immagine di copertina, piano Ipogeo, Vivere in città, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Pronti, in Corso Venezia a Milano, il nuovo museo etrusco e i nuovi spazi espositivi ricavati nella sede, appositamente restaurata e ampliata, della Fondazione Luigi Rovati. Il progetto, molto complesso per la parte ipogea ispirata alle tombe di Cerveteri, è dello studio MC A Mario Cucinella Architects.

L'intervento ha riguardato il recupero architettonico del palazzo storico dell'800, situato in Corso Venezia 52, e l'ampliamento dei suoi spazi attraverso la realizzazione di un primo piano interrato, dove è esposta la collezione etrusca, e di un secondo piano ipogeo, al di sotto del piano delle fondazioni, dove ha sede il deposito delle opere e trova collocazione tutta l'impiantistica a servizio dell'edificio. Lo studio MCA è stato inoltre incaricato della progettazione degli interni, degli allestimenti e della direzione artistica generale.

Ingresso piano ipogeo, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Facciata esterna del Palazzo, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

«È grazie allo straordinario lavoro ed entusiasmo della presidente della Fondazione, Giovanna Forlanelli, che questo importante intervento, che contribuisce all'offerta culturale della città di Milano, si è potuto realizzare. Non solo museo ma produzione di nuove visioni culturali e un impegno sociale di straordinaria rilevanza per il nostro tempo grazie al contributo strategico del professore Mario Abis», dichiara Mario Cucinella, fondatore e direttore artistico dello studio MCA.

Facciata interna del Palazzo, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Giardino e padiglione, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Gli spazi ipogei: un intervento complesso per "sottrazione"

Per realizzare gli scavi per la costruzione dei due nuovi piani interrati sono state necessarie complesse attività propedeutiche preliminari, che hanno compreso un'operazione di rinforzo strutturale e opere di sottofondazione. «Dopo essere stato alleggerito con opere di strip-out e demolita una porzione di copertura per motivi strutturali - spiegano allo studio MC A -, l'edificio è stato temporaneamente adagiato sui pali di sottofondazione, consentendo la demolizione delle vecchie strutture di fondazione e la costruzione dei due piani interrati».

Piano ipogeo, canopo, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Piano ipogeo, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Allo spazio ipogeo si accede dall'ingresso principale: attraverso una scala intagliata nella pietra serena, materiale estratto dalle cave tosco-emiliane, si arriva allo spazio espositivo composto da tre sale circolari e una grande ellittica. Questo spazio in penombra è modellato da conci di pietra che, disegnati uno ad uno, generano uno spazio fluido. «La scelta di una unica pietra, quella serena, racconta di una materia estratta da profonde cave di Firenzuola, che dà un senso di uno spazio scavato sottratto proprio come nelle cave; opere di architettura di inconsapevole bellezza. Le rigature orizzontali delle pietre, dovute alla dimensione del concio di cinque centimetri di spessore e un metro di lunghezza e distanziate di cinque millimetri tra loro, creano un effetto di sospensione di questa imponente massa che contrasta con i puntini lucenti dovuti alla presenza di scagliette di Mica nella miscela della pietra», precisa una nota dello studio MC A.

Scale piano ipogeo, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Piano ipogeo, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

È proprio in questi spazi ipogei del primo livello interrato, ricavato al di sotto del giardino esistente, che viene esposta la collezione etrusca.

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo è un viaggio attraverso l'arte e l'architettura: dai guerrieri al rapporto con la natura, dalla bellezza all'incontro con gli dei. Gli impianti urbanistici etruschi, da Marzabotto a Vulci, raccontano la città, l'organizzazione degli spazi dell'abitare; diventa così parte dell'esperienza espositiva la dimensione urbana e quella degli oggetti, dalla casa alla bottega, dal banchetto al mare.

Dettaglio piano ipogeo, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Dettaglio piano ipogeo, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Lo studio MCA ha inoltre curato il design delle teche espositive e, in stretta collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, il progetto museografico con la collaborazione scientifica del professore Salvatore Settis. Per l'edificio «è in corso di certificazione, mediante protocollo Leed v4 New Costruction & Major Renovation e il livello di prestazione previsto è il Silver», si legge ancora nella nota dello studio.

Il giardino e l'esposizione di arte contemporanea

«Nei piani fuori terra sono parallelamente cominciati tutti i lavori interni di finitura e - al piano primo (piano nobile) - si è proceduto al restauro e al riposizionamento delle boiserie e degli arredi preesistenti, progettati e introdotti nel palazzo dall'architetto Filippo Perego nella prima metà del '900», fa sapere ancora lo studio bolognese (con sede anche a Milano).

Piano ipogeo, vivere in città, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Piano ipogeo, vivere in città, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Piano ipogeo, vivere in città, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Piano ipogeo, vivere in città, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Di questi cinque piani, il livello zero è destinato alla hall di ingresso e al giardino, al bookshop, alla biglietteria e al caffè bistrot. Il piano successivo (l'ammezzato) è destinato agli uffici della Fondazione Luigi Rovati. Segue poi il piano nobile destinato a spazi per l'esposizione museale e d'arte contemporanea con interventi site specific in alcune stanze, il piano secondo destinato a eventi ed esposizioni temporanee, e infine il terzo piano ospita il ristorante. Altro elemento fondamentale nel generale progetto di recupero e restyling del palazzo è il giardino esterno, progettato dallo studio Greencure Marilena Baggio.

Piano ipogeo, vivere in città, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Piano ipogeo, vivere in città, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Piano ipogeo, vivere in città, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Oggetto di vincolo da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, il giardino conserva le specie arboree preesistenti integrati ad elementi di vegetazione e prato già presenti nel contesto cittadino.

Alte prestazioni energetiche

«L'energia termica e frigorifera per la climatizzazione degli spazi è interamente ottenuta mediante sistemi a pompa di calore ad acqua di falda, attingendo quindi dalla generosa risorsa geotermica di cui dispone la Città di Milano, annullando le emissioni di gas serra locali e garantendo la massima fruibilità di tutti gli spazi esterni dell'edificio senza introduzione di emissioni acustiche rilevanti e senza occupazione dei pregiati spazi esterni fruibili per il pubblico», viene precisato nella nota diramata dallo studio MC A.

Sala Warhol, fotografia di © Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

«Le prestazioni dell'involucro dell'edificio sono state notevolmente migliorate anche grazie alla coibentazione delle murature storiche conservate, alla sostituzione di tutti i serramenti con componenti ad alte prestazioni termiche e visive, e infine all'introduzione di sistemi di schermatura automatizzati sia per il controllo dell'energia solare sia per il controllo del comfort luminoso. Gli impianti di illuminazione sono full LED e a controllo dell'intensità».

«La riduzione dei fabbisogni energetici è ottenuta anche mediante un impianto fotovoltaico nella copertura posizionato nella falda, lato interno per il rispetto del vincolo paesaggistico della veduta da Corso Venezia. Tutti gli spazi sono ventilati con aria di rinnovo, trattata e filtrata secondo i più severi standard della certificazione Leed, al fine di garantire un elevato livello di qualità dell'aria interna con abbattimento del particolato e degli inquinanti gassosi».

Sperimentazioni in scala reale

«Lo sviluppo del progetto - che ha visto quale project manager Giovanni Canciullo e che, al fine di testare ogni aspetto del sistema costruttivo, ha richiesto numerose sperimentazioni in scala reale - è stato possibile grazie alla costruzione, presso la sede bolognese dello Studio MCA, di un mock-up in scala reale di una porzione di cupola», precisano ancora allo studio MC A.

Diverse le collaborazioni che hanno che hanno permesso di sperimentare ogni aspetto del progetto, lo studio MC A cita l'azienda incaricata della produzione del materiale lapideo, Casone Group, e il prezioso apporto di professionalità provenienti dal mondo dell'ingegneria, Milan Ingegneria per le strutture e Manens ingegneria per gli impianti, del lighting design con lo studio Piero Castiglioni, dell'acustica con lo studio BioByte, delle luci con iGuzzini, mentre i temi di exhibit design sviluppati in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati e il gruppo Goppion. Un mapping e un video che raccontano la storia delle città etrusche e dei suoi miti sono stati realizzati da Zeranta, mentre la grafica generale è stata progettata da ZUP Design.

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