Lunedì 11 maggio 2026 sono stati annunciati i vincitori di Openair Suites, concorso di idee lanciato da TerraViva Competitions per lo sviluppo di un sistema di micro-alloggi adattabile a diversi contesti agricoli, attraverso unità prefabbricate, leggere e integrate nel paesaggio.
La sfida parte dal concept dell'omonima startup, nata con l'obiettivo di riconnettere l'ospitalità ai ritmi della terra e consentire ad aziende e strutture rurali di accogliere nuove forme di soggiorno open-air, ampliando la capacità ricettiva senza ricorrere a infrastrutture invasive.
Il sito scelto è La Fucina di Vulcano, complesso ricettivo già attivo nel territorio etneo, inserito in un paesaggio segnato da sentieri escursionistici, antiche colate laviche, campi coltivati e trame agricole. Un contesto dominato dalla presenza dell'Etna, Patrimonio Mondiale UNESCO, e attraversato da un turismo sempre più interessato a natura, attività all'aperto, esperienze enogastronomiche e identità rurale siciliana.
Ai partecipanti era richiesto di progettare una rete di piccoli cluster di micro-suite, a partire da due prototipi - una Standard Suite e una Deluxe Suite - e di definire un Architectural Brandbook: un insieme di linee guida spaziali, materiche e costruttive per rendere riconoscibile il format OAS e adattarlo a diverse realtà turistiche.
A emergere, secondo la giuria, sono stati i progetti capaci di assumere il paesaggio vulcanico come matrice dell'intervento, lavorando su logiche organiche di insediamento, materiali legati al contesto, filiere locali e riferimenti cromatici e materici alla tradizione siciliana.
La classifica premia al primo posto la coppia italo-egiziana Omar Badr e Rossana Bordone con Sciara Vista. Secondo classificato il team russo composto da Ruslan Shotaev, Vladislav Rylko e Alina Boldina, mentre il terzo premio va a Basalto, firmato da Livia Tilli, Qiongqiong Wu Wu e Cristina Chenxi Pan Liu, gruppo misto Italia-Spagna.
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"Trekking" Mount Etna, 2025 © Pexels
Openair Suites | i vincitori
1° classificato | Sciara Vista
Omar Badr, Rossana Bordone [Egitto - Italia]
La sciara - termine siciliano che deriva dall'arabo ša῾ra, "terreno sterile e incolto" - indica la lava ormai solidificata: una superficie brulla, scura e rugosa, nata da un'antica eruzione. È da questa immagine, aspra e profondamente radicata nel paesaggio etneo, che il duo italo-egiziano sviluppa un modello di ospitalità rurale a basso impatto.
Fondato su unità leggere e distribuite, capaci di inserirsi nel contesto senza introdurre grandi infrastrutture, il progetto nasce da una lettura del territorio che affianca alla presenza monumentale dell'Etna le tracce più minute del sito: sistemi insediativi, usi tradizionali del suolo, pratiche agricole e cultura materiale.
La geometria di base delle unità - semplice e rettangolare - viene deformata dall'incontro con l'astrazione della montagna, generando spazi esterni più articolati, capaci di aderire alla morfologia del sito.
Gli otto retreat privati sono disposti secondo una logica organica che richiama la dispersione delle rocce laviche. Ogni capsula è orientata per mantenere un rapporto visivo diretto con il vulcano e, allo stesso tempo, garantire privacy. Vuoti, corridoi prospettici e fasce vegetali incorniciano il paesaggio, schermano le unità e rendono l'Etna una presenza costante nell'esperienza del soggiorno.
Alle capsule rettangolari e alle corti ribassate si affiancano una piscina panoramica, un padiglione multifunzionale e una community plaza. Il sistema alterna così isolamento e condivisione, stanza privata e spazio collettivo, costruendo un piccolo insediamento in cui l'esperienza dell'ospitalità non si esaurisce nell'alloggio.
Secondo la giuria, "l'approccio progettuale è molto riuscito: interpreta il paesaggio vulcanico come matrice generativa dell'intervento e lo traduce in un impianto organico e ben articolato. Le unità, caratterizzate da un design originale ed elegante, dimostrano un'elevata qualità spaziale, con una forte continuità tra interno ed esterno e un'attenta gestione di luce, viste e privacy" - Giorgia Dallasio, Pambianconews.

©Omar Badr, Rossana Bordone
2° classificato | Openair Suites
Ruslan Shotaev, Vladislav Rylko, Alina Boldina [Russia]
Il progetto lavora sulla costruzione di una piccola comunità temporanea. Ogni insediamento è immaginato come un cluster di 6-10 case modulari, ciascuna dotata di uno spazio privato e raccolta attorno a un centro comune, pensato come cuore operativo e relazionale del sistema.
Le suite sono disposte lungo il perimetro del sito, lasciando libero uno spazio centrale protetto verso cui convergono percorsi, attività e momenti condivisi. La scelta compositiva mette la vita comune al centro, senza sacrificare l'intimità delle singole unità: corti private, filtri verdi e soglie vegetali regolano il passaggio tra ambiti collettivi e spazi più appartati.
L'ospitalità rurale viene così intesa come esperienza allargata, fatta di architettura, agricoltura, produzione locale e relazioni. Il community centre accoglie workshop creativi, co-working e mercati stagionali, mentre orti condivisi, serre mobili, aree per eventi e spazi aperti trasformano il soggiorno in un'occasione di contatto diretto con chi abita e coltiva il territorio.
La dimensione locale entra anche nella palette materica e produttiva. Pietra lavica, legno di castagno, materiali riciclati e bioplastiche derivate dagli scarti agrumicoli siciliani costruiscono un linguaggio che prova a tenere insieme identità, sostenibilità e riconoscibilità del brand. La proposta coinvolge inoltre artigiani e fornitori dell'area etnea, affidando alla filiera locale una parte sostanziale del carattere del progetto.
Le unità sono concepite come moduli adattabili, capaci di mantenere una geometria riconoscibile e, allo stesso tempo, rispondere a paesaggi diversi. Il nucleo abitativo compatto è affiancato da un'estensione esterna che ne definisce l'uso e l'immagine: deck in legno, zona wellness, cucina all'aperto, recinzioni in pietra e vegetazione per la privacy.
Per la giuria, il progetto propone "un concept capace di facilitare la creazione di una comunità di scambio tra abitanti locali e ospiti, in cui tale scambio arricchisce l'esperienza del soggiorno. Creativa - e forse un po' all'avanguardia per il contesto - la visione degli spazi comuni" - Eugenia Pronzati, Dropshot / The Blue Corner.

©Ruslan Shotaev, Vladislav Rylko, Alina Boldina
3° classificato | Basalto
Livia Tilli, Qiongqiong Wu Wu, Cristina Chenxi Pan Liu [Italia - Spagna]
Il nome Basalto anticipa il cuore materiale della proposta. Basalto nero, legno di castagno, terracotta, toni ocra, dettagli in bronzo e tessuti verde pistacchio definiscono una palette radicata nella tradizione cromatica e costruttiva di Bronte, in equilibrio tra la durezza minerale del suolo vulcanico e la dimensione domestica della suite.
Il masterplan organizza le otto Deluxe Suite come un arcipelago di unità indipendenti, collegate da percorsi permeabili in pietra lavica e adattate alla pendenza naturale del sito. Le cabine, leggere e sollevate da terra, seguono il profilo del terreno senza imporre livellamenti, lavorando su una sequenza di piattaforme che mantiene libere le viste verso il vulcano.
La disposizione degli spazi costruisce una gerarchia tra intimità e socialità. Le suite occupano la parte più raccolta del lotto, mentre le aree comuni si collocano in una zona separata, con un padiglione in legno, cucina all'aperto, fire pit e spazi per yoga, degustazioni ed eventi. La distanza tra le due parti diventa un filtro visivo e acustico, utile a proteggere l'esperienza privata senza isolare il sistema.
Il progetto lavora anche su reversibilità e controllo bioclimatico. Fondazioni leggere, percorsi drenanti, ventilazione naturale, ombreggiamento, materiali ad alta inerzia termica e vegetazione a basso consumo idrico definiscono un intervento pensato per ridurre l'impatto sul suolo e migliorare il comfort negli spazi interni ed esterni.
Per la giuria, "il progetto Basalto è fortemente integrato con il paesaggio siciliano, sia nella palette cromatica sia nella varietà degli elementi utilizzati; le aree comuni condivise sono particolarmente ben progettate e molto attrattive" - Gloria Pierluigi, Fuorirotta.

©Livia Tilli, Qiongqiong Wu Wu, Cristina Chenxi Pan Liu
Menzioni d'oro
#1 | Living Modules
Ugur Ozer Ozguven, Ergi Bozyigit, Sevgi Bodur, Ozden Yalnizgul, Turac Sarikamis [Turchia]
Living Modules lavora sull'idea di sequenza: interno, deck e giardino diventano tre livelli di uno stesso ambiente, costruendo una transizione graduale tra spazio domestico e paesaggio.
Il progetto parte da un modulo compatto, pensato per prefabbricazione e trasporto, sollevato da terra per ridurre l'impatto sul suolo e rendere l'intervento reversibile. Le dimensioni contenute diventano occasione per concentrare le funzioni essenziali - riposo, lavoro, deposito e servizi - all'interno di una struttura efficiente e riconoscibile.
All'esterno, la piattaforma prolunga il nucleo abitativo e accoglie area wellness, sedute, fire pit e fasce verdi. Lo spazio outdoor non funziona quindi come semplice pertinenza, ma come parte integrante dell'esperienza ricettiva: una stanza aperta, filtrata dal paesaggio.
A una palette materica e cromatica discreta e replicabile, composta da legno, pietra naturale, metallo scuro e vetro, si aggiunge il rosso, usato come segno riconoscibile del modulo e come traccia visiva di accoglienza.
Secondo la giuria, la proposta si distingue per "l'eccellente inserimento e integrazione nel contesto, con particolare attenzione all'ospitalità" - Sergio Redaelli, Crippaconcept.

©Ugur Ozer Ozguven, Ergi Bozyigit, Sevgi Bodur, Ozden Yalnizgul, Turac Sarikamis
#2 | Italian Safari
Leonardo Gattamorta [Italia]
Italian Safari riprende un immaginario immediato, richiamando il safari non solo come scenografia esotica, ma come esperienza di attraversamento, sosta e osservazione del paesaggio.
Il progetto trasforma questo riferimento narrativo in un sistema architettonico riconoscibile. Materiali, arredi e dispositivi di ombreggiamento costruiscono un'atmosfera volutamente informale, vicina all'idea di campo temporaneo, ma calibrata su comfort, identità e inserimento nel contesto.
A guidare la composizione è il tema dell'adattamento: unità abitative, spazi esterni privati, padiglione multifunzionale, piscina panoramica e fasce di filtro definiscono un insediamento capace di accordarsi al sito senza irrigidirlo. Il soggiorno non si concentra quindi solo nella suite, ma si estende a una serie di ambienti aperti, pensati per accompagnare tempi diversi dell'abitare all'aperto.
Per la giuria, il progetto offre una "grande interpretazione attraverso il concept di Italian Safari. I materiali si adattano all'ambiente. Ottima presentazione visiva. Questo lavoro, attraverso il concept architettonico, crea un'esperienza unica" - Eugenia Pronzati, Dropshot / The Blue Corner.

©Leonardo Gattamorta
#3 | TRAMARE
Anna Kintsurashvili [Russia]
TRAMARE costruisce la propria identità dall'unione tra trama e amare: una crasi che tiene insieme tessitura, appartenenza e relazione con il suolo dell'Etna. Il progetto lavora sulla costruzione di un'atmosfera riconoscibile, affidando a materiali, segni e piccoli rituali il racconto dell'esperienza.
La proposta interpreta l'ospitalità come una condizione immersiva e quasi domestica, più vicina all'idea di rifugio che a quella di struttura ricettiva tradizionale. Basalto vulcanico, legno, lino, cotone, intonaci a calce, terracotta e superfici materiche definiscono un linguaggio tattile, radicato nella geologia e nella tradizione costruttiva siciliana.
Anche i percorsi seguono questa logica. Non tracciati rigidi, ma segni discreti nel paesaggio: pietre in basalto incise, elementi in legno invecchiato e una segnaletica misurata accompagnano l'orientamento senza irrigidire l'esperienza. I nomi delle suite - Etna, Taormina, Ortigia, Cefalù - entrano nella stessa strategia identitaria, trasformando la distribuzione interna al sito in un racconto del territorio.
Strisce LED integrate nella pietra, luci basse lungo i percorsi e corpi illuminanti caldi accompagnano il movimento notturno senza generare inquinamento luminoso, lasciando visibile il cielo. Il fuoco diventa invece un elemento architettonico ricorrente, tradotto in bracieri triangolari, camini e stufe che richiamano la sagoma dell'Etna e il simbolo della Trinacria.
Secondo la giuria, il progetto presenta "strutture non convenzionali che si integrano efficacemente nel contesto vulcanico del paesaggio siciliano. Anche il posizionamento delle strutture e la strategia dei nomi sono particolarmente convincenti" - Francesco Salvaggio, myGlamping.it.

©Anna Kintsurashvili
#4 | Where Earth Becomes Shelter
Lucas Nahuel Rodriguez [Argentina]
Where Earth Becomes Shelter lavora sull'idea di rifugio come sistema replicabile e adattabile al paesaggio. La proposta si fonda su tre livelli - core, skin, site - in cui il nucleo definisce l'impianto spaziale e tecnico, l'involucro assorbe materiali e condizioni climatiche, mentre il sito completa l'architettura attraverso topografia, viste e percorsi.
Il progetto richiama la figura di Efesto, dio del fuoco e dell'artigianato, legato alla mitologia dell'Etna. Da qui nasce l'immagine della suite come volume forgiato: un corpo compatto, appoggiato al terreno, in cui precisione costruttiva e materia vulcanica costruiscono un linguaggio essenziale.
All'esterno, le unità si presentano come volumi puri, definiti da un involucro montato a secco con superfici in acciaio corten e finiture martellate. All'interno, lo spazio è organizzato come un sistema continuo: finestre, contenitori, scrivanie, sedute e arredi diventano parti integrate dell'architettura.
Il masterplan segue un andamento sinuoso lungo il pendio. Le otto Deluxe Suite sono disposte in modo sfalsato per adattarsi alla topografia, preservare la privacy e costruire una sequenza di soste lungo i percorsi. Le aree comuni funzionano come filtro tra il paesaggio aperto e la zona più raccolta delle suite.
Secondo la giuria, "l'interior design e il layout sono molto riusciti e ben studiati, mentre le forme esterne sono espresse come volumi puri ed essenziali delle suite" - Sergio Pitrone, Vertumn.

©Lucas Nahuel Rodriguez
#5 | Etna Landscape Hotel
Alessandro Pupillo [Stati Uniti]
Trasformare la suite in un rifugio compatto, attraversato da una sequenza graduale tra interno, deck e vegetazione. Così Etna Landscape Hotel propone un modello di ospitalità immerso nel verde.
Le grandi aperture posteriori incorniciano le viste verso l'esterno, mentre i deck anteriore e posteriore funzionano come soglie di transizione: spazi intermedi in cui sostare, sedersi ed entrare in contatto con l'ambiente prima ancora di accedere alla suite.
All'esterno, l'involucro è rivestito con pannelli in alluminio anodizzato che riflettono il paesaggio e cambiano percezione durante la giornata. Un sistema di lamelle avvolge lati e copertura, funzionando sia come dispositivo di ombreggiamento sia come supporto per piante rampicanti locali. Nel tempo, la struttura è pensata per trasformarsi in una superficie vegetale continua, capace di integrare progressivamente l'architettura nel paesaggio.
Per la giuria, "l'integrazione delle coperture con la vegetazione circostante è molto convincente; le case risultano eleganti e ben integrate, e l'area comune condivisa aggiunge un valore significativo al progetto complessivo" - Gloria Pierluigi, Fuorirotta.

©Alessandro Pupillo
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