Tra i grandi nomi che stanno riempiendo il programma della Festa del Cinema di Roma - in corso fino al 25 ottobre - quest'anno c'è spazio anche per l'architettura, che sale sul grande schermo con due docufilm lasciando a casa i tecnicismi per parlare direttamente di persone.
I protagonisti sono Renzo Piano e Massimiliano Fuksas, due vite profondamente differenti, due modi opposti di intendere e documentare il progetto dello spazio contemporaneo, ma con qualche punto in comune: l'essere tra i progettisti italiani più famosi al mondo, l'aver scelto la Francia come seconda patria professionale e lo sguardo proiettato verso il futuro e l'innovazione.
Le divergenze metodologiche sul piano lavorativo - dove Piano è orientato al rigore inteso come precisione ingegneristica, chiarezza strutturale, economia dei materiali e subordinazione della forma alla funzione sociale e Fuksas al gesto eclettico, alla fluidità e all'emozione scultorea - delineano altrettante traiettorie parallele nel campo del cinema a servizio dell'architettura.
Nel documentario Five Living Buildings, firmato dal regista Jonathan Goodman Levitt e dedicato alle architetture di Renzo Piano e RPBW è come se si ritrovi una de-centralizzazione dell'autore. Sono infatti le persone che vivono gli spazi da lui disegnati a parlare, e non il progettista, rendendo così implicite le caratteristiche dell'architettura e lasciando allo spettatore la possibilità di farsi una personale idea.
La precisa scelta di campo di mettere in primo piano 5 edifici distribuiti su quattro continenti - Centro culturale della Fondazione Stavros Niarchos (Grecia) · Emergency Children's Surgical Hospital (Uganda) · Whitney Museum of American Art (USA) · Complesso OōEli (Cina) · Centre Pompidou (Francia) - pone la macchina da presa al livello degli occhi degli utenti finali, siano essi parte del personale medico nel caso di Entebbe, o i visitatori di un museo nel caso del Centre Pompidou, della Fondazione Stavros Niarchos o del Withney Museum.
L'architettura narrata da Levitt viene quindi volutamente registrata esclusivamente nella sua dimensione di infrastruttura civica e funzionale, raccontata con un linguaggio oggettivo e distaccato, specchio di una visione in cui l'edificio è un dispositivo sociale che si attiva solo attraverso l'uso quotidiano della collettività.

Caption: TAO Dance films commercial at OōEli Complex, Hangzhou Description: Renowned dance company TAO Dance Theater films a commercial for the JNBY clothing company inside the "water mirror" at OōEli Complex in Hangzhou, China. Courtesy of Five Living Buildings (by Renzo Piano) | Cinque edifici viventi (dello studio di Renzo Piano) © Living Buildings
Differente l'approccio nel documentario dedicato all'architetto della Nuvola, dal titolo Fuksas. Da tutta la vita dove, complice anche il filtro di regia della figlia Elisa Fuksas, si ritrova la centralità dell'Io.
Chiaro l'abbandono dell'oggettività sociologica, che lascia spazio a una narrazione in stile diario intimo e indagine psicologica. Qui il focus si sposta radicalmente dall'opera all'operatore.
Il progetto architettonico non è più il fine del racconto, ma un pretesto narrativo per esplorare l'universo privato, le ossessioni creative e il legame filiale di un progettista conosciuto in tutto il mondo.
L'archistar è messa da parte, le scene sono più domestiche e meno strutturate e radicate nello scenario romano e nel suo studio, lasciando emergere il ritratto di un uomo raccontato come colto nel suo rapporto con il tempo, la memoria e la pittura.

Regia di ELISA FUKSAS con MASSIMILIANO FUKSAS e DORIANA MANDRELLI, ELISA FUKSAS, LAVINIA FUKSAS Sceneggiatura di ELISA FUKSAS Una produzione INDIANA PRODUCTION, RAI CINEMA, 7a e TENDERSTORIES Prodotto da BENEDETTO HABIB, MARCO COHEN, FABRIZIO DONVITO, DANIEL CAMPOS PAVONCELLI, per INDIANA PRODUCTION Prodotto da ELISA FUKSAS e LUCIO PELLEGRINI per 7a
La dialettica dello spazio: l'edificio come specchio dell'altro o dell'io
Partendo proprio da questo confronto cinematografico tra Renzo Piano e Massimiliano Fuksas, sorge spontanea una domanda: a chi appartiene l'architettura progettata? Resta sempre della mano che l'ha disegnata o si trasferisce nel volere di chi la vive?
Da un lato, il MODELLO PIANO-LEVITT espone un'idea di architettura radicalmente centrifuga. In questa visione, l'edificio giunge alla sua piena realizzazione solo nel momento in cui l'architetto scompare, lasciando la scena alla comunità.
Il valore della struttura è misurato sulla sua capacità di farsi infrastruttura sociale, democrazia applicata e servizio pubblico. Alla cinepresa spetta il compito di dimostrare questo approccio scomparendo a sua volta dietro i gesti quotidiani degli utenti. Una specie di architettura vissuta come altruismo formale, dove il successo del progetto coincide con la sua capacità di migliorare la vita biologica e sociale delle persone.
Dall'altro lato, il MODELLO FUKSAS-FUKSAS rivendica una spinta centripeta. L'edificio rimane indissolubilmente legato alla sua biografia, alle sue tensioni intellettuali e alla sua firma artistica, e non separato dal suo creatore. Lo spazio diventa, quindi, frammento visibile di un'ossessione privata e l'estensione fisica di un pensiero d'autore.
E così l'atto del progettare diventa un gesto autobiografico e intimo.
Non c'è una risposta corretta, a mio avviso, ma la consapevolezza che lo spazio contemporaneo oscilla tra due necessità fondamentali: da un lato il bisogno collettivo di funzione e accoglienza, e dall'altro la necessità culturale di segno e identità.
Alla settima arte spetta il compito di palesare questi punti di vista, lo spettatore può scegliere se guardare l'architettura attraverso gli occhi di chi la abita o attraverso la mente di chi l'ha immaginata.

Caption: Shamira and her aunt behind Emergency's Children's Surgical Hospital, Entebbe Description: Shortly her her hand burn reconstruction surgery, Shamira walks with her aunt behind Emergency's Children's Surgical Hospital (Entebbe, Uganda) on the banks of Lake Victoria. Courtesy of Five Living Buildings (by Renzo Piano) | Cinque edifici viventi (dello studio di Renzo Piano)
© Living Buildings

Regia di ELISA FUKSAS con MASSIMILIANO FUKSAS e DORIANA MANDRELLI, ELISA FUKSAS, LAVINIA FUKSAS Sceneggiatura di ELISA FUKSAS Una produzione INDIANA PRODUCTION, RAI CINEMA, 7a e TENDERSTORIES Prodotto da BENEDETTO HABIB, MARCO COHEN, FABRIZIO DONVITO, DANIEL CAMPOS PAVONCELLI, per INDIANA PRODUCTION Prodotto da ELISA FUKSAS e LUCIO PELLEGRINI per 7a

Caption: An RPBW workshop about plans for the OōEli Complex, Hangzhou
Description: Renzo Piano and RPBW architects meet with their clients to discuss their proposed plans for the OōEli Complex in Hangzhou, China. Photo credit: Maxime Laurent © RPBW - Renzo Piano Building Workshop Architects

Regia di ELISA FUKSAS con MASSIMILIANO FUKSAS e DORIANA MANDRELLI, ELISA FUKSAS, LAVINIA FUKSAS Sceneggiatura di ELISA FUKSAS Una produzione INDIANA PRODUCTION, RAI CINEMA, 7a e TENDERSTORIES Prodotto da BENEDETTO HABIB, MARCO COHEN, FABRIZIO DONVITO, DANIEL CAMPOS PAVONCELLI, per INDIANA PRODUCTION Prodotto da ELISA FUKSAS e LUCIO PELLEGRINI per 7a
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