La luce nel sacro a Roma

In tutte le religioni, la luce assume significati importanti, che vanno oltre il semplice dato funzionale del vedere; l’illuminazione dei luoghi di culto richiede per questo grande attenzione all’uso della luce artificiale, come elemento simbolico e come supporto alle attività rituali. In chiese, basiliche, templi, moschee, arte e fede si armonizzano tra loro: l’arte diventa lo strumento con il quale “l’inaccessibile” si comunica all’uomo e dialoga con lui.

Le due funzioni della luce nei luoghi di culto

La luce è chiamata, dunque, a svolgere due funzioni differenti, ma di pari importanza: deve favorire i momenti liturgici e, al contempo, sottolineare gli aspetti significativi dell’edificio, supportarne il valore storico, artistico e sociale.

In questa prospettiva, la concezione di un impianto di illuminazione deve essere orientata a offrire la massima flessibilità, supportando con effetti luminosi mirati e opportune accensioni, nel rispetto della sacralità del luogo, il raccoglimento dei fedeli, le differenti azioni liturgiche, eventuali rappresentazioni sacre, i concerti temporanei, la valorizzazione percettiva delle opere d’arte le cui valenze estetiche devono essere esaltate con la luce nel rispetto delle specifiche esigenze conservative.

Queste considerazioni, evidenziano come la luce nei luoghi di culto sia un tema alquanto complesso che richiede grande attenzione, conoscenza e sensibilità. Un ambito di applicazione in cui nulla è lasciato al caso e in cui un ruolo chiave gioca, in questo caso più che mai, la figura del lighting designer, che deve preoccuparsi del profondo risvolto simbolico assunto dalla luce e deve essere consapevole delle valenze linguistiche che il fenomeno luminoso è in grado di esprimere per poi procedere al controllo dei parametri fisico-tecnici e dei relativi valori che caratterizzano la progettazione.

Un’illuminazione studiata e intelligente

«L’esperienza degli ultimi trent’anni ha maturato in me la convinzione che un utilizzo dinamico della luce sia fondamentale: l’azione liturgica, l’adorazione eucaristica, la preghiera personale e silenziosa o una eventuale lectio divina, rappresentano modalità diverse di fruizione dello spazio liturgico, ciascuna dotata di un carattere suo proprio e bisognosa di essere assecondata attraverso un uso intelligente della luce» [cit. AA.VV Luce nelle Chiese Intervista a card. Angelo Scola, pag.29]

Calpestio-smonica

Per questo motivo, è opportuno prevedere diverse tipologie di corpi illuminanti, ognuno rigorosamente selezionato in considerazione del ruolo all’interno della vasta regia di accensioni accuratamente individuate. Gli apparecchi per l’illuminazione devono essere dotati di ottiche, riflettori e lenti, che producono un’ampia gamma di effetti luminosi: da fasci di luce molto concentrati destinati a piccoli oggetti o all’illuminazione di dettagli, a fasci di luce wall washer per l’illuminazione omogenea delle volte; da lenti diffondenti per rendere più morbide le zone di penombra, a rifrattori per la distribuzione ellittica del flusso luminoso.

È evidente che l’illuminazione delle chiese richiede un progetto articolato che deve essere redatto da professionisti specializzati e competenti. E così è stato per il nuovo progetto di illuminazione per la Cappella di S.Monica presso la Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio a Roma, terminato dopo un articolato percorso progettuale, condotto con grande perizia e dedizione dallo studio di lighting design milanese Savetheclock.

Obiettivi: comfort, performance ed efficienza

La chiesa di Sant’Agostino è originaria del XV secolo, anche se l’impianto, così come appare oggi, è una sovrapposizione di interventi susseguitisi nei secoli. La facciata è stata progettata da Leon Battista Alberti, il travertino di cui è rivestita proviene dal Colosseo, le volute laterali sono state aggiunte successivamente dal Vanvitelli. L’impianto architettonico è a croce latina, a tre navate; la navata è scandita seguendo un impianto che ricorda quello proposto da Brunelleschi a Firenze per la chiesa di S. Spirito; nelle zone laterali si susseguono cappelle semicircolari fino alla zona absidale dove, a lato dell’altare, hanno sede 2 cappelle maggiori, a sinistra la Cappella di S.Monica, madre di S.Agostino.

Come in ogni progetto, fondamentale è il dialogo con il “padrone di casa”, in questo caso i Monaci Agostiniani, da cui si comprende il valore storico, artistico e religioso della Basilica e della Cappella, oltre alle problematiche di fruibilità dello spazio legate prevalentemente a una cattiva e inadeguata illuminazione precedente. Nonostante l’ultimo intervento fosse del 2001, le tecnologie presenti (fluorescenti per la volta e per l’urna, dicroiche a incrocio per gli affreschi, candele per la pala) erano antiquate e comportavano alti consumi, eccessiva manutenzione e bassissimi flussi luminosi su opere d’arte, altare e pavimento.

Come si diceva, un ruolo chiave è giocato dal progettista d’illuminazione, che assume in questo caso, come in altri analoghi, una funzione trasversale: volto certamente alla perfetta “resa” funzionale ed estetica del luogo, ma anche consapevole delle esigenze della committenza e del fruitore dello spazio; posizionato nel baricentro di un triangolo ai cui vertici sono situati la performance, il comfort e l’efficienza.

triangolo

A ogni funzione la sua luce

L’iter è stato quello tipico di ogni progetto ben eseguito: per prima cosa l’individuazione delle funzioni che la luce era chiamata a svolgere, poi, dopo una accurata ricerca storica sulla Basilica, la scelta degli elementi da valorizzare e di conseguenza le caratteristiche tecniche ed estetiche che gli apparecchi d’illuminazione dovevano avere e il loro posizionamento ideale. Infine lo studio di diverse accensioni che permettessero di gestire l’illuminazione in maniera flessibile, a seconda dei momenti fruitivi della Cappella e delle specifiche esigenze da soddisfare.

Più nel dettaglio delle scelte progettuali, sono stati individuati 3 accensioni differenziate, ognuna per momenti ed esigenze specifiche. Per ognuna sono stati selezionati apparecchi d’illuminazione più idonei ad assolvere alla funzione assegnat;, in particolare, nelle zone più critiche, si è scelto di utilizzare la tecnologia LED a elevata resa cromatica (CRI>90), non solo perché caratterizzata da un’ottima efficienza luminosa, ma per sfruttarne al meglio altre caratteristiche, tra cui l’elevata vita media e la possibilità di ridurre al minimo gli ingombri dei corpi illuminanti.

Volta-smonica

Le tre configurazioni identificate sono così suddivise:

  • Illuminazione architettonica, artistica e simbolica, permanente: un’unica accensione comanda tutti gli apparecchi che illuminano in maniera armonica e discreta la Cappella, rendendo sempre leggibili opere d’arte e simboli in essa presenti. Illuminazione che coinvolge l’arco di ingresso della cappella, gli affreschi della volta, la pala della Madonna della cintura, il sepolcro di S. Monica, il sepolcro del Cardinale P. Grifi e l’Urna di S. Monica. In questo sono stati selezionati corpi illuminanti a LED a proiezione e lineari, per una potenza totale installata di circa 338W e caratterizzati ognuno da valenze ottiche e tecniche più idonee.
  • Illuminazione artistica e funzionale, a richiesta, attivata tramite apposito comando presente all’ingresso della Cappella, dai visitatori o dai padri, per illuminare, per un lasso di tempo prestabilito, le opere d’arte che descrivono la vita di S. Monica. In questo modo, lo spazio risulta omogeneo rispetto al resto della Basilica: gli affreschi vengono enfatizzati solo al momento opportuno, agevolandone la lettura umanistica e simbolica. Anche in questo caso stati utilizzati apparecchi a LED a proiezione opportunamente selezionati. L’assorbimento elettrico complessivo di questa configurazione è di 100W.
  • Illuminazione funzionale e liturgica, temporanea, azionata appositamente per illuminare la Cappella durante le funzioni. La luce, diretta e solenne, favorisce lo svolgimento delle liturgie, il raccoglimento dei fedeli, la lettura delle sacre scritture. Realizzata con corpi illuminanti a ioduri metallici a proiezione, opportunamente schermati per evitare problemi di abbagliamento. L’illuminazione coinvolge in questo caso l’altare, l’ambone e gli inginocchiatoi. La potenza elettrica impegnata è di 210W.

Dunque, concludendo, una realizzazione a regola d’arte, che mostra ancora una volta la complessità dell’iter di progetto, in cui massima è stata la collaborazione tra committenza, professionista incaricato e azienda d’illuminazione. A dimostrazione che le cose fatte bene si possono fare anche in Italia, basta un po’ di buona volontà.

Giacomo Rossi
Rossi Lighting Design Studio

pubblicato in data: 29/04/2015

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