Limes | L'architettura effimera di Edoardo Tresoldi dialoga con l'Illa Diagonal di Rafael Moneo

Dopo il successo dello scorso anno a Parigi, con la suggestiva installazione Aura all'interno del famoso tempio commerciale Le Bon Marché Rive Gauche, sarà L'Illa Diagonal di Barcellona, il grande complesso  firmato dal Premio Pritzker Raphael Moneo e Manuel de Solà-Morales, ad ospitare una nuova opera di Edoardo Tresoldi. 

Si chiama L I M E S ed è un intervento site-specific realizzato in occasione del 25° anniversario dell'edificio-icona della città catalana (FAD Architecture Award nel 1994), dove, ancora una volta, è l'architettura dell'effimero a trionfare, ponendosi come elegante coronamento del complesso affacciato sulla scenografica Avinguda Diagonal.

L I M E S trova posto sul punto più alto dell'edificio, a 56 metri d'altezza - nodo strategico che consente di sfruttare lo sviluppo angolare - componendosi di sei volumi trasparenti di 5,50 metri d'altezza disposti diversamente lungo il margine della copertura, dai quali emergono altrettanti volti scultorei. 

Ne consegue un forte contrasto tra l'architettura postolimpica de l'Illa, per sua conformazione piena, massiccia e la "materia assente" di Tresoldi, la rete metallica - legata al concetto di trasparenza - dove il rapporto con il contesto è essenziale per ottenere la dimensione immateriale e immaginifica sempre citata nella sua poetica. Un ritorno alla scultura figurativa, che stavolta compie un passo avanti poiché traslata nell'accezione inedita della scala urbana.

foto © Roberto Conte 

Il diverso orientamento dei volti, tutti affacciati sullo spazio pubblico sottostante, consente così interazione e movimento tra l'opera e il rigore geometrico dell'edificio di Moneo che, interrotto dalla variazione delle sculture effimere, genera un gioco sapiente enfatizzato ancor più dall'alternanza di elementi astratti e figurativi, pieni e vuoti percepibili in toto solo spostandosi attorno all'edificio: ne consegue così la necessità del superamento delle barriere urbane per comprenderne l'intera forma.

Una nuova sfida per Tresoldi, che gioca ancora sull'inaspettato. Habitué dei progetti in grande scala , come la Basilica di Siponto, intervento finanziato dal MiBACT nel 2016, o Etherea in occasione del Coachella Festival in California, si confronta per la prima volta con l'involucro di un edificio contemporaneo così imponente.

L I M E S manifesto dello spazio pubblico come teatro delle interazioni umane

Alla base dell'intervento vi è la riflessione sullo spazio pubblico, da intendersi come il luogo in cui avvengono le interazioni umane, dagli incontri passeggeri che generano esperienze ai ricordi soggettivi delle persone.

Ponendosi delicatamente sulla città, l'installazione si configura come un'architettura umana che oscilla tra soggetto e contesto, "dove il vocabolario dell'astrazione e della rappresentazione si fondono, le forme sono traslate, i volti appaiono e recedono". Sulla base del ritmo dettato dalla struttura ospitante, i sei volumi sono disposti in sequenza, lasciando al visitatore la possibilità di essere colti gradualmente o nel loro complesso.

Un intervento che mostra ancora una volta l'ecletticità di Edoardo Tresoldi e la sua formazione legata alla scenografia, tradotta qui come un'architettura effimera e mutevole, capace di catturare la luce e mescolarsi con i colori del cielo determinando armonie visive e tensioni volumetriche soggette a variazione lungo il corso della giornata.

foto © Roberto Conte

L'opera resterà visibile in questa forma fino al 26 gennaio 2019, per poi essere riallestita in parte negli ampi e luminosi spazi interni. 

www.edoardotresoldi.com

 di Elisa Scapicchio

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