Beni culturali privati, nulla osta in deroga a strumenti urbanistici e regolamenti edilizi

L'obiettivo della proposta, in discussione in Commissione Cultura alla Camera, tenta di bypassare le normative edilizie locali

di Mariagrazia Barletta

È iniziato in Commissione Cultura alla Camera l'esame del disegno di legge presentato da Forza Italia (primo firmatario, Giorgio Mulè) che introduce un regime speciale per gli interventi su immobili del patrimonio culturale privato, prevedendo un'autorizzazione unica in caso di vincolo congiunto paesaggistico-culturale e consentendo gli interventi di manutenzione ordinaria tramite la presentazione di una Scia direttamente alla soprintendenza. Il Ddl, inoltre, prevede che l'autorizzazione rilasciata dalla soprintendenza - per interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione - prevalga su tutti gli strumenti urbanistici e regolamenti edilizi locali.

Il testo - va precisato - deve concludere tutti i passaggi in Parlamento (prima a Montecitorio e poi a Palazzo Madama) per diventare eventualmente legge ed intraprendere la strada verso la pubblicazione in "Gazzetta ufficiale".

Patrimonio immobiliare privato, l'ok del soprintendente in deroga a strumenti urbanistici e regolamenti edilizi

Il disegno di legge tenta di introdurre un regime speciale per i beni culturali di proprietà privata. Innanzitutto si prevede che il nulla osta del soprintendente, richiesto per opere e lavori da realizzare, sia rilasciato in deroga agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi, andando a sostituire ogni atto di autorizzazione, licenza, permesso o nulla osta comunque denominato. Secondo la relazione illustrativa che accompagna il Ddl, «tale disposizione risponde alla necessità di trattare i beni culturali vincolati con strumenti ad hoc, essendo questi inidonei a essere regolati dalla normativa vigente in materia di edilizia ordinaria. Tale approccio consente decisioni rapide in deroga alle normative locali, evitando stalli amministrativi e promuovendo il recupero e la valorizzazione dei beni culturali». 

Per progetti o interventi che richiedono l'acquisizione di più di due pareri da parte di autorità competenti, si prevede che i proprietari di beni immobili del patrimonio culturale privato possano chiedere la convocazione della conferenza di servizi decisoria.

Autorizzazione unica se c'è anche vincolo paesaggistico

Per gli immobili del patrimonio privato il Ddl introduce un'autorizzazione unica quando, oltre al vincolo culturale, c'è anche quello paesaggistico. Ne viene delineato l'iter: la richiesta è presentata dal proprietario (o dal soggetto avente titolo sull'immobile) all'autorità competente in materia di tutela dell'interesse culturale, che assume il ruolo di amministrazione procedente, e in tale veste consulta gli organi tenuti a rilasciare il nulla osta paesaggistico, garantendo il rispetto dei tempi e delle modalità previste per la conferenza dei servizi. All'esito di tale procedimento unico, l'autorizzazione rilasciata sostituisce, a tutti gli effetti, le autorizzazioni previste per ciascun vincolo, nel rispetto dei criteri e delle disposizioni vigenti in materia di tutela dell'interesse culturale e del paesaggio.

«La misura - viene spiegato nella relazione illustrativa - è volta a superare l'attuale duplicazione delle procedure tra soprintendenza e comune, riducendo i tempi amministrativi di almeno trenta giorni, e gli oneri per l'amministrazione pubblica, senza, tuttavia, compromettere il diritto del comune di esprimersi sul progetto, anche per gli aspetti ambientali».

Autorizzazione della soprintendenza in 90 giorni

Per i beni culturali di proprietà privata, non sottoposti a Via e per i quali non si richiede l'attivazione della conferenza di servizi, si propone di abbreviare l'iter portando i tempi di risposta della soprintendenza da 120 a 90 giorni.

Manutenzione ordinaria, Scia estesa alle soprintendenze

Per gli interventi di manutenzione ordinaria su immobili di interesse culturale di proprietà privata si prevede la presentazione della Scia direttamente alla soprintendenza. Nel termine di trenta giorni, la soprintendenza può adottare motivato provvedimento di divieto di prosecuzione dell'attività. «La Scia - viene spiegato sempre nella relazione - rappresenta uno strumento snello e funzionale, che consente di avviare rapidamente le attività, garantendo al contempo il rispetto dei criteri di tutela attraverso verifiche ex post». 

 Inoltre, si prevede una puntuale definizione delle opere di manutenzione ordinaria ammesse a tale procedura, affidata ad un decreto del ministero della Cultura.

 

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