Il concorso di idee bandito dalla Camera di Commercio di Avellino per la progettazione dell'area espositiva e la valorizzazione della filiera enologica irpina in occasione della 54ma edizione del Vinitaly è stato vinto - nella categoria professionisti - dal team di architetti composto da Emanuele Rapicano (1991) e Federico Goldoni (1990).

Su una superficie di circa 2.000 mq, i progettisti hanno proposto 11 differenti soluzioni di padiglioni raggruppati per 4 categorie (moduli singoli, doppi, tripli e quadrupli) per un totale di 70 elementi che grazie ai concetti di ripetizione, ordine, massa e contenimento si organizzano distributivamente prendendo spunto dai rigorosi principi con cui viene impiantato un vigneto.

Oltre al primo premio, pari a 5.000 euro, gli architetti, dopo aver costituito un raggruppamento temporaneo tra professionisti con Simone Testi, hanno stipulato un contratto con la CCIAA di Avellino per l'affidamento della progettazione esecutiva e direzione lavori dell'intero allestimento, per un importo stimato dei lavori fissato a 200.000 euro.

Ad oggi la progettazione esecutiva è conclusa, ma per vedere il progetto realizzato bisognerà aspettare fino all'anno prossimo, a causa dell'emergenza Covid-19 infatti Vinitaly è stata rinviata al 18-21 Aprile 2021.

Ripetizione, ordine, massa, contenimento: i criteri guida delle scelte progettuali

"Il tema di questo progetto è l'esperienza visiva: un tentativo di dare forma ad alcuni pensieri legati al concetto di semplicità applicata all'architettura - affermano i progettisti - L'obiettivo è di presentare in maniera essenziale il racconto di un'identità territoriale come quella irpina, puntando alla massima valorizzazione della filiera enogastronomica delle sue DOCG".

Semplicità e, per conseguenza, ottimizzazione dello spazio, sono stati resi possibili grazie all'uso di composizioni basate sul principio di ripetizione che ha ordinato e gerarchizzato il progetto in maniera ritmica.

"Per associazione d'immagine, così come un vigneto viene impiantato nel terreno secondo rigorosi principi, così è stata concepita la giustapposizione dei moduli di progetto, sia in pianta che in alzato. L'ordine e la ripetizione quindi, come mezzi di garanzia contro l'arbitrio".


Uno dei prospetti principali

"La disposizione controllata, semplice ed essenziale, trasporta e direziona lo sguardo all'interno di ogni singolo modulo, concepito ed allestito con teche espositive e secondo regole matematiche ben precise.

Il prodotto di ogni singola cantina assume carattere rilevante e viene presentato nella sua intera bellezza funzionale, come richiamo alla tradizione vitivinicola viva e presente".


L'espositore per i prodotti di eccellenza


La sezione della cantina espositiva

Il concetto di massa e contenimento, sono ulteriori temi del progetto.

"L'idea è di infondere ad ognuno dei padiglioni un aspetto massivo che possa essere efficace non solo dal punto di vista estetico ma anche funzionale.
Per fare ciò dobbiamo ‘affidarci' ai concetti di spazio pieno e spazio vuoto che pertanto assumono medesima importanza".

L'involucro è stato per questo progettato con un preciso spessore che permette da un lato di esprimere l'unità del modulo e, dall'altro, di trasformare tali superfici in contenitori di teche espositive e spazi accessori.

Allo stesso tempo si è scelto di agire riducendo l'azione progettuale alla sua essenza, attraverso un ragionato processo di sottrazione che offrirà ad ogni visitatore "l'emozione di percepire uno spazio in cui ogni elemento, dettaglio o giuntura sono condensati al minimo".


L'effetto prospettico generato dalla giustapposizione dei moduli di progetto

Lo spazio interstiziale come contenitore di luoghi, le soluzioni progettuali

Il modulo base singolo di 3.50 x 3.50 m genera tutte le diverse categorie (doppi, tripli e quadrupli), si tratta di una sorta di "cellula" che i progettisti hanno ideato come "spazio esperienziale dal valore totalizzante".

"Concettualmente - proseguono gli architetti - il progetto nasce con la precisa idea di dare il giusto valore allo spazio interstiziale, il limite cioè, inteso come contenitore di luoghi: tale condizione permette infatti l'ottimizzazione dello spazio. A partire quindi da un limite ben preciso è stato definito un tracciato regolatore (0.25x0.25m) come garanzia contro l'arbitrio".


Schemi di progetto

Si definiscono così due tipi di spazio, di medesima rilevanza, il pieno, ovvero l'involucro "scavato" per le zone di servizio e il vuoto, fulcro delle esperienze dei visitatori.

Infine, affermano i progettisti, "l'immagine e la percezione dello spazio vuole rievocare infatti quella di una tradizionale cantina. Per fare ciò, lo spessore murario accoglie diversi espositori di prodotti vitivinicoli: sul fronte principale si ha una cantinetta, mentre in adiacenza si hanno teche contenenti prodotti per il packaging di diversa dimensione".


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