Kokkodè: la seduta a forma di uovo

di Chiara Mattavelli

Metti due giovani ragazzi universitari, una sera, davanti ad un bicchiere di buon vino. Una serata come tante altre, a ridere e scherzare, e che invece porterà Andrea Santarossa e Valerio Mistura a discutere sulla struttura dell’uovo e sulla sua capacità di stare in equilibrio.

Un progetto nato quasi per gioco, che inizia a prendere forma tra i banchi universitari, dove viene realizzato il primo prototipo e dove i due giovani designer si divertono, tra stampi e impasti, a trasformare quella che fino ad ora era solo un’idea in un progetto concreto di design.

È così che inizia a prendere forma Kokkodè, una seduta che ricorda la più famosa FitBall, attrezzo sferico utilizzato in fisioterapia per rinforzare la muscolatura della schiena.  Ed è proprio questa la caratteristica principale che sta alla base di questo simpatico progetto: tenersi in equilibrio sulle proprie gambe per consentire una corretta postura e rispettare quelle che sono le leggi ergonomiche.

Una seduta realizzata tramite iniezione di schiuma di poliuretano a freddo e rivestita in tessuto sfoderabile, disponibile sullo shop online di Theinteriordesign.it in diversi colori: dal giallo al bianco e al marrone. 

La presenza inoltre di un contrappeso posto alla base della struttura, permette al pouf di tornare sempre in posizione verticale; anche quando viene utilizzata in posizione orizzontale, una volta in piedi, torna alla sua posizione iniziale creando un suggestivo movimento ondulatorio.

Per questa caratteristica, i due designer si sono ispirati al famoso gioco da tavolo Subbuteo e da quelle pedine che non avevano mai nessuna intenzione di cadere.
Kokkodè  è un oggetto in grado di donare comfort a chi si siede e allo stesso tempo in grado di adattarsi alle diverse esigenze posturali umane. Un oggetto in cui la forma dell’uovo assume un marcato valore estetico e che ben si adatta con armonia ed eleganza ad ogni ambiente e stile, aggiungendo un tocco di simpatica che mai non guasta.

INFO/ PHOTO COURTESY: Andrea Santarossa

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