Lo scorso 15 aprile, nella cornice della Mimar Sinan Fine Arts University di Istanbul, sono stati presentati i vincitori della XIX edizione del Global Award for Sustainable Architecture™, il prestigioso riconoscimento internazionale fondato dall'architetto e ricercatrice Jana Revedin e promosso in collaborazione con Saint-Gobain, partner ufficiale del premio per il terzo anno consecutivo.
Il tema - "Architecture Is Transformation" - accompagnato da cinque parole chiave - Innovazione · Transdisciplinarità, Adattabilità · Rigenerazione · Empowerment - ha orientato la scelta verso cinque pratiche progettuali sparse tra Cina, Vietnam, Messico, Corsica (Francia) e Germania/Italia, accomunate dalla cura verso l'ambiente e l'attenzione all'impatto sociale. A caratterizzare l'edizione 2026, infatti, è stato l'approccio alla trasformazione come condizione strutturale del progetto, non più intesa solo costruzione di nuovi edifici, ma intervento su sistemi esistenti per rigenerare spazi urbani, ottimizzare le risorse e ridefinirne gli usi.
La giuria1 ha valutato i candidati sulla base della coerenza metodologica, dell'impatto sociale e della capacità di generare effetti duraturi nei contesti di intervento, selezionando 5 esperienze che evidenziano un approccio al progetto architettonico come parte di processi più ampi di trasformazione urbana e territoriale.
Un cambio di prospettiva, dunque, per iniziare a guardare l'architettura come strumento per attivare processi di adattamento continuo, traducendo il verbo "costruire" come intervento su ciò che già c'è.
L'obiettivo? Ridurre il consumo di suolo, migliorare l'efficienza delle risorse e rispondere alle evoluzioni sociali ed economiche delle città contemporanee.
I progetti premiati ne danno il buon esempio, mostrando come l'architettura possa agire simultaneamente su scala territoriale, ambientale e sociale, incidendo in modo concreto sulla qualità della vita e sull'organizzazione delle città.
La giuria1, presieduta dalla Prof.ssa Dr.ssa Jana Revedin, era composta da: Marie-Hélène Contal, Architetto, Rettrice dell'École Spéciale d'Architecture di Parigi, Francia Dott. Jacopo Galli, Architetto, Università Iuav di Venezia, Italia Prof.ssa Dott.ssa Spela Hudnik, Architetto, Università di Lubiana, Slovenia Prof.ssa Dott.ssa Deniz Incedayi, Architetto, Mimar Sinan Fine Arts University di Istanbul, Turchia Marta Maccaglia, Architetto, Lima, Perù, vincitrice del Global Award for Sustainable Architecture™ 2018 Boonserm Premthada, Architetto, Bangkok, Thailandia, vincitore del Global Award for Sustainable Architecture™ 2018 Prof. Dott. Ashraf M. Salama, Architetto, Newcastle, Regno Unito, Co-Direttore dell'UNESCO-UIA Education Council Prof. Nuno Soares, Architetto, Macao, Cina, Co-Direttore dell'UNESCO-UIA Validation Council.
Global Award for Sustainable Architecture
- I laureati dell'edizione 2026
- Ye Man - architetto, fondatore di ZSYZ • CINA
- Doan Thanh Ha - architetto, co-fondatore di H&P Architects, Vietnam
- Loreta Castro Reguera & José Pablo Ambrosi - architetti, fondatori di Taller Capital, Messico
- Amelia Tavella - architetto, fondatrice di Amelia Tavella Architects, Francia
- Andreas Kipar - architetto, architetto paesaggista e urbanista, co-fondatore di LAND, Germania / Italia
- Cos'è il Global Award for Sustainable Architecture
I laureati dell'edizione 2026
Ye Man - architetto, fondatore di ZSYZ • CINA
Quella di Ye Man è un'architettura che semplifica, affina e riduce l'impatto ambientale riconnettendosi alla saggezza costruttiva cinese. "Scegliamo il legno come materiale da costruzione basandoci sulla relazione simbiotica tradizionale tra esseri umani e alberi" - dice.
Le sue costruzioni si riconoscono infatti per le strutture prefabbricate in legno, biodegradabili, reversibili e basate sull'uso dei tradizionali incastri a tenone e mortasa, combinati con tecnologie all'avanguardia. I suoi progetti sono il risultato di un lavoro paziente su prototipi sperimentali, sempre attenti allo spirito del luogo, alle consuetudini locali e ai principi dell'economia circolare.
Per la Giuria, il suo lavoro incarna perfettamente i valori di Adattabilità, Rigenerazione ed Empowerment, mostrando come "fare di più con meno" possa diventare un atto consapevole di resistenza costruttiva ed ecologica. Un po' come una reinterpretazione in chiave contemporanea del principio modernista di Eugenia Errázuriz: "Purificare, purificare, sempre purificare: eleganza significa eliminare."

Doan Thanh Ha - architetto, co-fondatore di H&P Architects, Vietnam
L'approccio di Doan Thanh Ha si radica in una ricerca dell'essenziale che richiama il principio di Heinrich Tessenow, pioniere dell'architettura riformista del Novecento: "La forma più semplice non è sempre la migliore; ma la forma migliore è sempre semplice."
Il suo lavoro si fonda su una visione sintetizzata nell'acronimo CAN - Cultura, Architettura, Natura - tre dimensioni inscindibili che, come lui stesso afferma "devono nutrire e sviluppare lo spirito umano, generando una forma di sostenibilità spirituale".
Ne deriva un'architettura pensata con e per gli abitanti, profondamente radicata nel contesto vietnamita, attenta alle identità locali e agli equilibri culturali.
La sua pratica riesce a intrecciare modernità e tradizione, risposte climatiche e valorizzazione del patrimonio immateriale.
Per la giuria, infatti, "I suoi progetti incarnano i criteri di Innovazione, Transdisciplinarità, Adattabilità e Rigenerazione, guidati da una visione profondamente umanistica e da un approccio risolutamente 'right-tech' ".

Loreta Castro Reguera & José Pablo Ambrosi - architetti, fondatori di Taller Capital, Messico
Taller Capital evidenzia l'importanza di un rapporto armonioso tra città e acqua. Il lavoro di Loreta Castro Reguera & José Pablo Ambrosi prende forma a partire da una condizione apparentemente contraddittoria: nelle città del Messico convivono carenze idriche e fenomeni di inondazione. Questa costante tensione diventa così un motore progettuale, trasformandosi da limite in opportunità.
Attraverso un approccio rigoroso e interdisciplinare, il duo messicano utilizza architettura e design come strumenti per ripensare il paesaggio urbano e integrare l'acqua come infrastruttura attiva.
"Il nostro obiettivo è ripristinare la presenza dell'acqua in città - affermano - non come semplice elemento decorativo, ma come struttura paesaggistica e urbana capace di trasformare gli usi quotidiani."
La loro visione è orientata a una nuova cultura dell'acqua, capace di ridefinire il rapporto tra abitanti, territorio e risorse, contribuendo a una città più consapevole.
La Giuria ne ha apprezzato particolarmente l'approccio metodico e scientifico, riconoscendo nella loro pratica un esempio concreto di "ecologia urbana", già sperimentata dal Bauhaus, e sottolineando come il loro lavoro esprima con forza i valori di adattabilità e rigenerazione, rivelando una profonda comprensione delle risorse - visibili e invisibili - che costituiscono ogni spazio urbano.

Amelia Tavella - architetto, fondatrice di Amelia Tavella Architects, Francia
Patrimonio e sostenibilità, sono le due parole chiave utilizzate dalla giuria per descrivere la grande forza di riconciliazione tra spazio e tempo portata avanti nei progetti di Amelia Tavella. La sua è un'architettura trasformativa, che nasce da un'isola e supera il mare senza timore.
"La mia isola, la Corsica, mi ha insegnato la luce, i colori e le pendenze - racconta lei stessa - Mi ricorda che nessuna creazione ha senso senza etica, che la storia è il fondamento del presente".
La sua filosofia progettuale considera gli edifici come esseri viventi la cui "pelle" è il loro involucro. Nelle sue architetture si intreccia una connessione sensoriale tra materiali, tracce e stratificazioni del tempo, che dà vita a strutture organiche e al tempo stesso artistiche, nate grazie al lavoro a stretto contatto con specialisti multidisciplinari, da artisti a storici, da antropologi a sociologi, cineasti, scrittori e poeti.
La Giuria ha elogiato il suo approccio profondamente attento e radicato nella realtà, che risponde pienamente ai criteri di Innovazione, Transdisciplinarità e Adattabilità. Il suo modo di costruire, reversibile e rispettoso, "pone le basi su cui potranno essere costruite le visioni future".

Andreas Kipar - architetto, architetto paesaggista e urbanista, co-fondatore di LAND, Germania / Italia
Fondatore dello studio LAND (Landscape Architecture Nature Development), con sede a Milano, Andreas Kipar si distingue per un lavoro assimilabile alla visione della "città analoga" di Aldo Rossi, che mette in relazione architettura, psicologia e memoria collettiva.
Attivo ormai da decenni, Kipar ha trasformato ex aree industriali, suoli inquinati e territori abbandonati in nuovi paesaggi sociali, ecologici e culturali, interpretando la rigenerazione come una risposta concreta alla crisi climatica, perché capace di ridurre le emissioni, rafforzare la biodiversità e costruire comunità più resilienti.
La Giuria ha evidenziato il suo impegno di lungo periodo, fatto di decenni di attivismo coerente, e la capacità di creare spazi aperti e inclusivi, in cui natura e comunità si incontrano generando senso di appartenenza e dignità.
Il riconoscimento valorizza inoltre la piena rispondenza del suo lavoro ai criteri di Innovazione, Transdisciplinarità, Adattabilità, Rigenerazione ed Empowerment, alla base del premio.

Cos'è il Global Award for Sustainable Architecture
Il Global Award for Sustainable Architecture™ nasce nel 2006 per iniziativa dell'architetta e ricercatrice Jana Revedin, sotto il patrocinio dell'UNESCO, con una missione precisa: portare al centro del dibattito internazionale un'architettura sostenibile, partecipativa e radicata nella responsabilità sociale.
In quasi vent'anni, il premio ha costruito una rete di 90 vincitori da tutto il mondo, e i numeri parlano da soli: Wang Shu, Alejandro Aravena, Balkrishna Vithaldas Doshi, Anne Lacaton, Jean-Philippe Vassal e Diébédo Francis Kéré, tutti laureati del Global Award, hanno successivamente conquistato il Pritzker Prize. Un track record che pochi riconoscimenti al mondo possono vantare.
Dal 2024, il sostegno dell'Unione Internazionale degli Architetti (UIA) rafforza ulteriormente il peso specifico di un premio che, edizione dopo edizione, ha saputo anticipare i nomi destinati a segnare l'architettura contemporanea.
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