Una casa museo trasformata dai LED

In pieno centro di Milano, a pochi passi dal Duomo, è nascosto all’interno di una corte il Poldi Pezzoli, una Casa Museo tra le più note al mondo che, ancora oggi, nonostante il completo restauro degli anni 50, necessario dopo i bombardamenti su Milano, mantiene inalterata la veste di “Casa del Collezionista”. Un museo diverso da quello a cui siamo normalmente abituati, in cui il visitatore è l’ospite, libero di girare per i locali della casa ad ammirare i capolavori esposti, da vicino, senza alcun limite di sicurezza, fin quasi a toccarli.

“Il visitatore – afferma Annalisa Zanni, direttrice del Museo – si sente in qualche modo preso per mano dal padrone di casa, che lo accompagna e gli fa scoprire i suoi capolavori: dai dipinti di Piero della Francesca alle opere di Bellini e di Mantegna, oltre a montagne di gioielli, tappeti, mobili, arredi di vario genere”. 

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Un’illuminazione domestico-museale

Il concorso che ha selezionato come miglior progetto quello ideato dallo studio Ferrara Palladino e associati, studio di lighting design fondato a Milano una ventina di anni fa da Cinzia Ferrara e Pietro Palladino, società a cui, nel 2010, si è aggiunto Cesare Coppedè.

Il sistema d’illuminazione ideato, come ricorda Cinzia Ferrara, “voleva evocare un oggetto familiare all’ambiente domestico e dall’altra parte, viceversa, aveva in sé delle tecnologie più adeguate a quello che è il rispondere alle esigenze tipicamente museali. La fase successiva del progetto è stata quella della realizzazione dei prototipi: il prototipo doveva per sua natura reggere per un periodo comunque molto limitato, viceversa, il museo ci ha chiesto di mantenerlo più lungo, fino a poco tempo fa. Questo ha fatto sì che molti visitatori potessero effettivamente valutare la differenza fra le due illuminazioni, che è una cosa abbastanza inusuale, ma che è servita a molti a capire quanto è importante l’illuminazione nella percezione dell’opera d’arte e quanto queste influenzi ognuno di noi nel proprio modo di leggere un dipinto o un’opera d’arte in generale.”

Dunque un progetto articolato in diverse fasi, in cui il sistema, inizialmente realizzato per funzionare con sorgenti tradizionali a incandescenza, è stato installato nel Salone Dorato e valutato. Successivamente, ridisegnato e reingegnerizzato completamente in ogni dettaglio, per funzionare con la tecnologia LED. Nel 2009, anno di avvio del progetto, la tecnologia allo stato solido non aveva raggiunto ancora la giusta maturità per pensare a un’applicazione illuminotecnica sensibile come quella museale. Visti i nuovi standard qualitativi che la tecnologia mette a disposizione, è stato realizzato un sistema non convenzionale sfruttando appieno le qualità dei “diodi ad emissione di luce” Che non sono da relegare al solo risparmio energetico, ma anche alla miniaturizzazione, alla possibilità controllo, alla durabilità e alle caratteristiche di emissione spettrale, in cui praticamente assente è la componente ultravioletta e infrarossa e, nel caso dei LED per applicazioni museali, molto ridotta la componente spettrale blu attorno ai 450nm, quindi ideale per l’illuminazione di manufatti particolarmente delicati.

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Materiali, tecniche e prodotti selezionati

Il sistema ideato da Ferrara Palladino e Associati si sposta completamente dall’idea canonica di illuminazione museale, spesso limitata alla disposizione perimetrale di proiettori a binario. In questo caso, il sistema si sposta dal perimetro al centro delle stanze, a ricordare, secondo un’accezione tutta domestica, dei lampadari.

Grandi sospensioni che, se da una parte vogliono evocare la familiarità dell’oggetto domestico, d’altra hanno in sé una tecnologia molto spinta e avanzata. Non solo limitata alla tecnologia LED che utilizzano ma anche per il materiale con cui sono stati costruiti i bracci. Questi sono stati realizzati in carbonio in modo da alleggerire enormemente la struttura e per riuscire a coprire delle distanze notevoli dalla sospensione fino al quadro, con estrema facilità.

Più nello specifico delle sospensioni, si tratta di sistemi disegnati dallo studio milanese appositamente per il Poldi Pezzoli e realizzati tecnicamente da ILTI Luce, azienda torinese dal 2009 parte del gruppo Philips.

modello-realizzazione teste lampade

 

In merito al design del prodotto, Cesare Coppedè, socio dello studio di progettazione, afferma: “La struttura portante e i bracci, che si possono estendere fino a 2m, sono realizzati in fibra di carbonio in modo da rendere il sistema il più leggero possibile e quindi installarlo senza problemi alla delicata struttura dei soffitti del museo. Le teste dei proiettori sono invece in alluminio, all’interno dei quali è inserito un circuito elettronico su cui sono disposti 12 LED suddivisi in 3 gruppi, ciascuno pilotabile singolarmente. La parte posteriore del proiettore è dotato di alettatura a vista integrata nel design del corpo, necessaria alla corretta dissipazione del calore prodotto dai diodi durante il funzionamento. Tutta la sospensione è stata verniciata in color RAL 9016 per meglio integrarla con lo spazio in cui è stata inserita.”

Scelte progettuali specifiche

Più nel dettaglio delle scelte progettuali, importante è considerare innanzitutto la particolare applicazione: trattandosi di una casa museo sono stati adottati fattori d’accento molto ridotti, con valori illuminamento sulle opere di circa 100 lux medi.

Per ciò che riguarda l’aspetto cromatico, il passaggio dalle sorgenti ad alogeni ai LED ha reso necessario la progettazione di un sistema in grado di miscelare la luce emessa dai diodi prodotti da Philips Lumileds, selezionati per ciascun gruppo con caratteristiche cromatiche specifiche. In questo modo è stato possibile ottenere una risultante spettrale caratterizzata non solo da un’elevata resa cromatica, ma anche da una posizione sul diagramma del colore prossimo alla curva del corpo nero. Il controllo sulla qualità della luce emessa da ogni corpo illuminante è stata eseguita punto per punto, su ogni opera illuminata: un’operazione di controllo fine realizzata attraverso l’interfaccia a 4 canali posizionata all’estremità opposta dell’asta di sostegno del proiettore.

Durante le operazioni di puntamento e regolazione della luce è stato utilizzato uno spettrofotometro che ha reso possibile la corretta regolazione del sistema in modo da ottenere una lettura cromatica sulle opere più fedele possibile. I parametri considerati durante la misurazione sono: temperatura iso-prossimale di colore, che viene ricercata nell’intorno dei 2950K, scostamento Δuv all’interno del grafico del colore massimo nell’ordine di ± 0,0005 e indice di resa cromatica Ra e R9 superiori a 90.

L'installazione

A tal proposito, racconta Pietro Palladino: “Ci troviamo di fronte a una casa museo, quindi occorreva dare un’impressione di illuminazione abbastanza uniforme del contenitore, senza estrarre eccessivamente le opere dal contesto. In secondo luogo abbiamo dovuto fare i conti con quello che il colore delle pareti del fondo, non è un colore acromatico, non è un bianco o un grigio, ma un colore con una fortissima dominante rossastra. Questo ci ha dirottati verso una soluzione di illuminazione a contenuto cromatico variabile, quindi si trattava in sostanza di dare un colore apparente e una resa cromatica molto simile a quello di una sorgente a filamento. Poiché c’è un contributo di luce indiretta che viene dalle pareti era imprescindibile poter disporre di un sistema in grado di fare degli aggiustamenti, questo proprio per non avere degli spostamenti cromatici da quadro in quadro. Ci troviamo in presenza di arte antica, ci sono molti ori, colori molto saturi, questo sistema ci ha consentito di valorizzare al meglio le singole opere.”

L’adozione delle sorgenti LED consente di avere consumi di energia pari a circa un terzo rispetto a quelli tipici delle sorgenti ad alogeni. In aggiunta, le operazioni di manutenzione sono praticamente azzerate in quanto, considerando tutte le condizioni di contorno, la vita attesa del LED impiegato è di circa venti anni. La potenza assorbita da ciascun apparecchio è nell’ordine dei 15 Watt.

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Ancora una volta, un progetto dove fondamentale è stato l’apporto del progettista della luce che, coadiuvato ottimamente dall’azienda, ha reso possibile la realizzazione di un impianto senza precedenti, per uno spazio museale d’eccezione; non limitando la scelta delle soluzioni adottate alla sola selezione di prodotti da un catalogo ma pensando a un sistema ad hoc, realizzato per il luogo d’intervento, un processo che è intrinseco nel significato stesso del fare progettazione, ma che sempre meno viene applicato.

Giacomo Rossi
Rossi Lighting Design Studio

Credit progetto

Progetto: Ferrara Palladino e Associati
Partner: strutture in fibra di carbonio by Vega; apparecchi di illuminazione by Ilti Luce; sistema cromatico by Ferrara Palladino e associati insieme a Ilti Luce;LED Philips Lumileds; intallazione a cura di Giulio Pastore (Gi-Pas).
Foto e schizzi: Philips e Ferrara Palladino e associati

 

 

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