Il ritratto della città. Gabriele Basilico (1944 - 2013)

Era iniziata quasi per caso la passione di Gabriele Basilico per la fotografia, mentre ancora studiava  Architettura al Politecnico di Milano, la sua città, alla fine degli anni '60. Lo racconta il direttore della Stampa,  Mario Calabresi, ricordando il maestro  che, in una recente conversazione aveva ripercorso le tappe principali della sua esperienza.

"All'Università non si disegnava più perché sui tavoli ci si sedeva, erano scomparse le attività grafiche e tecniche e si facevano continue manifestazioni. Mi trovai con una macchina fotografica in mano e pensai che quello poteva essere il mio modo di testimoniare e partecipare al cambiamento, ma i cortei mi stufarono in fretta. La fotografia però mi piaceva sempre di più, cominciai a specializzarmi in edifici, interni, design e presto mi resi conto che potevo guadagnare di più così che facendo i disegni negli studi di architettura" (lastampa.it).

L'autore di reportage sulle città di tutto il mondo, premiato con il "Grand Prix International du Mois de la Photo" nel 1990 (galerieannebarrault.com) e insignito della Osella d'oro per la fotografia di architettura contemporanea alla Biennale di Venezia nel 1996  (treccani.it), è morto mercoledì scorso nel capoluogo lombardo, per le conseguenze di una grave malattia polmonare.

Dopo la laurea, ottenuta nel 1973, Basilico aveva iniziato a concentrare la propria attività di fotografo sul tema degli spazi metropolitani, a partire dalla periferia industriale milanese (beniculturali.it), modulando "l'immagine in linea con la sua formazione, per analizzare, svelare, rendere esplicite le strutture urbane. 'Io mi rivolgo all'urbano come un medico si china sul suo paziente'..."(lemonde.fr). La ribalta internazionale era sopraggiunta nel 1984, grazie alla partecipazione al progetto  Datar (Delegation a l'amenagement du territoire regionale), patrocinato dal governo francese. "Incaricato di ritrarre i territori affacciati sull'oceano, dalla frontiera con il Belgio a Mont-Saint-Michel, trovò il suo stile: fotografie frontali e basate sui contrasti, in bianco e nero, senza concessioni al pittoresco. Lontano dalla immagine 'rubata', egli punta il suo obiettivo stringente verso i litorali su cui coesistono, affacciati sul mare, gli immobili turistici degli anni '60 e le case di villeggiatura tradizionali. Concentrato sul suo soggetto, espelle gli esseri umani... Basilico, che non isola mai gli elementi, mostra i legami tra le diverse componenti del paesaggio, l'assemblaggio delle epoche differenti e i confini naturali (dislivelli, precipizi, distese d'acqua).." (lemonde.fr).

La ricerca condotta con la Datar aveva dato luogo al volume "Bord de Mer" (1990) - che nel 2012 è stato al centro di una mostra presso Villa Pignatelli a Napoli (beniculturali.it). Nel 1991 (galerieannebarrault.com) aveva immortalato le rovine della capitale del Libano, martoriata dalla guerra civile (corriere.it), in una serie di fotografie pubblicate in "Basilico Beirut" (1994), a cui erano seguite numerose altre raccolte, tra cui (brunomondadori.com)  "Gabriele Basilico" (2005), "Scattered City" (2004), "Gabriele Basilico Photo Books 1978-2005" (2006).

Lo sguardo di Gabriele Basilico ha contribuito a cogliere uno dei tratti che accomuna gli agglomerati  contemporanei: "...gli architetti e gli amministratori sono incapaci di gestire lo svilupo urbano. Di città in città, constato la dimensione del disastro. Le opere dei grandi architetti, buone o cattive, sono il risultato di una sconfitta, quella di fare della città un'utopia della vità colletiva" (lemonde.fr).

Immagini / 1 (da studiolacitta.it)

Immagini / 2 (da internazionale.it)

Immagini / 3 (da photo-muse.blogspot.it)

Immagini / 4 (da lejournaldelaphotographie.com)

Filmati (da marcocrupifoto.blogspot.it)

Esposizioni (da studiolacitta.it)

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