Berkeley atto terzo

Il piano per il Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive prosegue (latimesblogs.latimes.com), nonostante le difficoltà di budget che in autunno avevano bloccato l'opera concepita da Toyo Ito, la cui costruzione sarebbe dovuta iniziare a metà del 2009. I responsabili del BAM/PFA, che all'inizio di aprile avevano individuato un gruppo di dieci possibili  sostituti, martedì scorso hanno ristretto la scelta a tre studi (sf.curbed.com): Diller, Scofidio + Renfro (New York), Tod Williams Billie Tsien Architects (New York) e  Ann Beha & Associates (Boston).

Sulla decisione ha influito la necessità di affidare il progetto per ricollocare il BAM/PFA ad architetti con importanti esperienze nella ristrutturazione, oltre che nella progettazione, di complessi museali (bampfa.berkeley.edu). Infatti, rispetto alla fase di avvio, il programma di realizzare una struttura  ex-novo si è progressivamente convertito in un intervento di riqualificazione: accantonata l'ipotesi di ricreare da zero il museo, ha prevalso la soluzione di trasformare nella nuova sede del BAM l'ex-tipografia che "occupa parte del sito destinato in precedenza all'edificio progettato dal maestro giapponese..." (bampfa.berkeley.edu).

Il riuso dell'impianto dismesso, che ha una superficie di circa 4460 metri quadrati, sarà associato all'acquisizione di ulteriori "4600 metri quadrati di spazio aggiuntivo" (latimesblogs.latimes.com). A giugno verrà indicato il nome del "vincitore finale" che "collaborerà con lo studio locale EHDD" (sf.curbed.com) per completare l'opera entro i prossimi cinque anni.  

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