Doveva essere bella Roma ai tempi della celebre Estate Romana. Era la fine degli anni '70, quando un giovanissimo Renato Nicolini, allora Assessore alla Cultura sotto le giunte di Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli, mise in moto una gigantesca macchina per l'animazione della capitale.

La città si trasformava in una grande scenografia all'aperto, fatta di aree attrezzate per cinema, teatro, e spettacoli di varia natura, con gli allestimenti affidati a Franco Purini e Laura Thermes.

La società stava cambiando, l'intento era, allora, quello di invitare i cittadini romani a usufruire degli spazi pubblici della città, aprendo il centro storico alle periferie e rispondendo alla necessità di convivialità e richieste di eventi culturali.

Anche oggi, in un certo senso, la pandemia (purtroppo ancora in corso), se non un profondo cambiamento, ha sicuramente generato una presa di coscienza: la necessità di luoghi di incontro.

FAR - Festival Architettura Roma, promosso e organizzato dall'Ordine degli Architetti di Roma e quest'anno alla sua quarta edizione, ha fatto riaccendere una scintilla, uscendo dai confini della Casa dell'Architettura e utilizzando la forma delle installazioni temporanee come strumento per puntare i riflettori su una precisa parte della città: il quartiere Ostiense. Non è il centro storico (come fu per l'Estate Romana) e non è la periferia, con il pubblico che si voleva far muovere allora.

Ostiense è un quartiere di passaggio con un'identità forte, vivo, dinamico di giorno e di notte, con gli uffici, le università, le attività commerciali e i locali per la movida.

L'effimero, allora, assume qui un altro significato, quello di attenzione e riappropriazione dello spazio pubblico; le installazioni, di riflesso, diventano segnali di attenzione e cura verso la città.

«A piccoli passi, con le nostre risorse limitate, abbiamo dato forma a spazi pubblici residuali. Probabilmente alcune delle istallazioni potranno diventare permanenti e stiamo lavorando in queste settimane con il Presidente Amedeo Ciaccheri, l'amministrazione e gli uffici tecnici sulle procedure da attuare» - spiega Alice Buzzone, direttrice di FAR - «Per questa prima edizione in "esterna" direi che è un grande riscontro tangibile. È ai cittadini infatti che dobbiamo restituire questi posti, è a loro che dobbiamo rivolgerci per far riscoprire loro un'architettura che può esprimersi in diverse forme e che può cambiare la vita in meglio».

E conclude: «Stiamo già lavorando alla nuova edizione, con un network che si è parecchio ingrandito anche con ulteriori sinergie internazionali. Immaginiamo che il festival possa essere, nel prossimo futuro, ancora più aperto alla partecipazione attiva e possa far bene alla città di Roma e ai suoi professionisti. Un evento così, se crescerà con maggiore sostegno - pubblico e privato - potrà diventare un rituale urbano capace di attrarre economie e flussi di interesse verso la Capitale».

Tra conferenze, workshop e dibattiti, i numeri a fine manifestazione hanno già dimostrato la riuscita di quest'esperimento. Di seguito si vuole, quindi, concentrare l'attenzione sull'estetica e l'efficacia delle installazioni che rimarranno visibili e visitabili, se non per un tempo indefinito, almeno fino alla fine di settembre.

L'Oasi dei Golosi | LEMONOT

via del Commercio 26 (l'installazione, alla fine di luglio troverà un'altra collocazione)

A catturare lo sguardo in via del Commercio, con il gazometro sullo sfondo - stagliati tra le auto e gli elementi industriali che costellano il quartiere Ostiense - sono sette coni dall'estetica bizzarra che avvolgono uno scheletro metallico: siamo di fronte all'Oasi dei Golosi, l'installazione progettata per FAR da Lemonot, studio fondato da Sabrina Morreale e Lorenzo Perri, impegnato nella combinazione tra pratiche spaziali e relazionali.

Alcuni più alti, altri più bassi, i sette coni - riflettendo la luce e l'intorno - s'intersecano: ne deriva uno spazio circolare e protetto, come un'oasi - appunto - che invoglia i passanti a fermarsi e sostare per una pausa dalla calura del sole rovente di Roma.

Una volta giunti al riparo, con il naso all'insù, ecco che i sette coni mostrano la loro seconda natura, ovvero quella di cannocchiali, per ossevare il cielo romano in cornici di linee spezzate.

lemonot.co.uk

foto: ©Lemonot

foto: ©Flavia Rossi

Skyframe | SET ARCHITECTS

Piazza del Gazometro

Tra gli edifici di archeologia industriale del XX secolo, ecco comparire Skyframe, l'installazione progettata dallo studio romano SET Architects (Onorato di Manno and Andrea Tanci), ispirata dai volumi puri e dalle forme geometriche elementari dei paesaggi industiali raffigurati nei dipinti del movimento artistico "Novecento".

Alta 5 metri, la struttura - a pianta quadrata di 160x160 cm - mette insieme due anime di diversa natura: un basamento in XLam a vista e una parte superiore cangiante e riflettente, caratterizzata dall'utilizzo di un rivestimento metallico in pannelli Rockpanel Elemental Platinum.

Ne deriva un perfetto dispositivo urbano interattivo, da attraversare, che varia le sue tonalità a seconda delle ore della giornata, e che racconta - sulle sue superfici - il paesaggio circostante e le sfumature del cielo, dimostrando come l'architettura possa offrire nuovi modi di vivere la città e il suo spazio pubblico.

L'accesso all'installazione avviene tramite quattro portali speculari che consentono una fruizione libera e dinamica. Una volta entrati, lo spazio appare intimo e compresso, e, alzando lo sguardo, la sensazione è quella di stare in un grande cannocchiale che inquadra una porzione di cielo di Roma, un fotogramma a volte completamente azzurro e nitido, altre arricchito da qualche nuvola sparsa.

set-architects.com

foto: ©Simone Bossi

O.O. Pavilion | ANNA MERCI ARCHITECTURE

via Benzoni 43

Il tour nel quartiere Ostiense prosegue. La tappa successiva, a pochi passi dalla fermata della metro Garbatella, è una struttura cilindrica alta e snella, che cattura l'attenzione per la sua forma archetipa e il suo colore intenso, opportunità per uno sguardo inedito sugli spazi della città contemporanea.

Siamo davanti all'OO Pavilion - Ostiense Osservatorio, il progetto di Anna Merci pensato per esplorare il paesaggio attraverso il principio del periscopio, ossia una serie di specchi - mobili - da orientare per inquadrare i punti di interesse, superando così le barriere fisiche.

Osservatorio e, al tempo stesso, oggetto da osservare da diverse prospettive, il padiglione appare come un segnale che riporta l'attenzione su un'area poco curata di Ostiense, utilizzando l'arancione (tonalità ricorrente negli intonaci del quartiere) per "accendersi" e variare intensità a seconda della luce nelle diverse ore della giornata.

Dal punto di vista strutturale, l'installazione ha un'altezza di 8,9 metri, pari a 1/10 di quella del gazometro più grande e un diametro di 2 metri, con l'ingresso a forma di arco, a quota stradale, per consentire l'accessibilità a tutti.

annamerci.com

foto: ©Anna Merci

Shelter for Coexistence | TAKK

via Benzoni, 15

L'installazione sviluppata da Takk - duo spagnolo fondato da Mireia Luzárraga e Alejandro Muiño con base a Barcellona e Madrid - è una riflessione tra natura e cultura.

Il progetto nasce da una presa di coscienza, cioè la consapevolezza dell'estinzione animale a causa del surriscaldamento globale.

I dati mostrano infatti che Italia sia il paese d'Europa con il maggior numero di specie animali, ma la scarsità di aree verdi ed effetto isola di calore sta portando sempre più alla diminuzione degli esemplari.

L'installazione vuole quindi far riflettere sulla struttura dello spazio pubblico, da ripensare non solo tenendo conto delle necessità umane, ma anche delle altre forme di vita che abitano la città, per favorire, oltre che la socializzazione tra persone, anche un rapporto con gli esseri animali.

il progetto è vincitore del Programma per l'Internazionalizzazione della Cultura Spagnola (PICE) - Acción Cultural Española (AC/E)

takksarchive.cargo.site

foto: ©Flavia Rossi

© RIPRODUZIONE RISERVATA