Ha attirato i big del panorama dell'architettura il concorso di progettazione per la realizzazione del Grande Ospedale della Malpensa, tra cui Oma, Bjarke Ingels Group Architecture, Snøhetta, Mario Cucinella Architects, Pinearq, ma a spuntarla è il team composto da Rina Consulting, Zaha Hadid Limited, Wsp Italia, Sti Engineering, BC-Building Consulting, Studio Plicchi e Wsp France. La graduatoria definitiva è stata pubblicata il 15 aprile e con essa sono ora noti i dettagli del progetto vincitore che basa tutto sull'efficienza della macchina funzionale, nonché sulla «healing architecture» e sull'umanizzazione degli spazi.
Si trattava di un concorso a procedura ristretta che fissava un costo massimo per l'opera di 440milioni di euro e onorari per la predisposizione del progetto di fattibilità tecnico-economica di quasi 10 milioni di euro. Il nuovo presidio sorgerà nell'area più a nord del quartiere Beata Giuliana di Busto Arsizio. Il concorso era visto come un laboratorio di sperimentazione e innovazione per un prototipo di ospedale del futuro.
La proposta vincitrice punta ad offrire un ambiente «funzionale, rigenerante e umano», scrivono i progettisti, un luogo che possa «sostenere pazienti, familiari e operatori sanitari nei momenti di maggiore vulnerabilità promuovendo il benessere psicofisico attraverso la qualità degli spazi e la relazione con il paesaggio naturale».
Contraddistinguono l'architettura uno sviluppo orizzontale e compatto e un'articolazione in dipartimenti, per garantire «l'efficienza operativa e l'ottimizzazione dei flussi», spiegano i vincitori nella relazione illustrativa.
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La natura come forma di cura
Il verde è parte integrante del progetto che ingloba spazi verdi accessibili, giardini pensili e terapeutici, che contribuiscono a creare un ambiente sereno e stimolante. Inoltre, «il bosco esistente - si legge nella relazione di progetto - viene preservato e valorizzato, integrando le aree tecnologiche e dialogando visivamente con l'edificio, che si apre al paesaggio attraverso trasparenze e percorsi immersivi».
«La presenza di aree verdi, la luce naturale, l'orientamento chiaro dei percorsi e l'uso di materiali e finiture calibrati su comfort e percezione sensoriale contribuiscono alla creazione di un ambiente accogliente e rassicurante. La natura non è solo elemento scenografico, ma parte attiva del processo terapeutico».


La forma ad anello e il tetto come spazio comunitario
Per la forma, la scelta è ricaduta su un design organico che mette insieme estetica e funzionalità. La forma ad anello genera un impianto distributivo efficiente e flessibile, consentendo anche l'affaccio delle camere verso le corti interne verdi e il parco esterno «generando un ambiente curativo immerso nella natura e permeato da luce naturale e visuali aperte», spiegano sempre i progettisti.
«Grazie ad uno schema compositivo e strutturale razionale, modulare e compatto - prosegue la relazione -, il progetto ottimizza l'economia complessiva non solo in fase di costruzione ma anche di gestione. Questo approccio garantisce, inoltre agli utenti e allo staff, un'orientamento intuitivo, la massima privacy e un ambiente di lavoro confortevole, minimizzando le distanze da percorrere».
Le corti differenziate per carattere e funzione offrono spazi per la contemplazione, la socialità e il benessere dei pazienti. La forma facilita anche la creazione di un tetto accessibile, attrezzato con pensiline fotovoltaiche, verde e percorsi.
«Il tetto diventa spazio multifunzionale per l'intera comunità ospedaliera: luogo per riabilitazione, pausa del personale, attività all'aperto e iniziative per il benessere quotidiano. Questa dimensione tridimensionale e orizzontale rafforza l'idea di ospedale come luogo di cura esteso e diffuso, non più confinato agli spazi interni».

L'integrazione col contesto urbano
Sul lato sud-est, la forma arretrata del basamento genera una piazza pubblica, creando uno spazio civico tra ospedale, città e paesaggio. Il progetto promuove, inoltre, la mobilità sostenibile, grazie alla connessione delle piste ciclabili di Busto Arsizio. «Questo sistema, integrato con percorsi pedonali e aree di sosta - si legge sempre nella relazione di progetto -, incentiva mezzi alternativi e uno stile di vita attivo per lavoratori e visitatori». Il progetto valorizza, inoltre, le caratteristiche morfologiche e idrologiche del sito con l'inserimento di corpi d'acqua nella zona più bassa. «Questi bacini assolvono a una funzione tecnica di raccolta e trattamento delle acque piovane, ma anche ambientale, contribuendo alla biodiversità locale».


Spazi di relazione
La struttura prevede non solo funzioni strettamente sanitarie ma anche l'inserimento di funzioni collettive aperte al pubblico, integrando servizi per l'ospedale ed il territorio. «Un ruolo importante - spiegano i vincitori - è svolto dall'area dedicata alla formazione e alla sala convegni, ma si prevedono anche spazi commerciali, per le associazioni, lettura e di ristorazione e l'eventuale possibilità di funzioni straordinarie apribili al pubblico (proiezioni, spazi mostre) oltre ad altre istanze di medicina complementare e integrativa (fitoterapia, ippoterapia, meditazione)».
Separazione dei percorsi
Per un uso efficiente, è prevista la separazione dei percorsi. In particolare, i flussi orizzontali si distribuiscono attraverso assi indipendenti: l'asse pubblico («main street») costituito da un percorso principale largo otto metri, che al livello zero, è destinata a utenti esterni e visitatori; un asse sanitario per il personale e le attività mediche. «Questi due percorsi dividono l'ospedale in aree distinte: quella diurna, accessibile direttamente dall'esterno, e quella ad Alta Intensità, accessibile solo al personale autorizzato e dopo aver seguito specifici protocolli igienici», spiegano i progettisti.
Infine, il percorso logistico dove avviene la movimentazione delle merci che, attraverso percorsi indipendenti da quello pubblico e sanitario, vengono distribuite ai piani mediante gli ascensori.
La «main street» come connessione con il contesto urbano
La «main street» ospedaliera, al piano terra, costituisce l'area di accoglienza per utenti e visitatori. È uno spazio permeabile aperto ai cittadini, che connette l'ospedale alla scala urbana, quindi al Parco a alla vicina Cascina dei Poveri. Su di essa si affacceranno: spazi commerciali, le aree delle associazioni, quelle del centro di formazione, la biblioteca, le aree di ristorazione del bar e della mensa e l'area direzionale e amministrativa.
Le ampie corti verdi interne, che attraversano anche la piastra tecnologica al livello -1, dotano di luce naturale tutti gli spazi per i degenti e per le attività lavorative.


Umanizzazione delle degenze
Oltre alla cura delle aree di accoglienza e di attesa, concretizzatasi nella predisposizione di spazi ampi, curati, illuminati naturalmente e dotati di studiati sistemi di cartellonistica e wayfinding e predisposizione di ambienti per il comfort, come aree ristoro, zone lettura, aree ludiche per i bambini, la proposta punta anche all'umanizzazione delle degenze.
«Le camere - si legge nella relazione di progetto - saranno caratterizzate da ampie superficie finestrate che, oltre a portare illuminazione naturale, consentono di esplorare l'ambiente circostante. Nelle camere i segni tecnologici quali monitor, sondini, gas, saranno "mimetizzati" per proporre il più possibile un ambiente familiare. La conformazione ad anello dei piani di degenza aumenta sensibilmente la distanza tra le camere (p.e. rispetto alla classica conformazione a stecca, in cui le camere si guardano tra loro) che possono tutte godere di una piacevole visione verso l'esterno».


La scelta dei materiali
«Le aree di degenza e le zone a carattere più alberghiero presentano colori caldi e naturali, materiali che richiamano l'ambiente domestico, pavimentazioni continue a basso contrasto e finiture in legno e tessili, per ridurre la percezione di medicalizzazione. L'area pediatrica sarà progettata a misura di bambino con il sapiente uso dei colori per riprodurre un ambiente accogliente e gli arredi avranno una struttura tale da garantire la sicurezza e l'incolumità del piccolo paziente. Le camere singole anche in pediatria permetteranno di accogliere in qualunque momento anche uno dei genitori garantendo la continuità del rapporto affettivo con la famiglia durante il ricovero», scrivono i progettisti.
«Nell'area di salute mentale verrà posta particolare attenzione alla struttura e alle attrezzature, ai materiali e agli arredi, in modo tale da non suggerire un uso improprio e salvaguardando la sicurezza degli utenti e degli operatori, e, al contempo, garantendo un ambiente accogliente e familiare».


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