Split payment professionisti: ecco verso quali amministrazioni si applica

Da luglio i professionisti devono preoccuparsi di sapere se un committente pubblico rientri tra i soggetti ai quali si applica il meccanismo della scissione dei pagamenti. Ecco quali sono le Pa interessate secondo le ultime novità legislative e gli elenchi aggiornati del Mef.

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Da luglio 2017, data a partire dalla quale lo split payment riguarda anche gli autonomi, i professionisti devono preoccuparsi di sapere se un committente pubblico rientri tra i soggetti ai quali si applica lo split payment, ossia il meccanismo della scissione dei pagamenti in materia Iva. In altre parole, quel meccanismo che fa sì che sia la pubblica amministrazione, in qualità di committente, a versare direttamente all'erario l'Iva addebitata dal fornitore.

Il decreto fiscale (Dl 148 del 2017) ha esteso lo split payment - con effetto a partire dal 1° gennaio 2018 - alle società controllate dalla pubblica amministrazione. Prima ancora, la cosiddetta "manovrina" (Dl 50 del 2017) aveva provveduto a moltiplicare le categorie di enti pubblici alle quali si applica il meccanismo della scissione dei pagamenti. E, dopo la conversione della "manovrina", il ministero dell'Economia aveva riscritto l'elenco delle amministrazioni destinatarie, aggiornato, poi, in più riprese. Un ulteriore decreto l'Economia dovrebbe vararlo entro il 30 novembre in modo da dare attuazione alle novità introdotte dal decreto fiscale.

COS'È LO SPLIT PAYMENT
Lo split payment (scissione dei pagamenti) riguarda il versamento dell'imposta sul valore aggiunto (Iva). In particolare, quando il committente è una pubblica amministrazione, questa verserà direttamente all'erario l'Iva addebitata dal fornitore. Per il professionista, come già accadeva per le imprese, ciò significa che l'Iva addebitata in fattura ad una pubblica amministrazione, non gli sarà pagata, ma sarà la stessa Pa a versarla nelle casse dell'Erario.

Le amministrazioni destinatarie e gli elenchi del Mef

Attualmente lo split payment è previsto per tutte le amministrazioni dello Stato, gli enti territoriali, le università, le aziende sanitarie e le società controllate dallo Stato. Per effetto dell'estensione inserita nel decreto fiscale, vi rientreranno dal prossimo anno anche gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, le fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche, le società controllate direttamente o indirettamente da qualsiasi tipo di amministrazione pubblica e quelle partecipate per una quota non inferiore al 70 per cento da qualsiasi amministrazione pubblica o società assoggettata allo split payment.

Gli elenchi pubblicati dal Mef ancora non prendono in considerazione l'estensione del meccanismo alle controllate della Pa, giacché per definire nel dettaglio tale ampliamento servirà, come detto, un ulteriore decreto del Mef. E, poi, il decreto fiscale è in corso di conversione: dopo l'ok del Senato è passato al primo esame della Camera.

Per verificare verso quali committenti si applica lo split payment, il professionista può consultare le pagine che il ministero dell'Economia ha predisposto sul suo sito ufficiale. In particolare ci sono gli elenchi definitivi 2017 delle amministrazioni destinatarie del meccanismo della scissione dei pagamenti (aggiornati al 31 ottobre) e quelli provvisori del 2018, ma che non tengono ancora conto dell'estensione alle controllate.

Le norme sullo split payment - lo ricordiamo - si applicano fino alla scadenza fissata dalla Commissione europea e dal Consiglio Ue. Queste avevano autorizzato l'Italia ad applicare il meccanismo di scissione dei pagamenti fino al 31 dicembre 2017, data che è stata poi prorogata al 30 giugno 2020

Mariagrazia Barletta

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