Split payment professionisti: obbligo confermato dalla "manovrina" pubblicata in Gazzetta Ufficiale

A partire dal 1° luglio la Pa pagherà al professionista le fattura al netto dell'Iva.Nel pacchetto di misure, trovano spazio anche una rimodulazione dell'aumento dell'Iva (al 25 % nel 2018), lo stanziamento di 3 miliardi per la ricostruzione, il finanziamento di ciclovie e una norma per la costruzione di impianti sportivi.

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La "manovrina", il decreto varato dal Governo per aggiustare i conti pubblici in seguito alle richieste di Bruxelles, approda in Gazzetta Ufficiale come decreto legge 50 del 2017 e conferma l'ampliamento del meccanismo dello split payment ai professionisti, a partire dal 1° luglio 2017.

Nel pacchetto di misure, trovano spazio anche una rimodulazione dell'aumento dell'Iva e lo stanziamento di un miliardo di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019, per la ricostruzione dei territori del Centro Italia. Spunta anche il finanziamento di nuove ciclovie turistiche e una legge che incide sulla costruzione di stadi.

Split payment esteso ai professionisti

Il meccanismo dello split payment viene esteso ai professionisti e si applica quando il committente è una pubblica amministrazione. In particolare, a partire dal 1° luglio, l'Iva addebitata in fattura non sarà più pagata al professionista, ma sarà la stessa pubblica amministrazione a versarla direttamente nelle casse dell'Erario. 

Dunque la pubblica amministrazione paga al fornitore la fattura al netto dell'Iva, mentre la quota relativa all'Imposta sul valore aggiunto viene versata direttamente dalla pubblica amministrazione nelle casse del fisco, senza transitare nelle tasche del fornitore.

Gli enti pubblici coinvolti

Lo split payment si applica ai fornitori di precise categorie di enti pubblici, indicate all'articolo 17ter del Dpr 26 ottobre 1972, n. 633. Si tratta dello «Stato, degli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, degli enti pubblici territoriali e dei consorzi tra essi costituiti ai sensi dell'articolo 31 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, degli istituti universitari, delle aziende sanitarie locali, degli enti ospedalieri, degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza».

Con la "manovrina", il meccanismo di scissione del pagamento dell'Iva è stato allargato anche ad una fascia più estesa di committenti, includendo tutte le amministrazioni, gli enti ed i soggetti inclusi nel conto consolidato della Pa, le società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, di diritto o di fatto, le società controllate di diritto direttamente dagli enti pubblici territoriali, le società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana.

Rivisto l'aumento dell'Iva

La "manovrina" va a rimodulare l'aumento dell'Iva (aliquota ordinaria e agevolata) previsto per i prossimi anni. Il decreto appena pubblicato, in particolare, va ad agire sulle cosiddette clausole di salvaguardia, che prevedono un aumento delle imposte qualora non si riuscissero a centrare gli obiettivi di finanza stabiliti. Di anno in anno, con le leggi di Stabilità e con l'ultima legge di Bilancio, le clausole sono state riviste e l'aumento delle imposte rimandato. Intanto, però, la "manovrina" fissa incrementi già a partire dal 2018.

Secondo la rimodulazione, l'aliquota agevolata salirebbe all'11,5 per cento nel 2018, per poi passare al 12 per cento nel 2019 e al 13 per cento nel 2020. Per l'aliquota del 22 per cento è previsto un incremento di 3 punti percentuali nel 2018. Nel 2019 è atteso un ulteriore aumento dal 25 al 25,4 per cento. Nel 2020 l'aliquota dovrebbe scendere al 24,9 per cento, per poi passare nuovamente al 25 per cento nel 2021.

Stanziati ulteriori 3 miliardi per la ricostruzione

Per ciascuno degli anni dal 2017 al 2019 viene stanziato un miliardo da destinare alla ricostruzione dei territori colpiti dai terremoti del Centro Italia, susseguitisi a partire dal 24 agosto scorso. Tali somme serviranno, tra l'altro, ad istituire un apposito Fondo che potrà contare su una dotazione di 491,5 milioni di euro per il 2017, 717,3 milioni per il 2018 e 699,7 milioni per il 2019.

Tale Fondo sarà destinato, tra l'altro, alle verifiche di vulnerabilità degli edifici scolastici (da effettuare entro il 31 agosto 2018) dei 140 Comuni del cratere, compresi in aree classificate in zona 1 e 2 per rischio sismico. Servirà, inoltre, per finanziare la ricostruzione privata e le verifiche di vulnerabilità sismica di edifici pubblici strategici e i relativi progetti di ripristino o di adeguamento sismico. In esso sarà ricompreso anche il finanziamento dei 10 cantieri-pilota affidati all'architetto Renzo Piano, per un importo di 25 milioni di euro.

Nuove ciclovie finanziate con i fondi della legge di Stabilità 2016

Si allunga l'elenco delle ciclovie turistiche da finanziare con i fondi stanziati dalla legge di Stabilità 2016 (17 milioni per il 2016 e 74 milioni di euro per il biennio 2017-18).

Nell'elenco vengono aggiunte le ciclovie del Garda, Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia, le ciclovie Sardegna, Magna Grecia (che interessa la Basilicata, la Calabria e la Sicilia) e le ciclovie Tirrenica e Adriatica.

La norma per la costruzione e ristrutturazione di impianti sportivi

Nella "manovrina" spunta anche una legge che riguarda la costruzione e l'ammodernamento di impianti sportivi che potrà incidere anche sulla vicenda del nuovo stadio della Roma.

Viene stabilito che il progetto di fattibilità che il privato, interessato a realizzare l'intervento, propone al Comune possa ricomprendere anche la costruzione di immobili con destinazioni d'uso diverse da quella sportiva, e ad essa complementari. Tale studio può prevedere la demolizione dell'impianto da dismettere, la sua demolizione e ricostruzione, anche con volumetria e sagoma diverse, la sua riconversione o riutilizzazione.

Se gli interventi riguardano aree di proprietà pubblica o impianti pubblici esistenti, lo studio di fattibilità può contemplare la cessione a titolo oneroso del diritto di superficie o del diritto di usufrutto dell'impianto sportivo e di altri eventuali immobili di proprietà della pubblica amministrazione.

Terminata la conferenza di servizi decisoria, il verbale conclusivo può valere come adozione di variante allo strumento urbanistico comunale, e, se c'è l'assenso della Regione, viene trasmesso al sindaco che lo sottopone all'approvazione del Consiglio comunale nella prima seduta utile.

Mariagrazia Barletta

 

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