La delega appalti è legge: 31 i criteri direttivi, ok ai compensi gratuiti per le attività professionali

Dalla sua entrata in vigore scattano i sei mesi entro i quali il governo deve riscrivere il Codice dei contratti pubblici

pubblicato il: - di Mariagrazia Barletta

Con il via libera definitivo del Senato, arrivato ieri 14 giugno, diventa legge la delega per la revisione del Codice degli appalti. Dalla sua entrata in vigore scattano i sei mesi entro i quali il governo deve riscrivere il Codice dei contratti pubblici. L'obiettivo cardine che l'Esecutivo deve perseguire è quello annunciato più volte e che ha portato negli ultimi anni al ricorso di pericolose deroghe: la semplificazione. Si tratta, in particolare, di «razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture».

Sono 31 i criteri direttivi identificati dal Parlamento. Tra questi: il mantenimento dei livelli di regolazione corrispondenti a quelli minimi richiesti dalle direttive Ue, la revisione delle competenze dell'Anac, la semplificazione delle procedure per importi inferiori alla soglia comunitaria. Si intende, inoltre, favorire la suddivisione in lotti degli appalti per facilitare la partecipazione da parte delle micro e piccole imprese. Previste anche la qualificazione e la riduzione del numero delle stazioni appaltanti, che già costituivano uno dei pilastri su cui poggiava le sue basi il Dlgs 50 del 2016, ma rimasto sulla carta.

Viene confermato anche l'inserimento nel Codice di misure che prevedano il «divieto di prestazione gratuita delle attività professionali, salvo che in casi eccezionali e previa adeguata motivazione». Ossia, una prestazione professionale, come un progetto, una direzione dei lavori, un incarico per il supporto al Rup, etc.., potrà essere a costo zero per la pubblica amministrazione, purché il motivo della cancellazione della parcella venga motivato. 

Altro aspetto su cui il governo deve lavorare è la semplificazione delle procedure relative alla fase di approvazione dei progetti in materia di opere pubbliche. L'alleggerimento delle procedure deve avvenire anche «attraverso la ridefinizione dei livelli di progettazione ai fini di una loro riduzione». Il governo deve anche indirizzare il nuovo Codice verso la diminuzione dei tempi relativi alle procedure di gara e, una delle misure individuate per raggiungere tale obiettivo, è la predisposizione di contratti-tipo predisposti dall'Autorità nazionale Anticorruzione, sentito il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, relativamente ai servizi di architettura e ingegneria

È destinato ad essere inoltre archiviato l'Albo nazionale dei componenti delle commissioni giudicatrici, previsto dall'attuale Codice, ma rimasto inattuato.

Bisogna inoltre attendersi misure volte a garantire il rispetto dei criteri di responsabilità energetica e ambientale nell'affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, in particolare mediante la definizione di criteri ambientali minimi, da rispettare obbligatoriamente. In riferimento ai Cam, occorrono nuovi decreto ministeriali.

Si prendono misure anche per fronteggiare i rincari dei materiali e delle materie prime, prevedendo l'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi di gara, negli avvisi e inviti, un regime obbligatorio di revisione dei prezzi da attivare al verificarsi di particolari condizioni non prevedibili al momento della formulazione dell'offerta.

Le stazioni appaltanti potranno inoltre riservare la partecipazione a determinate procedure di appalto ad operatori economici il cui scopo principale sia l'integrazione sociale e professionale delle persone con disabilità o svantaggiate.

Tra i criteri direttivi vi è anche la razionalizzazione e semplificazione delle cause di esclusione, al fine di rendere le regole di partecipazione chiare e certe. Altro punto cui il governo deve attenersi è la revisione e semplificazione del sistema di qualificazione generale degli operatori, «valorizzando criteri di verifica formale e sostanziale delle capacità realizzative, delle competenze tecniche e professionali, dell'adeguatezza dell'attrezzatura tecnica e dell'organico, delle attività effettivamente eseguite e del rispetto della legalità, delle disposizioni relative alla prevenzione antimafia, alla tutela del lavoro e alla prevenzione e al contrasto della discriminazione di genere, anche attraverso l'utilizzo di banche dati a livello centrale che riducano le incertezze in sede di qualificazione degli operatori nelle singole procedure di gara e considerando la specificità del settore dei beni culturali».

Bisogna anche riscrivere le condizioni per il ricorso all'appalto integrato, ossia all'affidamento congiunto della progettazione e dell'esecuzione dei lavori. I progettisti chiamati dall'impresa dovranno essere in possesso della necessaria qualificazione. Inoltre, sarà obbligatorio indicare nei documenti di gara o negli inviti le modalità per la corresponsione diretta del compenso da parte della stazione appaltante al progettista. In alternativa, l'impresa dovrà indicare in sede di offerta gli oneri di progettazione, al netto del ribasso d'asta.

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