Architetti chiamati a convertire beni dello Stato in atelier per giovani artisti

Il MIBACT pubblica un Dm per dare in concessione immobili dello Stato. Pronta la liste dei primi 10 tesori d'Italia

Realizzare atelier per giovani artisti all'interno di immobili statali non utilizzati, comprese le caserme, in modo da riconvertirli in centri per la produzione di arte, musica, danza e teatro. E poi concederli ai creativi al canone simbolico di 150 euro al mese. Sono questi gli obiettivi con cui il ministero dei Beni culturali, in collaborazione con il ministero dell'Economia, ha emanato un apposito decreto, già pubblicato in «Gazzetta ufficiale» e in vigore dal 7 luglio. La riconversione degli immobili passa per un doppio progetto: culturale e architettonico. Quest'ultimo - si legge nel decreto - va affidato a «professionisti operanti nel settore dell'edilizia, dell'urbanistica e del paesaggio». 

Ogni anno verrà svolta una ricognizione di immobili statali da concedere a giovani artisti. Per quest'anno il decreto, da poco pubblicato,  già contiene un primo elenco di dieci beni. E, dato il pregio che molti di questi hanno, è ben chiaro il ruolo chiave che i progettisti potranno avere. Anche se, affinché l'opportunità diventi concreta, per i dieci immibili bisogna attendere un apposito bando da parte degli enti gestori che il ministero deve ancora individuare. 

Torre di Calafuria a Livorno

L'elenco di quest'anno comprende, dunque, un vecchio complesso alberghiero a Baranello (Campobasso), l'ex chiesa di San Cristoforo a Mantova, un ex casello idraulico in provincia di Pisa, una torre costiera a Livorno (Torre di Calafuria), una porzione del fortino Matiniti a Campo Calabro (Reggio Calabria). Ed ancora: le cavallerizze e i magazzini dell'ex caserma Prandina a Padova, alcuni spazi all'interno di Villa Brandi a Siena, un ex fabbricato ad uso servizi a Gorizia e tre unità abitative in piazza Santa Cecilia a Trastevere a Roma.

Gli architetti saranno chiamati in causa per affiancare le cooperative e le associazioni di artisti che intendono prendere in dotazione gli spazi e dunque presentare un progetto.

COME FUNZIONA L'ITER

La selezione annuale degli immobili

Entro il 30 gennaio di ogni anno l'Agenzia del Demanio individua gli immobili da concedere in uso o in locazione con l'obiettivo di trasformarli in studi per giovani artisti. Possono essere comprese anche caserme dismesse e scuole militari inutilizzate, individuate insieme al Ministero della Difesa.

Gli elenchi arrivano sul tavolo del Ministero dei Beni culturali, che, entro il 30 aprile di ogni anno, verifica la presenza di un eventuale interesse culturale e le condizioni d'uso degli immobili. Entro, poi, il 30 giugno il MiBACT con il Ministero dell'economia emana un decreto con la lista dei beni da affidare alla creatività degli artisti e alle rispettive attività, specificando per ciascuno di essi quale sarà l'ente gestore.

Sarà emanato, inoltre, un altro decreto che avrà il compito di definire le modalità di utilizzo anche di beni sequestrati alla criminalità organizzata.

Selezionati gli immobili, si apre il bando ed entrano in gioco i progettisti

L'ente gestore affida in locazione o in concessione il bene, per almeno dieci anni e ad un canone simbolico di 150 euro al mese, a cooperative ed associazioni di artisti, residenti in Italia.

Entro tre mesi dall'emanazione del decreto del MiBACT, ciascun gestore dà il via al bando pubblico per l'affidamento degli spazi. Nel bando specifica anche le modalità d'uso e il tipo di produzione artistica compatibile con il bene. 

Pubblicato il bando, le cooperative e le associazioni di artisti possono presentare un progetto culturale, specificando le iniziative che si intendono svolgere e i mezzi finanziari per farvi fronte. Intanto l'ente gestore è obbligato a tener conto della compatibilità tra progetto artistico e caratteristiche del luogo in cui le attività si svolgeranno.Il progetto culturale deve essere realizzato garantendo la «sicurezza e il decoro delle aree in cui viene svolto e delle persone che le frequentano», afferma il decreto.

Ecco, allora, che entrano in gioco gli architetti: «Il progetto - si legge ancora nel decreto - dovrà essere accompagnato da adeguati elaborati tecnici realizzati da professionisti operanti nel settore dell'edilizia, dell'urbanistica e del paesaggio».

Compatibilmente con l'immobile, i centri di produzione artistica potranno anche ospitare servizi aggiuntivi, come: punti vendita di prodotti culturali, caffetterie, servizi di ristorazione, spazi di accoglienza, purché però - avverte il decreto - queste attività non prevalgano su quelle di natura culturale.

Per ciascuno dei dieci siti già inseriti nel Dm, bisognerà prima di tutto attendere che venga anche segnalato il relativo gestore

I progetti artistici passano al vaglio di una commissione del MiBACT

I progetti presentati vengono esaminati da un'apposita Commissione che del MiBACT, composta da cinque esperti nominati direttamente dal ministro, in rappresentanza del Demanio, dei ministeri dell'Economia e dell'Istruzione e della Conferenza Unificata.

 di Mariagrazia Barletta

IL DOCUMENTO

Ministero dei Beni Culturali, Decreto 22 dicembre 2015.
Realizzazione dei centri di produzione artistica, musica, danza e teatro contemporanei.(GU n.156 del 6.7.2016)

 

pubblicato in data: