In copertina: locandina della mostra Vittorio Giorgini. Architetto senza confini; Vittorio Giorgini nei primi anni Settanta. Immagini © Archivio Vittorio Giorgini

Il pensiero di Vittorio Giorgini si costruisce attraverso riferimenti eterogenei: la natura, intesa come intelligenza costruttiva, in cui cercare regole di crescita e possibilità di adattamento; la scenografia teatrale e gli allestimenti della moda fiorentina; la cultura artistica e scientifica a cui si avvicina tra Firenze e New York. Da questa molteplicità di esperienze deriva una ricerca in cui la costruzione assume un carattere dinamico e generativo.

Nel centenario della sua nascita (1926-2010), il Museo del Castello di Piombino ospita, dal 26 settembre al 1 novembre 2026, la mostra Vittorio Giorgini. Architetto senza confini, curata da Marco Del Francia, Nicola Bellofatto, Fabio Caciagli e Silvia Moretti, promossa dal Comune di Piombino e da BACo - Archivio Vittorio Giorgini, in collaborazione con Parchi Val di Cornia SpA e con il contributo di Fondazione Livorno.

Il percorso, articolato in sette sezioni, riunisce disegni, fotografie, progetti, scritti, documenti, testimonianze e modelli topologici in alabastro, provenienti dall'Archivio Vittorio Giorgini, dall'Archivio Lara Vinca Masini del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e dalle collezioni delle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. Il materiale esposto segue la formazione di un pensiero: dagli studi sulle strutture naturali ai manifesti di Spaziologia, dalle ipotesi sulla forma dello spazio ai materiali presentati alla 38ª Biennale di Venezia del 1978, fino alle sperimentazioni sviluppate tra l'Italia e gli Stati Uniti.

Il vissuto professionale e quello personale restano strettamente connessi. Scritti, testimonianze e documenti accompagnano le architetture realizzate, i progetti mai costruiti e gli studi tridimensionali, restituendo la rete di riferimenti, incontri e influenze entro cui l'architetto ha elaborato il proprio lavoro. 

Formatosi nella Firenze del secondo dopoguerra, Giorgini entra presto in contatto con la scena artistica e teatrale della città. Nel 1949 collabora con Franco Zeffirelli alla realizzazione scenografica di Troilo e Cressida, per la regia di Luchino Visconti; negli anni successivi lavora agli allestimenti delle sfilate legate alla moda fiorentina. Negli anni Sessanta affianca Leonardo Savioli e Giuseppe Gori nella didattica della Facoltà di Architettura di Firenze.

Da questa contaminazione di esperienze profondamente diverse nasce il modo di progettare di Giorgini: strutture leggere, maglie spaziali, forme topologiche e organismi urbani si sviluppano nello spazio secondo leggi ancora sconosciute.

Le sette sezioni della mostra

Il viaggio come esperienza di formazione

La sezione ricostruisce il viaggio come percorso di crescita: le radici familiari, la scoperta dei luoghi e la costruzione di uno sguardo personale.

Dopo la laurea, nel 1957, Giorgini si trasferisce a Roma e lavora nello studio di Claudio Longo. In seguito torna a Firenze, apre il proprio studio e porta la ricerca verso nuovi contesti, dal Giappone agli Stati Uniti. Il viaggio diventa così un'esperienza di confronto, capace di mettere in relazione culture, forme e modi diversi di intendere lo spazio.

Arte e dintorni

La ricerca di Giorgini cresce a contatto con gli ambienti artistici e intellettuali del secondo dopoguerra. A Firenze frequenta Vinicio Berti, pittore e illustratore, Piero Dorazio, pittore, Emilio Vedova, pittore, Alberto Burri, artista e pittore e Lucio Fontana, pittore, ceramista e scultore argentino naturalizzato italiano; a New York entra in relazione con Robert Rauschenberg, artista e pittore, Mark Rothko, pittore, Christo, artista, e Gordon Matta-Clark, artista e architetto.

La natura e la climatica

La sezione ricostruisce il passaggio dallo studio dei fenomeni naturali alla loro traduzione nel progetto. Giorgini guarda alle strutture della natura e ai loro processi di crescita e adattamento, cercando forme capaci di portare il movimento dentro l'architettura.

La costruzione assume un carattere fisico e dinamico; superfici, strutture e spazi partecipano a un processo di trasformazione continua. La natura diventa così un sistema di principi costruttivi, da trasferire nella definizione del progetto e nella ricerca di un'architettura fatta di vibrazioni, relazioni e cambiamenti.

Spaziologia

Con la Spaziologia, Giorgini dà un nome alla ricerca sviluppata dalla metà degli anni Cinquanta. Il termine indica una disciplina da cui partire per definire un nuovo linguaggio architettonico, ancora da costruire, fondato sulla relazione tra morfologia naturale e innovazione tecnologica.

Il primo Manifesto di Spaziologia viene presentato nel 1965, in occasione della Prima Triennale Itinerante d'Architettura Italiana Contemporanea. Seguono il secondo manifesto, esposto nel 1968 a Ferrara; il terzo, presentato alla Howard Wise Gallery di New York; e il quarto, elaborato nel 1975 durante il congresso mondiale sull'energia On Site.

La Biennale di Venezia del 1978

Nel 1978 Vittorio Giorgini partecipa alla 38ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, dedicata al tema Dalla natura all'arte, dall'arte alla natura. Nel settore dedicato all'architettura viene presentata la mostra Utopia e crisi dell'antinatura. Intenzioni architettoniche in Italia, ordinata da Enrico Crispolti e Lara-Vinca Masini, con la collaborazione di Fulvio Irace e l'allestimento di Pier Daniele Mozzetti Monterumici. La sede è quella dei Magazzini del Sale alle Zattere, tra i primi spazi veneziani ad accogliere le esposizioni di architettura della Biennale.

La sezione italiana si articola in tre letture critiche del rapporto tra natura e arte: Natura come immagine, affidata a Luigi Carluccio; Natura praticata, curata da Enrico Crispolti; Topologia e morfogenesi, curata da Lara-Vinca Masini, all'interno della quale Giorgini è presente con una selezione di materiali riconducibili alla Morfogenesi.

La partecipazione dell'architetto fiorentino comprende quattro nuclei: Strutture soniche (ipotesi per un habitat più naturale) - Manifesto 64 - Manifesto 68, costituito da fotografie in bianco e nero; Some basic theoretical elements of Spatiology, con ventiquattro riproduzioni a colori e sei fotografie; Quattro fotografie di disegni a colori; infine, Un disegno acquarellato e tempera su tela.

La ricerca topologica

Nel 1969, dopo circa un decennio di attività progettuale e didattica condotta soprattutto in Toscana, Giorgini si trasferisce a New York e accetta un incarico di docenza alla School of Architecture del Pratt Institute. Negli Stati Uniti porta avanti la ricerca già avviata con Casa Esagono e Casa Saldarini, dove il mondo naturale diventa una fonte di forme, rapporti e strutture.

Con gli studenti del Pratt Institute mette in relazione la ricerca sui materiali, la dinamica delle forze, le geometrie non euclidee e le relazioni spaziali derivate dai principi organizzativi degli ecosistemi. La Spaziologia diventa così una pratica condivisa, capace di legare progetto, costruzione e didattica.

In questo processo il modello fisico serve prima a verificare e correggere il progetto, poi a generare nuove ipotesi. La materia rende visibili le relazioni tra le parti, le possibilità di deformazione, i pesi e gli equilibri della struttura. Da questa esperienza emergono progetti per abitazioni, torri e megastrutture urbane, nei quali Giorgini mette in rapporto le grandi utopie dell'architettura radicale con le possibilità offerte dalla ricerca sui materiali e sulle strutture leggere.

L'Urbologia

Con l'Urbologia, Giorgini amplia la ricerca alla scala della città. La città è pensata come un organismo vivo e complesso, attraversato da flussi, scambi, infrastrutture e trasformazioni continue.

Nel progetto per Roosevelt Island del 1975, una struttura reticolare di elementi rigidi compone un aggregato di tetra-ottaedri e regola la disposizione dei moduli abitativi. Due nuclei assimilabili a torri sono collegati da un nodo infrastrutturale centrale, mentre percorsi sopraelevati mettono in relazione l'intervento con Brooklyn e Manhattan, sulle due sponde dell'East River. La concentrazione di un grande sviluppo volumetrico su pochi appoggi libera il suolo per gli usi pubblici. La stessa soluzione ritorna nei progetti Genesis, Hydropolis e River Crane.

Il progetto Liberty, sviluppato nel 1977 durante la Summer University del Pratt Institute, riprende la ricerca sulle strutture isoelastiche avviata con Casa Saldarini. Una rete metallica e il cemento armato definiscono gusci abitabili sostenuti dalla propria forma. Pensato per Parksville, il progetto riunisce grandi unità residenziali attorno a uno spazio centrale destinato alla vita collettiva.

Il grattacielo Walking Tall, disegnato tra il 1981 e il 1983, porta questa ricerca verso una struttura leggera alta oltre 250 metri. Un albero centrale obliquo sostiene tre elementi secondari, aperti a ventaglio e collegati a cavi d'acciaio; una trave di bordo definisce alla base dell'edificio i campi triangolari della superficie in elevato. La torre diventa così una struttura abitabile sospesa tra il suolo e il cielo, costruita attraverso una rete di forze, appoggi e relazioni spaziali.

Inaugurazione e apertura straordinaria

L'inaugurazione si terrà sabato 26 settembre 2026 alle ore 17:30, con apertura straordinaria fino alle 21:00.

Interverranno Marco Del Francia, presidente di BACo, Francesco Ferrari, sindaco di Piombino, Satya Ferraris, assessora alla Cultura, Luca Ardenghi, presidente di Parchi Val di Cornia SpA, e Luciano Barsotti, presidente di Fondazione Livorno.

VITTORIO GIORGINI. ARCHITETTO SENZA CONFINI
26 settembre - 1 novembre 2026

Inaugurazione: sabato 26 settembre 2026, ore 17:30
con apertura straordinaria fino alle 21

Dove: Museo del Castello di Piombino

Orari:
da martedì a venerdì, ore 16-20
sabato e domenica, ore 9:30-13:30 e 16-20

Ingresso libero

+info: archiviovittoriogiorgini.it | info@archiviovittoriogiorgini.it | 348 7225734

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