOX FOR CULTURE di Giuseppe D'Albenzio.

Hangar Ticinum | i vincitori

1° classificato | The House of Light

→ di Paulina Pawlikowska, Paulina Górecka | Polonia

Il progetto si fa notare nel contesto urbano grazie alle ampie superficie vetrate, che lo fanno apparire come un corpo luminoso nello scenario del fiume.

La forma dell'edificio, ispirata alla tipologia del teatro shakespeariano, dà vita a una serie di scenari differenti che consentono al pubblico di godere degli spettacoli sia dall'interno che dall'esterno. La presenza dei visitatori all'interno della struttura, grazie alle superfici semi trasparenti, crea giochi di luci e ombre in facciata, mostrando così la loro presenza nello spazio.

Gli skid, un tempo usati per sollevare gli aliscafi vengono inglobati dall'edificio, creando una nuova gerarchia dello spazio: proprio su di essi saranno infatti posizionate piattaforme con posti a sedere, al fine di creare un palcoscenico per gli spettacoli teatrali.

Il risultato è un edificio circondato da terrazze, con il palco al centro e una serie di piattaforme mobili che consentono infinite possibilità di configurazioni spaziali.

2° classificato | Fata Morgana

→ di Devin Dobrowolski | Stati Uniti

Ad ispirare il progetto è Fata Morgana, il miraggio atmosferico che fa apparire gli oggetti sospesi sopra l'orizzonte. L'edificio conserva la forma del progetto originario di Pagano, ma trova nuova vita attraverso un intervento materico minimale ma radicale che trasforma la struttura in un nuovo spazio pubblico flessibile.

L'edificio appare quindi come una serra, circondato dalla vegetazione spontanea che caratterizza il sito.

Dopo la rimozione del tamponamento in mattoni e stucco e il rinforzo della struttura in calcestruzzo esistente, l'edificio mostra un rivestimento in policarbonato leggero e traslucido che modula la luce e la temperatura.

Nella bella stagione, la facciata dell'edificio si apre quasi interamente per consentire una ventilazione trasversale e ampie vedute sul Ticino. Nei mesi più freddi, invece, il policarbonato consente il guadagno solare e intrappola il calore.

Un ponte leggero sospeso da una serie di archi fissati contiene una serra centrale con spazio flessibile di lavoro e riunioni, a cui si può accedere tramite scale e rampe. Al piano terra, un recinto centrale ospita i bagni e lo spazio per un piccolo caffè e bar. L'aggiunta di questi servizi minimi ma essenziali massimizza e amplifica le maggiori risorse dell'edificio esistente: un ampio spazio aperto con una struttura espressa che crea una nuova piazza pubblica interna ed esterna alle porte della città.

3° classificato | TWOFOLD: a water infrastructure that heals

→ di Valeria Paez Cala e Luisa Brando | Colombia/Usa, Spagna/Usa

Twofold, duplice. Il progetto si ispira a due concetti: il fascino della rovina dell'Hangar Ticinum e la natura selvaggia che caratterizza il corso d'acqua. Partendo da queste considerazioni, l'intervento preserva queste caratteristiche e cerca di fondere le interazioni umane con i processi naturali.

Al centro del programma, in duplice forma, vi è l'acqua: da un lato, l'attenzione alla cura del corpo umano, per la mente e per lo spirito, espresso con la creazione di un complesso termale che richiama le infrastrutture dell'Impero Romano. Il secondo punta lo sguardo sul fiume stesso, con un programma dedicato alla cura della biodiversità, alla pulizia e all'attenzione verso il cambiamento climatico.

Anche la struttura è doppia: la prima ripristina l'originale conformazione di Pagano, rispettandone involucro e copertura; la seconda è il suo inverso, un padiglione galleggiante che viaggia lungo il Ticino, svelando nuove prospettive sulla città.

Menzioni d'oro

#1 | Idroscalo Hub [China]

→ Di Feng, Lifang Zhang

Il progetto preserva l'edificio originale e si apre verso il fiume per godere dello splendido panorama. Il muro esterno originale viene così rimosso, sostituito da pannelli forati per evidenziare la struttura.

All'interno, lo spazio - concepito come un hub - prevede una serie di servizi: un bar, una mostra a tema, un parco giochi per bambini, un'area didattica e un'area lettura

Lo spazio, flessibile, si presta a svariati utilizzi, con il fiume che funge da quinta.

Infine, l'ingresso - riprogettato - si apre alla città con l'inserimento di una scala a chiocciola, che consente l'accesso al piano sottostante, da utilizzare per sviluppi futuri.

#2 | ACT Art Center Ticinum [Italy]

→ Cecilia Marcheschi, Carlotta Di Sandro

L'idroscalo come punto di partenza e punto di arrivo. Nasce da questa riflessione il progetto del duo italiano, che reinterpreta l'edificio, nato come un contenitorie statico di oggetti dinamici e di paesaggio, in un luogo per i pensieri, la cultura e l'arte.

La struttura rimane intatta, e il progetto si concentra prevalentemente sul ripensamento degli interni. All'esterno vengono riprogettati due collegamenti: il camminamento, che dalla strada conduce all'ingresso, e la scala elicoidale che, come un vortice che esce dal fiume, collega la sponda all'edificio.

Sviluppato su due livelli, il progetto offre così uno scorcio sulla città: al livello superiore trovano spazio i volumi che ospitano i laboratori artistici, strutturati per garantire la privacy durante le attività.

Nella zona centrale, lo spazio si decomprime, diventando un luogo concepito come una piazza cittadina, che diventa il fulcro del progetto, un luogo per la messa in scena delle arti: questo spazio, multifunzionale, conserva l'altezza originaria dell'edificio e si apre verso il fiume con una grande vetrata, abbandonando ogni forma di intimità.

#3 | PAVIA O.N: Two Stories, One Place [China, Mexico]

→ di Shuangyun Chen, Raúl Martínez Medina (Rammarquitectos)

Lavoro, tempo libero, cultura, sport e istruzione: questa la vocazione del progetto Pavia O.N.

L'edificio funge da nodo di collegamento tra vecchio e nuovo, un luogo in cui le due storie si incontrano e si fondono, come un punto di transizione tra la città antica e un nuovo quartiere culturale caratterizzato dalla presenza dell'acqua. I piani superiori, in contatto diretto con la città, si relazionano con le mura storiche, mentre i piani inferiori invitano al carattere audace, pionieristico e sperimentale del nuovo quartiere.

L'obiettivo è quello di riunire, in un unico luogo, persone di età e interessi differenti, che possano però lavorare insieme e condividere gli spazi.

All'interno, l'atrio e le sale sono flessibili, pensati per diventare uffici collaborativi, laboratori e luoghi di incontro, affiancati da un programma funzionale con ristorante e bar, dedicati alla cultura gastronomica di Pavia.

Il progetto punta, quindi, a diventare un edificio in continua evoluzione, in linea con le necessità e gli interessi dei cittadini e dei visitatori di Pavia.

#4 | Box for Culture [Italy]

→ di Giuseppe D'Albenzio

 "La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, anche le nostre azioni. Senza di essa non siamo niente".

Partendo da questa affermazione, il progetto recupera i tratti peculiari del manufatto e immagina la rifunzionalizzazione dello spazio interno con un auditorium, una sala per manifestazioni temporanee e un caffè letterario.

Proprio come una "Box for Culture", l'edificio storico si trasforma in un luogo di incontro con una eccezionale vista panoramica, adatto ad ospitare eventi di vario genere, dai convegni alle proiezioni, dai concerti alle mostre d'arte.

La proposta, semplice quanto efficace, mette in risalto le caratteristiche architettoniche e paesaggistiche dell'edificio, valorizzando il rapporto interno ed esterno senza calpestare lo spirito originario dell'opera di Pagano. Un buon compromesso tra la memoria storica dell'edificio e la nuova destinazione d'uso.

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