Il migliore padiglione mobile in ricordo della strage di Charlie Hebdo è di un team svizzero

I tre vincitori, provenienti dalla Svizzera, dalla Cina e dalla Germania, mostrano quanto il principio legato alla libertà di parola e opinione sia universalmente riconosciuto come fondamentale, indipendentemente dalla cultura e dal paese di origine.

notizie di architettura

Sono stati svelati i nomi dei vincitori del concorso di idee Charlie Hebdo Portable Pavilion lanciato lo scorso dicembre da Bee Breeders, che chiedeva ai progettisti di immaginare una struttura mobile capace di promuove il principio della libertà di parola.

Il carattere effimero della struttura doveva contrastare con la forza del messaggio da veicolare, che invece, doveva essere tanto incisivo da permanere nella memoria delle comunità visitate.

Il progetto del team cinese, classificatosi al secondo posto

Dunque il concorso traeva spunto dai tragici fatti di cronaca legati alla strage che a Parigi colpì la redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo. I tre vincitori, provenienti dalla Svizzera, dalla Cina e dalla Germania, mostrano quanto il principio legato alla libertà di parola e opinione sia universalmente riconosciuto come fondamentale, indipendentemente dalla cultura e dal paese di origine, affermano gli organizzatori della competizione.

Al primo posto Aurélie Monet Kasisi e Anouk Dandrieu (Svizzera)

Il team svizzero immagina un padiglione composto da forme archetipe, generando quasi un luogo surreale, un «non luogo» lo definisce la giuria. Una caratteristica che rende la struttura adatta ad ogni ambiente, situazione o cultura. A caratterizzare il progetto è il susseguirsi di file di cavalletti che sorreggono dei fogli, delle tele sulle quali ognuno può lasciare scritto il suo pensiero. Le file di tavole su cui scrivere o disegnare formano come dei muri che accolgono il visitatore in piccoli ambienti senza tetto. Si tratta di un espediente che mette simbolicamente in relazione la persona con il mondo esterno.

Al secondo posto Shuzhi Yang, Yupeng He, Liwei Yu (Cina)

Anche il progetto classificatosi al secondo posto si compone di forme semplici. Per il padiglione mobile i progettisti cinesi immaginano l'unione di due geometrie primitive: la sfera e il piano. La spera, ossia un pallone galleggiante, tiene sospesa una piattaforma, concepita come una sorta di palco da collocare ad esempio nel mezzo di una piazza. Al tempo stesso l'architettura - afferma la giuria - mira a raggiungere una certa monumentalità, ricordando le visioni degli architetti dell'illuminismo francese, quali Étienne- Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux.

Al terzo posto Luca Longagnani, Alexine Sammut, Marta Fernandez Guardado (Germania)

Il progetto sceglie di puntare su un'architettura più contemplativa, caratterizzata da una pianta circolare. A racchiudere gli spazi è un muro che separa l'interno dall'esterno attraverso un'unica apertura. La sua superficie, come uno specchio, riflette il paesaggio circostante, rendendo il la struttura quasi invisibile. All'interno un altro volume cilindrico racchiude una sorta di santuario. Tra questo e l'involucro più esterno vengono a crearsi una sorta di ambulacro e uno spazio aperto adatto alle discussioni collettive.

Web charliehebdoportablepavilion.beebreeders.com

 

pubblicato in data: