Nella contrada Villa a Bonate Sotto (Bergamo), l'ultimo brolo sopravvissuto all'urban sprawl è stato recuperato e trasformato in un parco verde i cui percorsi ripropongono, pur reinterpretandola, l'orditura del paesaggio agricolo che era stata cancellata dal tempo.
Il muro perimetrale che lo cinge, lungo circa un chilometro, è stato restaurato e aperto in alcuni punti per generare nuovi ingressi all'area verde in cui si inserisce anche un padiglione polifunzionale, monolitico e nero, ispirato ai vecchi caselli. La piccola architettura va a conformare una nuova piazza alberata. Da originario spazio privato, il brolo (ben 30mila mq) acquisisce una inedita funzione pubblica. Il progetto incoraggia diverse attività, puntando ad attrarre ogni fascia di età.
Il progetto - concordato con la soprintendenza, in quanto sul brolo è stato apposto un vincolo monumentale sin dagli anni Settanta - è dello studio CN10 Architetti diretto da Gianluca Gelmini, affiancato per la progettazione paesaggistica da SAP Studio di architettura e paesaggio, guidato da Luigino Pirola.


Fotografie di © Giacomo Albo, courtesy CN10 Architetti
«Il Parco nasce da una convenzione tra un privato e il comune di Bonate Sotto. Il brolo - sottoposto a vincolo monumentale - è stato ceduto da un privato in cambio di zone edificabili», spiega Gianluca Gelmini. «È un luogo importante, molto vasto, tutto in piano: è un'oasi verde nel mezzo dell'espansione sud del paese».
«I broli - prosegue l'architetto - erano tipicamente delle zone coltivate, circondate da muri, dove c'erano le colture più pregiate che andavano controllate e protette. Spesso erano attaccati alle estreme propaggini del paese, in diretta continuità con i cortili delle cascine o delle ville». Quello di Bonate Sotto era l'unico brolo rimasto nel paese: «La cosa particolare - racconta ancora Gelmini - è che gli altri appezzamenti chiusi tra le mura sono stati tutti via via cancellati dall'edificazione degli ultimi decenni. Ce n'erano tantissimi in tutte l'Isola Bergamasca, costituivano una corona attorno ai nuclei edificati storici».


Fotografie di © Giacomo Albo, courtesy CN10 Architetti
Il progetto dei percorsi del parco è partito dallo studio della rappresentazione del territorio, basato soprattutto sulla cartografia storica (cabrei, catasti, carte militari, foto aeree). In particolare, grazie a una della aerofotografie Igm del 1955, i progettisti sono risaliti ai tracciati consolidati che caratterizzavano il brolo e, dunque, all'orditura del paesaggio agricolo. Queste trame riemergono nel progetto, riprese nella giacitura dei nuovi percorsi, come una sorta di traccia archeologica.
Il muro che cinge il brolo - in parte realizzato in muratura con ciottoli disposti a spina pesce - è stato restaurato e consolidato. «Abbiamo realizzato un lavoro di risarcitura con la tecnica del cuci-scuci e di sistemazione della copertura superiore del muro», riferisce Gelmini. Inoltre, avendo il brolo un unico accesso, il progetto ha previsto l'apertura di altri tre varchi (la sera consentono di chiudere il parco), in modo da favorire l'accessibilità.


Fotografie di © Giacomo Albo, courtesy CN10 Architetti
Sul margine occidentale dell'area, in prossimità dell'accesso principale, è stato disposto un padiglione costituito da un corpo lineare, di pianta rettangolare, lungo 30 metri, i cui spazi sono affacciati verso il verde del parco. La piccola architettura monolitica e scura va a conformare una piccola piazza alberata confinante con le case del borgo. Le testate, a nord e a sud, si aprono sul parco con generosi porticati che proteggono gli ingressi contrapposti. A definirlo architettonicamente è il grande tetto a due falde impostato alla stessa altezza del muro perimetrale del brolo.
«Il padiglione si ispira ai caselli, piccole costruzioni a servizio del fondo agricolo, dove venivano riposti gli attrezzi o si tenevano gli animali, dove il contadino sostava nei momenti di pausa. Di solito erano collocati al centro dei campi. Ce ne sono di diversa fattura e natura, ma generalmente sono delle piccole casupole con tetto a capanna; i più antichi sono in muratura e altri sono realizzati semplicemente con un rivestimento di lamiera metallica recuperata», sottolinea Gianluca Gelmini.
«La nuova architettura - prosegue - è nata come padiglione a controllo del parco, quindi è un luogo di presidio. Ha al suo interno un bar entrato in funzione pienamente quest'estate e una sala gemella polivalente».



Fotografie di © Giacomo Albo, courtesy CN10 Architetti
Dal tetto emergono in altezza due elementi cuneiformi che ne prolungano l'andamento. «Un elemento centrale ospita tutte le canne fumarie e le prese di estrazione del padiglione quindi nasconde sostanzialmente dei camini; l'altro, più grande, alloggia una grande presa d'aria, prolunga la falda e conforma la pergola con su i pannelli fotovoltaici. Abbiamo voluto fare in modo che il tetto mantenesse un disegno unitario anche per risolvere la parte più tecnica dell'edificio», precisa Gelmini.
La struttura portante del nuovo padiglione è realizzata in profilati d'acciaio zincato disposti su una maglia modulare quadrata di lato pari a 2.40 metri, che appoggia su una platea in cemento armato leggermente rialzata dal terreno. L'involucro, interamente realizzato a secco, alterna parti opache e trasparenti in modo asimmetrico sui due fronti lunghi per creare un'alternanza di viste e scorci sul parco circostante. L'intero volume (pareti e tetto) è rivestito di lamiera grecata nera. Internamente le pareti sono finite a gesso. Le pavimentazioni degli ambienti interni e dei portici sono in cemento levigato. Il progetto strutturale è dell'ingegnere Ivan Locatelli.



Fotografie di © Giacomo Albo, courtesy CN10 Architetti
Il progetto ha, dunque, previsto la creazione di percorsi sterrati e di parcelle verdi destinate alle diverse aree tematiche del parco. «Il parco - conclude l'architetto - è stato attrezzato con una zona dedicata al calisthenics, inoltre, stiamo lavorando per introdurre dei giochi molto belli per i bambini, adatti a diverse fasce d'età. Ci sarà il percorso vita ed uno della memoria (per la stimolazione cognitiva delle persone affette da demenza, nda) e saranno aggiunti dei pergolati con sotto dei tavoli che potranno godere dell'ombra. Quindi pian piano il parco si sta ulteriormente arricchendo di altri oggetti che garantiranno una pluralità anche di presenze e una polivalenza d'uso».
Fotografie di © Giacomo Albo, courtesy CN10 Architetti










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