Bandito nel marzo 2026 dalla Senatsverwaltung für Stadtentwicklung, Bauen und Wohnen di Berlino, il concorso di progettazione per l'ampliamento e la ristrutturazione del Brücke Museum chiedeva di intervenire su uno degli edifici più significativi dell'architettura museale berlinese del secondo dopoguerra, realizzato nel 1967 da Werner Düttmann ai margini del Grunewald - e tutelato dal 1995 - per conservare la più ampia collezione al mondo dedicata al gruppo espressionista Die Brücke. 

Il concorso prevedeva il raddoppio degli spazi espositivi, nuovi depositi e ambienti per ricerca, didattica, amministrazione e servizi, insieme all'adeguamento tecnico e conservativo dell'edificio storico, nel pieno rispetto dell'architettura originaria. La sfida, accolta da ben 241 studi - che ha visto salire in cima alla graduatoria lo studio berlinese Barkow Leibinger insieme al duo italiano di fabulism per l'aspetto del paesaggio - chiedeva quindi una forma contemporanea per ampliare il museo e, al tempo stesso, per rafforzare il sistema formato dall'edificio storico, dal vicino Kunsthaus Dahlem e dal paesaggio del Grunewald. 

A valere il primo premio - secondo la giuria riunitasi il 2 settembre e presieduta dall'architetta Jórunn Ragnarsdóttir - è stata l'idea di assumere l'edificio di Düttmann come matrice del nuovo intervento. La sua struttura spaziale, la misura degli ambienti e il rapporto diretto con il bosco diventano, infatti, il punto di partenza per l'ampliamento, collocato alle spalle del museo storico ed esteso verso il paesaggio per costruire nuove relazioni con il Kunsthaus Dahlem ed affidare agli spazi aperti un ruolo decisivo nella definizione del nuovo campus museale. 

Il secondo premio è andato a heneghan peng architects con Juca Landschaft und Architektur e adb Steffen Obermann; il terzo a bächlemeid architekten stadtplaner con Planorama. 

Il Brücke Museum di Berlino conserva la più vasta collezione al mondo dedicata a Die Brücke, il gruppo espressionista fondato a Dresda nel 1905. Il museo ha sede a Dahlem, ai margini del Grunewald, in un edificio progettato da Werner Düttmann e inaugurato nel 1967.
Bassa e immersa nella pineta, attualmente l'architettura articola una sequenza raccolta di sale illuminate dall'alto, dove pareti, aperture e assi visivi costruiscono un rapporto continuo con il bosco. 

bruecke-museum.de

Partire da ciò che c'è per trovare la regola

La proposta vincitrice assume così la configurazione del 1967 come base per interpretare e sviluppare un nuovo sistema spaziale, tradotto in una nuova struttura con nuova materialità e un approccio ambientale decisamente più contemporaneo, affiancata da un paesaggio che diventa l'elemento di continuità dell'intero complesso.  

Sono la scala, la sequenza degli ambienti, il rapporto tra pareti e aperture a definire il terreno comune tra le due architetture: l'ampliamento si colloca, infatti, alle spalle del museo, sul margine occidentale del lotto, immerso nella pineta.

La sua posizione stabilisce una nuova relazione tra il Brücke Museum e il Kunsthaus Dahlem: gli spazi esterni acquisiscono un ruolo centrale, con corti, percorsi e aree verdi connettono i tre edifici e costruiscono un campus unitario. 

Il motivo originario delle campate a "U", definite dalle pareti come principali elementi spaziali, viene ripreso, ampliato e disposto secondo una sequenza sfalsata. La successione delle U genera una pianta a meandro, aperta e priva di gerarchie rigide, capace di accogliere differenti configurazioni espositive. Questa geometria costruisce un movimento continuo attraverso il museo, con pareti e grandi aperture che si alternano e producono visuali diagonali tra le sale e verso la pineta.

Il rapporto con la natura, centrale per gli artisti della Brücke e già presente nell'architettura di Düttmann, acquista così una nuova intensità: il bosco accompagna il percorso e diventa una presenza costante all'interno degli spazi espositivi e l'organizzazione in sezione segue la stessa idea di continuità.

Tutti gli ambienti pubblici si trovano su un unico livello, completamente accessibile, le funzioni di servizio sono concentrate nel piano interrato, in parte illuminato naturalmente. Il foyer storico, invece, conserva la propria scala raccolta e il proprio asse visivo, continuando a costituire l'ingresso principale. Da qui il percorso conduce alle sale di Düttmann e, attraverso un nuovo passaggio, all'ampliamento.

La connessione tra i due edifici è un ampio spazio vetrato che ospita anche il café, mentre due terrazze sui lati opposti prolungano questo ambiente verso l'esterno, trasformando il passaggio in un punto di incontro tra le due architetture e tra gli spazi interni e il paesaggio.  

Le nuove sale formano una sequenza di ambienti raccolti, definiti da semplici pareti intonacate che ospitano opere di grandi dimensioni, mentre pareti mobili sospese alla struttura permettono di modificare gli allestimenti e di costruire configurazioni diverse.

Esposizione, educazione e ricerca condividono lo stesso sistema spaziale: la pianta favorisce sovrapposizioni tra attività, percorsi e modalità d'uso e permette al museo di adattarsi nel tempo alle esigenze curatoriali.

Anche la luce naturale costituisce uno degli elementi principali del progetto, controllata mediante una copertura a micro-shed che introduce nelle sale una luce uniforme e diffusa, rendendo percepibili le variazioni dell'illuminazione durante la giornata.

Le grandi aperture verso il bosco possono rimanere visibili oppure essere schermate in funzione delle esigenze conservative attraverso sistemi di oscuramento che consentono di regolare con precisione la quantità di luce naturale, fino alla completa chiusura delle aperture. 

Il paesaggio come parte del museo: arte, architettura e natura continuano a vivere insieme

Il progetto dello spazio aperto estende l'architettura nel paesaggio del Grunewald e la pineta esistente, con la sua densità e la luce filtrata dalle chiome, definisce l'atmosfera dell'intero complesso. 

Percorsi sinuosi seguono la topografia e integrano opere d'arte, sedute e piccoli elementi del programma e l'area d'ingresso assume la forma di un giardino in evoluzione, popolato da specie pioniere, giovani alberi e arbusti.

I processi naturali di crescita e trasformazione entrano direttamente nel progetto. Nella corte interna, un'installazione di tronchi di pino rende visibile il ciclo della materia. Il granito riprende la pavimentazione esistente e costruisce un ulteriore elemento di continuità. La trama minerale raggiunge il Kunsthaus Dahlem e collega le due istituzioni attraverso uno spazio condiviso dedicato all'arte e alla conoscenza. 

L'ampliamento sviluppa così le regole profonde dell'architettura di Düttmann: proporzione, struttura, luce, sequenza spaziale e relazione con il bosco. A quasi sessant'anni dalla costruzione del Brücke Museum, questi principi trovano una nuova espressione attraverso la terra battuta, la continuità degli spazi espositivi e una concezione integrata di struttura e clima. Il progetto estende al paesaggio e all'intero campus la relazione tra arte, architettura e natura che caratterizza il museo fin dalla sua origine.

Le innovazioni tecnologiche e le scelte rispettose dell'ambiente 

La strategia ambientale orienta direttamente le scelte costruttive: soluzioni low-tech, efficienza nell'uso delle risorse e riduzione dei costi di esercizio guidano la definizione di struttura, involucro e sistemi climatici. 

Il basamento e le parti interrate maggiormente sollecitate sono realizzati in calcestruzzo armato di Rüdersdorf con sostituti del clinker. Al piano terra, le pareti portanti interne ed esterne sono in terra battuta, con una miscela che utilizza anche componenti sabbiose glaciofluviali provenienti dagli scavi del sito, stabilendo un legame diretto tra la geologia del luogo e la costruzione dell'edificio.

La massa termica e la capacità igroscopica della terra contribuiscono alla stabilizzazione della temperatura e dell'umidità interna e riducono il fabbisogno dei sistemi attivi di climatizzazione e ventilazione. 

Alcuni interventi puntuali aggiornano anche l'organizzazione degli spazi. Il guardaroba diventa un ambiente espositivo dedicato alla storia dell'edificio, la rimozione dei servizi al piano terra rende la biglietteria immediatamente visibile dall'ingresso, gli uffici vengono trasferiti nella casa del custode. 

Lo studio fabulism, da Bologna a Berlino

Fondato nel 2019 da Giulia Pozzi e Mirko Andolina, fabulism è uno studio con sede a Berlino che lavora tra architettura, paesaggio e urbanistica. La ricerca dello studio esplora il paesaggio come spazio di relazione tra dimensione sociale ed ecologica, attraverso progetti che combinano discipline e scale differenti.
Un tema centrale è l'adattamento alle trasformazioni climatiche, affrontato attraverso strategie e dispositivi flessibili, un approccio definito "climactivity".

fabulismoffice.com

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