Centro Botín a Santander: countdown per l'apertura del museo firmato Renzo Piano

Il progetto è realizzato con Luis Vidal Arquitectos

È iniziato lo scorso lunedì il programma di eventi che culminerà con l'inaugurazione, il 23 giugno, del centro Botín a Santander, prima opera di Renzo Piano realizzata in Spagna. Si inizia con visite riservate e poi il 22 la presentazione alla stampa spagnola e internazionale, il giorno successivo una festa inaugurale e poi dal 24 tutti potranno visitare il nuovo e iconico edificio affacciato direttamente sulle acque della Baia di Santander. 

Si tratta di un centro d'arte privato, finanziato dalla Fundación Botín, una fondazione creata nel 1964 con l'intento di promuovere lo sviluppo sociale della Cantabria. Il progetto è nato all'incirca 6 anni fa (nel 2012 la posa della prima pietra) e fu fortemente voluto da Emilio BotÍn (scomparso a settembre 2014), presidente del Banco Santander.

 © Enrico Cano

© Enrico Cano

L'obiettivo del nuovo centro - dichiara la Fondazione - è quello di dar vita ad un centro di riferimento per l'arte in Europa, dove poter anche apprendere e lasciarsi ispirare. E, seppure parlare di un effetto Bilbao (tra l'altro il Guggenheim di Gehry è ad un centinaio di chilometri di distanza) è ormai anacronistico, comunque si guarda al nuovo contenitore come ad un «motore  di sviluppo che generi ricchezza economica, sociale e culturale per la Cantabria e per il Nord della Spagna», dichiara Iñigo Sáenz de Miera, direttore generale della Fundación Botín.

© Enrico Cano

© Enrico Cano

Renzo Piano ha sviluppato il progetto con Luis Vidal Arquitectos, studio di Madrid che nel curriculum ha, tra tanti importanti progetti, il terminal numero 2 dell'aeroporto di Heathrow di Londra e l'aeroporto di Saragozza. 

RENZO PIANO RACCONTA IL CENTRO BOTÍN

Pelle cangiante in dischi di ceramica

© Enrico Cano

Ceramica, acciaio e vetro sono i principali materiali che formano la nuova architettura. Gran parte della superficie è ricoperta da dischi in ceramica - in tutto 270mila elementi, caratterizzati da una superficie bombata, simile alla madreperla, in grado di riflettere il cielo e il mare. Si tratta di un materiale utilizzato per meglio integrare la nuova costruzione nell'ambiente e per conferirle leggerezza.

© Gerardo Vela

© Enrico Cano

L'edificio si stacca da terra per non intralciare la prospettiva verso il mare e si compone di due volumi, uno dedicato all'arte e l'altro alle attività culturali e di formazione. All'interno dei volumi trovano spazio due ampie sale per esposizioni, un auditorium per 30 persone, aree di lavoro e un ristorante guidato dallo chef stellato Jesús Sánchez.

Dall'edificio alla scala urbana

Il centro d'arte riqualifica una porzione di città. La banchina sulla quale ora sorge il Centro, prima parcheggio per le auto, è stata valorizzata ed è stato eliminato il traffico che funzionava da barriera tra questa porzione di città affacciata sull'acqua e il centro storico alle sue spalle. Un risultato conseguito soprattutto grazie alla costruzione di un tunnel con il quale si è provveduto ad interrare una strada a scorrimento veloce.

© Enrico Cano

© Belen de Benito

Per far sì che nulla impedisca la continuità tra il waterfront e il centro storico, inoltre, i «Jardines de Pereda», ossia gli storici giardini che si sviluppano vicino alla linea di costa, sono stati ampliati (la superficie è stata duplicata) e rimodellati per l'occasione dal paesaggista Fernando Caruncho in collaborazione con Renzo Piano.

I disegni di Goya (giugno - settembre 2017)

Francisco de Goya, Altra sua pazzia nello stesso luogo, Serie Tauromaquia, 1815

Il lavoro pionieristico della Fondazione Botín nell'ambito della ricerca sui disegni dei grandi maestri spagnoli, che hanno operato dal XVII secolo fino ai nostri giorni, trova spazio in una esposizione di 80 disegni di Francisco de Goya, che - come pagine di un diario - esprimono la sua peculiare visione del mondo.

 

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