In memoria di Sverre Fehn

Avrebbe compiuto 85 anni il prossimo agosto Sverre Fehn, morto lunedì 23 febbraio nella sua casa di Oslo (news.yahoo.com), la città in cui si era laureato  esattamente sessanta anni fa, presso la Facoltà dove era tornato come docente dal 1971 al 1991 (wikipedia.org).

Dopo l'adesione nei primi anni '50 al "Progressive Architects Group" (nytimes.com), ovvero al "segmento norvegese dell'International Congress of Modern Architecture", Fehn intraprese una personale rivalutazione delle istanze espressive derivate dalle tradizioni costruttive locali, anche grazie al viaggio in Marocco che gli consentì di studiare "la locale architettura vernacolare" (nytimes.com). Portò avanti in parallelo la pratica del modernismo, lavorando per un breve periodo (wikipedia.org) con Jean Prouvé a Parigi.  

L'apertura del suo studio nella capitale norvegese risale al 1954, quattro anni prima di essere notato per il progetto del Padiglione Norvegese al'Esposizione Mondiale di Bruxelles e ben quarantatrè anni prima di ricevere il Pritzker Prize: "L'architettura del norvegese Sverre Fehne è un'affascinante ed eccitante combinazione di forme moderne temperate dalla tradizione scandinava, da cui essa deriva. Nei suoi progetti, egli dà grande rilevanza alla relazione tra costruito e ambiente naturale" (pritzkerprize.com).
 
Tra le opere realizzate - relativamente poche (nytimes.com) - spiccano il Padiglione per la Biennale di Venezia del 1962, il Glacier Museum (Fiordo di Fjaerland) e il Museo Norvegese di Architettura, ma hanno rilevanza anche i progetti residenziali, come la Bodker House e la Eco House (pritzkerprize.com).

Pur essendo convinto che la costruzione in un luogo ancora intatto rappresentasse "una guerra, un attacco portato dalla nostra cultura alla natura" (news.yahoo.com), Fehn aveva individuato una dimensione in cui il legame istintivo stabilito con un determinato territorio poteva arricchire l'esperienza del progettista: "Ho sempre pensato di stare fuggendo dall'architettura tradizionale norvegese, ma presto ho realizzato che stavo operando nel suo contesto...L'uso di un certo materiale non dovrebbe mai verificarsi per scelta o calcolo, ma derivare da intuizioni e desideri" (nytimes.com).
Scheda su Sverre Fehn (da pritzkerprize.com)

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