Affievolire, quasi dissolvendoli, i confini tra costruito e paesaggio. Riferirsi non solo al contesto fisico, ma anche far entrare nel progetto gli usi, le modalità di fruizione dello spazio, guardando anche alle componenti sociali e culturali del luogo. E poi i materiali che creano parallelismi con il carattere del luogo, sempre declinati per creare affinità e mai pedisseque imitazioni. E poi la ricerca, che si allarga allo studio degli architetti che già in precedenza hanno sapientemente interagito con il contesto in cui ci si trova ad operare, magari attingendo dall'architettura vernacolare.

Per lo studio gosplan di Genova, fondato da Nicola Lunardi, Veronica Rusca e Lorenzo Trompetto, non c'è una via unica per radicare i progetti al territorio, ma portare il paesaggio all'interno degli interventi è il fil rouge delle loro opere. Ogni volta, però, seguono un ragionamento diverso e ad innescarlo è sempre il luogo, ma «mai con la volontà di imprimere una propria cifra stilistica», precisa Nicola Lunardi.

Lo studio concepisce l'architettura come un mezzo di comunicazione di massa: una forma narrativa capace di costruire significati attraverso lo spazio. Non è il singolo messaggio - ambientale, funzionale, autoriale o simbolico - a definire  un progetto, ma la sua capacità di generare nuove relazioni tra forme, idee e persone.  Per gosplan, l'architettura è un medium consapevole, che agisce sul reale e ne modifica la percezione, promuovendo cambiamenti culturali e sociali. In quanto disciplina dalla duplice natura - fisica e intellettuale - è al tempo stesso arte della costruzione e forma  di pensiero condiviso, risultato di un processo collettivo.

A Crocefieschi, un paesino nell'entroterra di Genova a 740 metri di altitudine e caratterizzato da un paesaggio montano, lo studio ha recuperato due abitazioni allo stato di rudere che sono state fuse in un'unica casa. Un progetto appena riconosciuto dal premio In/Arch Liguria per la sua qualità. 

I rilievi "aspri" di Crocefieschi (Ge), fotografia © Anna Positano | Studio Campo

Casa a Crocefieschi, fotografia © Anna Positano | Studio Campo

Due i punti caratterizzanti: un muro di spina ricostruito in cemento armato, attraversato da un soppalco in legno e scandito in alto da feritoie e, poi, un camino scultoreo, anch'esso in cemento, che percorre in altezza la casa per poi allargarsi in direzione orizzontale al piano superiore a formare una mensola a cui cui si aggancia il soppalco. 

Come portare il paesaggio in una casa in cui - per vincolo - non era possibile modificare i muri perimetrali e le bucature, è il nodo centrale. «Il ragionamento sul paesaggio viene esemplificato da una foto di Anna Positano che ritrae le formazioni rocciose del luogo, dove domina una pietra che si chiama Puddinga. Questa caratterizza il luogo ed è di fatto un conglomerato naturale che assomiglia al calcestruzzo. Siamo di fronte a un paesaggio molto duro e aspro, quasi austero, dove prevalgono la pietra e i boschi. Questa percezione l'abbiamo voluta trasferire nel progetto», riferisce Nicola Lunardi.

Casa a Crocefieschi, fotografie © Anna Positano | Studio Campo

La riproposizione in chiave architettonica di questa percezione avviene attraverso due elementi: la scelta dei materiali e l'estetica. Dunque un'estetica "austera" che si serve di pochi ed essenziali materiali: il cemento a vista che ripropone, dal punto di vista materico - per analogia e senza imitare - la Puddinga locale; il legno e il ferro. «Sono tutti materiali usati in maniera sincera, trattati il meno possibile, quindi evitando passaggi successivi di sofisticazione, in modo da ottenere un aspetto autentico che rimanda ad un paesaggio quasi primordiale», sottolinea Lunardi.

E poi la volontà di riferirsi alla staticità e contemporanea mutevolezza del paesaggio, dove la pietra è l'elemento durevole, eterno, e poi c'è il paesaggio antropizzato fatto di case, di terrazzamenti, di piccoli appezzamenti agricoli, che, invece, tendono a modificarsi nel tempo. «Gli interni - prosegue l'architetto - raccontano un paesaggio potenzialmente in evoluzione, distinguendo tra elementi permanenti - quelli in cemento - ed altri - come quelli in legno -, deperibili, esattamente come avviene nel paesaggio esterno». Ma il progetto non guarda solo al paesaggio fisico.

«Per noi il radicamento al luogo è molto importante, non guardiamo solo alla realtà fisica, ma anche al contesto culturale, sociale, antropizzato», aggiunge Lunardi. Un esempio calzante è offerto dal progetto di riqualificazione di un tratto del porto di Camogli, dove convivono l'attracco dei pescatori, il passaggio dei turisti e la vita quotidiana degli abitanti. Qui le sedute hanno schienali ruotanti in legno di iroko dove sedersi guardando il mare o il borgo o usando il piano come banco - come fanno i pescatori - per rammendarne le reti. La stessa seduta accoglie il turista che ammira la chiesa e l'abitante che - come sua consuetudine - apre il giornale godendo del tramonto, senza assegnare a nessuno una postura predefinita. E poi c'è l'asta segnavento con il suo disco rotante: un piccolo sole di giorno e una luna di notte.

Riqualificazione di un tratto del porticciolo di Camogli (Ge), fotografie © Anna Positano | Studio Campo

E - ancora una volta - il radicamento al luogo si palesa nella scelta dei materiali che sono tipici del luogo ma tradotti nel progetto contemporaneo. La scelta ricade «sui basoli di arenaria Colombino, sul rissëu - il tradizionale mosaico ligure di ciottoli che riveste sagrati e piazzette - e sul legno iroko usato per le panchine e per la quinta realizzata all'estremità della banchina» a richiamare i pali di legno scuro che i pescatori usano per rammendare le reti, spiega Lorenzo Trompetto. «L'idea - prosegue - è stata quella di affidare a un ruolo diverso, originale, a materiali familiari per gli abitanti del luogo». 

Riqualificazione di un tratto del porticciolo di Camogli (Ge), fotografie © Anna Positano | Studio Campo

Nella Villa a Recco (Ge), sempre realizzata a partire da un edifico esistente, le scelte progettuali sono orientate verso un equilibrio organico tra costruito e natura, evitando gesti iconici e privilegiando la continuità, la misura, il dialogo con il luogo. Il progetto è realizzato con Giordano Hadamik Architects (architettura), caarpa (paesaggio) e studio.skey (Ff&e, styling e artwork).

L'architettura si lascia conformare dal terreno, dai percorsi, dalla luce e dalla forte presenza del mare. Si affaccia sulla Baia dei Frati che prende il nome dal monastero Francescano del 1400, in parte distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale. L'area è parte di un promontorio verde che fino all'Ottocento era costituito da un grande parco privato annesso ad un'unica villa, poi frazionato a partire dai primi anni del Novecento. Il progetto ha voluto costruire un nuovo equilibrio in cui il paesaggio entrasse il più possibile all'interno, facendo sì che gli spazi comuni della casa si estendessero fino a raggiungere la costa.

«Abbiamo lavorato sulla continuità dei materiali, ricercando un rapporto interno-esterno che fosse senza soluzione di continuità. Volevamo che l'esterno entrasse dentro e l'interno uscisse dall'involuto dell'edificio, con l'idea di far sì che gli spazi interni diventassero una parte del parco e non semplicemente un suo corollario», riferisce Lorenzo Trompetto. Dunque, l'obiettivo è sfumare gli spazi antropizzati nel paesaggio amplificando il senso di immersione nella natura. Ad esempio, il salone si configura come una grande loggia, come una porzione di giardino coperto sottratta alla massa della villa. Da questo spazio, il confine tra casa e giardino diventa sfumato, immateriale; solo una grande pergola in legno attenua la luce interna e crea un legame architettonico tra i volumi della villa. 

Villa a Recco (Ge), fotografie © Anna Positano | Studio Campo

Nella Casa della sughera, in Sardegna, con vista spettacolare sull'isola di Tavolara, gli architetti si sono  «trovati di fronte a un edificio esistente, con discreti vincoli e che, nonostante il panorama eccezionale, sorprendentemente era assolutamente un edificio introverso, per niente aperto verso il giardino e Tavolara», riferisce Lorenzo Trompetto. 

Demolendo e ricostruendo la parte centrale della villa, viene riscritto il rapporto con il paesaggio, l'esposizione risulta migliorata e viene costruito un sistema di percorsi che collega il livello della collina con quello del mare. Il fulcro del progetto è il vuoto centrale, un grande spazio passante che connette le due ali originarie e diventa il nuovo baricentro della casa. Questo svuotamento amplia la zona giorno, apre visuali verso sud e dunque verso la collina posteriore, migliora la ventilazione naturale e moltiplica i traguardi visivi verso il mare e Tavolara. In questo modo viene restituita anche la vista una bellissima sughera che era la parte più importante del giardino, il cui progetto è dello studio caarpa.

Casa della sughera, fotografie © Anna Positano | Studio Campo

Per radicare la villa al luogo, gosplan guarda anche all'opera di architetti come Luigi Vietti, Alberto Ponis, Michele e Giancarlo Busiri-Vici, Jacques e Savin Couëlle, autori di molte architetture significative lungo questa costa. «La nostra ricerca si è focalizzata su diverse esperienze, tra cui quella di Ponis. Abbiamo consultato un manualetto che illustra alcuni dispositivi che caratterizzano la sua architettura o, a suo modo di vedere, l'architettura sarda, come lui l'aveva interpretata desumendola dal vernacolare», spiega Nicola Lunardi. 

«Tra questi dispositivi - prosegue - vi sono le stanze a cielo aperto, per esempio, di cui abbiamo fatto grande uso, configurandone una nello spazio che si genera attorno alla sughera e una in copertura. Lo stesso Ponis fa riferimento alla finestra trapassante che noi abbiamo voluto creare mettendo in comunicazione il retro della villa che guarda verso il giardino e la parte anteriore che affaccia sul mare».

Casa della Sughera in Sardegna

Fotografie di © Anna Positano · Studio Campo

Case a Crocefieschi (Ge)

Fotografie © Anna Positano · Studio Campo

Camogli (Ge), riqualificazione di un tratto del porticciolo

Fotografie di © Anna Positano · Studio Campo

Villa a Recco (Ge)

Fotografie di © Anna Positano · Studio Campo

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