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Nel processo BIM, il modello MEP rappresenta uno degli elementi più sottovalutati ma allo stesso tempo più critici per la qualità del progetto.

Troppo spesso, infatti, la progettazione impiantistica viene ancora gestita con logiche bidimensionali, che non riflettono la reale complessità dello spazio costruito.

Il risultato è noto a tutti: interferenze in cantiere, modifiche tardive e perdita di tempo.

Integrare un modello MEP all’interno del flusso BIM significa invece portare il progetto a un livello di controllo decisamente più avanzato.

Il limite del disegno 2D negli impianti

Chi lavora quotidianamente con i progetti lo sa bene.

I disegni degli impiantisti, nella maggior parte dei casi, rappresentano condotti e tubazioni con semplici linee.

Questa rappresentazione è utile per comunicare un’idea, ma introduce un problema evidente:
non tiene conto dell’ingombro reale degli elementi.

Un canale d’aria, una tubazione o una dorsale impiantistica non sono linee.

Sono oggetti tridimensionali, con dimensioni precise, spessori, isolamenti e quote di posa.

Nel disegno 2D questo aspetto viene completamente perso.

E finché si resta su carta o su un CAD tradizionale, il problema rimane nascosto.

Il modello MEP: rappresentazione reale degli ingombri

È qui che entra in gioco il modello MEP all’interno del BIM.

Quando si passa a una modellazione tridimensionale degli impianti, ogni elemento viene rappresentato per quello che è realmente: un oggetto con volume, posizione e dimensioni definite.

Questo cambia completamente il modo di progettare.

Non si tratta più di “disegnare un impianto”, ma di inserirlo all’interno di uno spazio già occupato da:
• elementi architettonici;
• strutture portanti;
• altri impianti.

Il modello diventa quindi una simulazione reale del comportamento dello spazio costruito.

Questo approccio è coerente con la logica stessa del BIM, che non è semplice rappresentazione grafica ma costruzione di un modello informativo tridimensionale.

Clash Detection: individuare gli errori prima del cantiere

Uno dei vantaggi più evidenti dell’integrazione del modello MEP è la possibilità di eseguire la clash detection, ovvero la verifica delle interferenze tra elementi.

Nel processo BIM, il controllo delle collisioni non è un’attività opzionale, ma parte integrante del coordinamento del progetto.

Grazie al modello tridimensionale, è possibile individuare situazioni come:
• un condotto che attraversa una trave;
• una tubazione che interferisce con un elemento architettonico;
• un impianto che non rispetta le altezze utili di un controsoffitto.

Questi problemi, in un flusso tradizionale, emergono spesso in cantiere.

Nel BIM, invece, vengono intercettati in fase di progettazione.

Questo passaggio è fondamentale.

Significa spostare il problema da una fase costosa e complessa (il cantiere) a una fase controllabile e modificabile (il progetto).

La Clash detestino può essere fatta con software di coordinamento oppure anche utilizzando la finzione “Verifica delle Interferenze” di Archicad e Namirial BIM.

Coordinamento interdisciplinare: il vero valore del BIM

Il modello MEP, preso singolarmente, non ha alcun valore.

Il suo vero potenziale emerge quando viene integrato con i modelli delle altre discipline.

Architettura, strutture e impianti devono dialogare tra loro all’interno di un ambiente condiviso.

Questo è il principio alla base della collaborazione OpenBIM, dove i modelli vengono scambiati e coordinati attraverso formati come IFC.

In questo contesto, il modello MEP diventa uno strumento di coordinamento, non solo di rappresentazione.

Permette di:
• verificare la coerenza tra le diverse discipline;
• garantire la compatibilità geometrica degli elementi;
• migliorare la qualità complessiva del progetto.

È importante sottolineare un aspetto spesso frainteso.

Quando emergono problemi di coordinamento, non è il formato di scambio il problema, ma la qualità del modello.

Un modello MEP ben costruito migliora automaticamente l’intero processo collaborativo.

Dal modello al calcolo: oltre la geometria

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda il ruolo del modello MEP come base per le analisi.

Nel BIM, il modello non è solo geometria, ma contiene informazioni.

Questo significa che può essere utilizzato per:
• analisi energetiche;
• dimensionamento degli impianti;
• verifiche di prestazioni.

È qui che entrano in gioco strumenti dedicati, come i plug-in integrati nel flusso di lavoro.

Soluzioni come quelle sviluppate da Namirial permettono, ad esempio, di collegare il modello architettonico e impiantistico a software di calcolo, evitando il passaggio manuale dei dati.

Il vantaggio è evidente.

Non si tratta più di ricostruire un modello per il calcolo, ma di utilizzare direttamente quello già sviluppato in fase progettuale.

Questo riduce:
• errori di trascrizione;
• tempi di lavorazione;
• incoerenze tra modello e analisi.

E porta a un approccio molto più integrato e coerente.

Il cambio di paradigma: dal disegno al modello

L’introduzione del modello MEP nel processo BIM rappresenta un vero cambio di paradigma.

Non è solo un miglioramento tecnologico, ma un cambiamento nel modo di pensare il progetto.

Nel flusso tradizionale:
• si disegna;
• si coordina “a vista”;
• si corregge in cantiere.

Nel BIM:
• si modella;
• si verifica;
• si ottimizza prima della costruzione.

Il modello diventa quindi uno strumento decisionale, non solo rappresentativo.

Conclusione

Integrare il modello MEP all’interno del modello BIM non è più una scelta opzionale.

È una necessità per chi vuole gestire progetti complessi in modo efficiente e controllato.

La possibilità di rappresentare gli impianti in modo realistico, verificare le interferenze e coordinare le discipline consente di ridurre errori, tempi e costi.

Ma soprattutto, consente di progettare meglio.

E in un settore sempre più orientato alla qualità e alla precisione, questo fa tutta la differenza.

Luca Manelli
Coordinator Italy Learning Program, Customer Success
GRAPHISOFT Italia 

NAMIRIAL S.p.A.
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Tel. +39 071 63494

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