Prestazione energetica degli edifici: in Consiglio europeo arriva l'accordo sulla revisione della direttiva

pubblicato il:

Edifici nuovi di proprietà di enti pubblici ad emissioni zero entro il 2028, con eccezioni possibili per alcuni immobili, come gli edifici storici, i luoghi di culto e le strutture utilizzate a scopi di difesa. Emissioni zero entro il 2030 per tutti i nuovi fabbricati ed entro il 2050 per gli edifici esistenti.

Sono questi i principali obiettivi fissati con la proposta di revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia su cui è stato raggiunto l'accordo in Consiglio europeo. L'accordo consente al Consiglio di avviare i negoziati con il Parlamento europeo. Si tratta di un primo traguardo: non appena si arriverà all'accordo politico tra le due istituzioni, il testo definitivo sarà formalmente adottato per poi essere recepito dai singoli Stati membri.

Per gli edifici residenziali esistenti, il nuovo orientamento prevede di fissare norme minime di prestazione energetica che puntino alla progressiva ristrutturazione del parco immobiliare dei singoli Stati membri per renderlo a emissioni zero entro il 2050.

Per ciascuna nazione, la traiettoria da seguire sarebbe espressa come un calo del consumo medio di energia primaria dell'intero parco immobiliare residenziale durante il periodo 2025-2050, con due punti di controllo, fissati al 2033 e al 2040, per tenere traccia dei risultati conseguiti.

In questo modo si garantirebbe che il consumo medio di energia primaria dell'intero parco immobiliare residenziale sia equivalente almeno:

  • entro il 2033, alla classe di prestazione energetica D;
  • entro il 2040, a un valore determinato a livello nazionale e che porti a un graduale calo del consumo medio di energia primaria dal 2033 al 2050.

Per gli edifici esistenti non residenziali l'obiettivo della proposta di revisione è stimolare le ristrutturazioni e portare a una graduale eliminazione degli edifici con le prestazioni peggiori e a un miglioramento progressivo del parco immobiliare nazionale. Più nel dettaglio, stando all'accordo, per gli edifici esistenti non residenziali, gli Stati membri, sulla base delle prestazioni energetiche del parco immobiliare esistente, dovranno individuare una soglia, espressa in consumo di energia primaria, da non oltrepassare entro il 2030 e poi un secondo limite che servirà a determinare obiettivi più ambiziosi al 2034.

Si tratta di tracciare una linea di demarcazione ideale che spacchi il parco immobiliare degli edifici non residenziali esistenti in due porzioni, in modo che da una parte si trovi l'insieme degli edifici non residenziali esistenti con le prestazioni peggiori, pari al 15% del parco immobiliare totale e dall'altra il restante 85% di immobili non residenziali esistenti. Entro il 2030, quel 15% dovrà travalicare la linea di demarcazione, migliorare le proprie prestazioni energetiche fino a passare dal lato occupato dall'85% degli edifici con prestazioni migliori. Nel 2034 la linea di demarcazione da considerare è fissata al 25%. Tali soglie potranno inoltre essere differenziate a seconda delle diverse categorie di edifici.

La proposta di revisione prevede inoltre di aggiungere agli attestati di prestazione energetica la categoria "A0" corrispondentre agli edifici a emissioni zero. Inoltre, gli Stati membri potranno aggiungere la nuova categoria "A+" in cui classificare gli edifici che, oltre a essere a emissioni zero, offrono un contributo alla rete energetica da rinnovabili. 

Quanto agli impianti solari i traguardi proposti sono i seguenti: 

  • installazione entro il 31 dicembre 2026 su tutti i nuovi edifici pubblici e non residenziali con una superficie coperta utile superiore a 250 m²;
  • installazione entro il 31 dicembre 2027 su tutti gli edifici pubblici e non residenziali esistenti sottoposti a ristrutturazioni importanti o profonde con una superficie coperta utile superiore a 400 m²;
  • installazione entro il 31 dicembre 2029, su tutti i nuovi edifici residenziali.

La revisione della direttiva punta anche alla diffusione del passaporto di ristrutturazione volontario per gli edifici. Si tratta di un documento che fornisce una tabella di marcia per la ristrutturazione in fasi di un determinato edificio, finalizzata al sensibile miglioramento della prestazione energetica. È individuato come uno strumento che aiuta proprietari e investitori a programmare al meglio tempi e portata degli interventi quando, a causa dei costi iniziali elevati o dei disagi che una ristrutturazione "tutta in una volta" potrebbe comportare per gli abitanti, si decide di procedere per step.

La proposta di revisione su cui è stato trovato l'accordo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA