Un riordino degli albi, oggi divisi in più sezioni e settori; tirocinio formativo pratico presso studi professionali abilitati, sostegno ai giovani per l'ingresso nel mondo del lavoro, rappresentanza dei giovani nel mondo ordinistico «per garantire un ricambio generazionale» e individuazione dei principi che possano consentire di disciplinare meglio la responsabilità civile dei professionisti, «facendo salvi i casi di dolo e colpa grave». Sono queste - in estrema sintesi - le proposte avanzate dal Consiglio nazionale degli architetti, rappresentato dal suo presidente, Massimo Crusi, per migliorare il disegno di legge delega per la riforma degli ordinamenti professionali. Ddl che è all'esame della Commissione giustizia del Senato, per il quale si è tenuto un lungo giro di audizioni. Il testo - collegato alla Manovra di finanza pubblica - è calendarizzato per la discussione in Aula a partire dall'8 aprile.
Per gli Ingegneri, il presidente del Consiglio nazionale, Angelo Domenico Perrini, si è soffermato sull'importanza di introdurre le lauree abilitanti che consentano di conseguire l'abilitazione professionale contestualmente alla discussione della tesi di laurea. Anche per il presidente degli Ingegneri, il tirocinio formativo deve essere svolto presso soggetti qualificati o enti convenzionati, suggerendo che vi sia la supervisione congiunta di un tutor accademico e di un tutor professionale iscritto all'Ordine. Infine, Perrini si è soffermato sull'importanza di estendere l'equo compenso anche ai rapporti i privati dove si concentra la maggior parte delle prestazioni professionali.
«È necessario perciò - ha rimarcato Perrini - che il Ddl attribuisca ai Consigli nazionali, di concerto con il ministero della Giustizia, l'aggiornamento periodico dei parametri ministeriali e che il medesimo iter procedurale sia utilizzato anche per la determinazione del compenso anche nei contratti tra professionisti e privati».
Cosa prevede il Ddl
Il disegno di legge all'esame di Palazzo Madama delinea i criteri che il governo deve seguire nel mettere a punto la riforma degli ordinamenti professionali. Una volta convertito in legge (dopo l'approvazione al Senato il testo dovrà essere esaminato dalla Camera), il governo avrà 24 mesi di tempo per mettere a punto la riforma delle professioni, compresa quella di architetto. Per coordinare le future disposizioni con le norme vigenti che non saranno abrogate, i decreti legislativi potranno anche prevedere la redazione di un testo unico per ciascuna professione regolamentata.
Quanto ai contenuti del Ddl, si prevede di estendere l'equo compenso andando oltre i rapporto con la Pa e i clienti cosiddetti "forti" e di ridefinire le attività di competenza esclusiva di ciascuna professione. La revisione della disciplina delle Società tra professionisti (Stp) e la previsione di sistemi di tutela in caso di mancati adempimenti nell'esercizio della professione e di violazioni di termini per scadenze, causati da infortuni, ricoveri ospedalieri, gravi patologie o maternità, sono altri dei punti "caldi" contenuti nel provvedimento.
I decreti legislativi dovranno predisporre l'aggiornamento dei parametri per la determinazione dei compensi per le prestazioni professionali, anche svolte in forma associata o societaria. Aggiornamento che poi avverrà con Dm del ministero vigilante, su proposta del Consiglio nazionale, da adottarsi entro centoventi giorni dall'entrata in vigore dei Dlgs.
I decreti legislativi dovranno anche garantire l'indipendenza e l'autonomia intellettuale del professionista. Il testo del Ddl fa riferimento anche all'esame di abilitazione alla professione da superare al termine del percorso di studi universitario. Sembra, dunque, che si vada verso l'abbandono dell'introduzione delle lauree abilitanti che nel governo Conte-bis erano state proposte dall'allora ministro Gaetano Manfredi. Il futuro Dlgs dovrà, infatti, «disciplinare (o meglio ridisciplinare, nda) l'esame di Stato mediante il sostenimento di apposito esame di abilitazione successivo al perfezionamento degli studi universitari».
Si tratterà anche di intervenire sul funzionamento dei consigli di disciplina e sulla formazione, prevedendo anche una regolamentazione delle specializzazioni, affidando l'organizzazione dei corsi formativi ai consigli nazionali e agli ordini e collegi territoriali, anche in convenzione con le università.
Il futuro Dlgs dovrà anche rivedere il sistema elettorale dei consigli nazionali e degli ordini e collegi territoriali e prevederne la disciplina della loro natura giuridica, quali enti pubblici non economici aventi carattere associativo, soggetti alla vigilanza del ministro competente e dotati di autonomia patrimoniale e finanziaria.
Infine, bisognerà prevedere l'accesso ai servizi di incrocio tra domanda e offerta di lavoro offerti dalla piattaforma Siisl - Sistema Informativo per l'inclusione sociale e lavorativa del ministero del Lavoro.
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