Regione Toscana – Terremoti: cosa si fa per prevenire il rischio sismico

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90 i comuni toscani classificati in “zona 2”, cioè a media elevata pericolosità sismica (fra questi, quelli a maggior rischio sono 67, tutti nella fascia appennnica), ma è l’intero territorio toscano a essere dichiarato “sismico”, sia pure con 91 comuni inseriti nelle zone a “bassa” o a “bassissima” sismicità mentre gli altri 106 comuni sono inseriti in zona intermedia.

Il dato viene dalla relazione svolta questa mattina, alla VI Commissione del Consiglio Regionale, dall’assessore alla difesa del suolo.

Sono state ricordate le diverse tappe, dal terremoto dell’Irpinia (23 novembre 1980) in poi, legate alla classificazione sismica del territorio nazionale: nel 1982 la Toscana passò dai 50 comuni classificati sismici negli anni Trenta, a ben 182 con il 75% del territorio e l’80% circa della popolazione.

Un ulteriore allargamento è arrivato nel 2003 , in seguito al crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, mentre l’ultima classificazione sismica venne recepita, in Toscana, con delibera del giugno 2006 riguardando l’intero territorio.
Fu nel 1997 , anche a seguito del terremoto che aveva interessato due anni prima la Lunigiana, che la Regione Toscana si dette una legge (la 57 del 30 luglio 1997) sulla prevenzione e riduzione del rischio sismico e con valore sperimentale per le due aree toscane più a rischio: Lunigiana e Garfagnana.
Fino al 2005 quella legge ha stanziato circa 8 milioni di euro di cui ben 7,5 come contributi agli enti locali per finanziare a privati interventi di miglioramento sismico preventivo.

Dal 2000 al 2006 la Regione Toscana, decidendo anche di concentrarsi solo sui comuni a maggio rischio sismico, ha elevato notevolmente il suo impegno su due direttrici principali: indagini conoscitive su centri urbani e su edifici pubblici strategici (scuole, ospedali, municipi); interventi preventivi per la riduzione del rischio in questo tipo di edifici pubblici. In totale sono stati investiti circa 74 milioni di euro , di cui 62,2 per la messa in sicurezza di edifici pubblici.

Nel 2007 il Consiglio Regionale ha introdotto le attività legate alla riduzione del rischio sismico nel DPEF e ciò potrà consentire – visto che il problema è comunque quello di risorse assolutamente insufficienti – di accedere in modo non marginale a risorse DOCUP, a risorse CIPE e ad altre risorse regionali su viabilità, rischio idrogeologico e altro.

Sta comunque per essere predisposta, entro il 2008, una nuova legge regionale sulla prevenzione sismica.

La relazione si sofferma, quindi, sui due programmi di “azione ambientale”: nel primo (2000-2003) l’8% delle risorse totali – per un importo di 3 milioni di euro sono state assegnate per azioni inerenti il rischio sismico; nel secondo (2004-206) le risorse assegnate a questo scopo hanno raggiunto i 3,3 milioni di euro.

Fra gli interventi giudicati più strategici: l’aggiornamento degli elenchi riguardanti gli edifici pubblici più a rischio (in complesso sono 1.700), la segnalazione agli enti locali delle situazioni maggiormente critiche (su circa 800 edifici a oggi esaminati ne sono stati segnalati circa 70 per i quali è stata decisa la chiusura), la valutazione degli effetti per i centri urbani più significativi (circa 300 località compresi i capoluoghi dei 67 Comuni a più elevato rischio sismico).

La relazione si sofferma poi sulle indagini realizzate – fin dal 1997 a cura della Regione – negli edifici per una valutazione circa la loro vulnerabilità. È emerso che 20 edifici pubblici della Lunigiana, di cui 15 scuole, costruiti nel ventennio 1955-1975 presentavano “uno stato di degrado strutturale del calcestruzzo tale, in alcuni casi, da prevederne la completa demolizione”.

Si è dunque provveduto, con i due citati Programmi Ambientali, ad attivare – con risorse specificamente stanziate – alcune importanti attività: un programma regionale per valutare la vulnerabilità sismica degli edifici in cemento armato in scuole, ospedali, municipi (i Comuni sono stati finanziati con un contributo variabile dal 75 al 100% dei costi); un analogo programma per gli edifici in muratura; un programma di valutazione dedicato agli effetti dei terremoti sui terreni).

Questo complesso di attività è ancora in corso con percentuali di conclusione che vanno dal 40% del Mugello all’80% dell’Amiata. È stata evidenziata “una carenza di sicurezza in edifici che sono stati progettati ed eseguiti, controllati e collaudati in aree classificate sismiche dal 1927.

Edifici realizzati prevalentemente (90%) dagli anni ’50 al 1980″. Emerge molto spesso “la povertà dei materiali utilizzati” così come “si sono rilevati molti interventi successivi all’epoca di costruzione che hanno provocato un peggioramento sismico delle condizioni strutturali dell’edificio”.

In seguito al crollo della scuola di San Giuliano di Puglia sono, infine, arrivate due tipologie di competenze aggiuntive: alle Regioni è stato affidato il compito di definire un programma temporale di verifiche sismiche su edifici strategici e rilevanti (enti e privati devono procedere a tali verifiche preliminari entro il maggio 2008. Gli edifici interessati, in Toscana, sono circa 1700).

C’è poi da sottolineare l’importanza di una recente sentenza (la 182 del 5 maggio 2006) della Corte Costituzionale: le Regione non possono più prevedere “forme semplificate” – in pratica i controlli a campione – di autorizzazione e di controllo per quanto riguarda le attività legate all’edilizia.

 

 

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